l’Arte di Perdere Giocatori con Stile
Il futsal italiano sta attraversando un momento particolare, diciamo così. Non proprio un’apocalisse, ma nemmeno una passeggiata di salute. L’ultimo episodio degno di nota riguarda Ton, pivot brasiliano che nell’agosto 2025 aveva accettato di giocare per la L84 Torino in Serie A. Il condizionale “aveva accettato” è d’obbligo, perché dopo qualche settimana il buon Ton ha fatto le valigie e ha scelto di tornare in Brasile per unirsi alla Kings League. Proprio così: ha preferito il format inventato da Gerard Piqué e uno streamer al campionato italiano di calcio a 5. Se questa non è una riflessione interessante sullo stato del movimento, non sappiamo cosa possa esserlo.
L’Avventura Breve (Brevissima) di Ton
Ton arrivava dalla Kings League G3X con credenziali rispettabili: gol, fisicità, tecnica. Il classico profilo che sulla carta avrebbe dovuto fare la differenza in Serie A. La L84 di Torino ci aveva investito, i tifosi erano curiosi, tutto sembrava promettente. Poi, dopo un periodo di tempo che si misura più in settimane che in mesi, il brasiliano ha deciso che il richiamo della Kings League Brasil era troppo forte per resistere.
La L84 si è ritrovata con un posto vuoto in rosa e molte domande senza risposta. Il club torinese ora cerca alternative, il nome di Brandi circola con insistenza tra i bene informati, ma la domanda vera resta: perché un giocatore dovrebbe preferire un format alternativo a un campionato tradizionale?

lo Sport Incontra l’Algoritmo
Riepilogone. La Kings League è nata nel 2022 da un’intuizione di Gerard Piqué e dello streamer Ibai Llanos. Non è futsal nel senso classico: è calcio a 7 con regole studiate per massimizzare lo spettacolo e la condivisibilità sui social. Golden gol, carte jolly, presidenti influencer: tutto ciò che fa storcere il naso ai puristi ma che piace moltissimo al pubblico under 30.
I numeri parlano chiaro: la finale spagnola del 2023 ha riempito il Camp Nou con 92.000 persone. Per una competizione di calcio a 7. Nel frattempo, la Serie A di futsal italiana fatica a riempire palazzetti che sono decisamente più piccoli. E questo dice qualcosa su cosa funziona e cosa no nel 2025.
Gli stipendi? Nella versione spagnola originale i giocatori prendevano circa 70 euro a partita – niente di esaltante. Ma il pacchetto complessivo è diverso: visibilità sui social, milioni di visualizzazioni, possibilità di costruirsi un personal brand, sponsor personali. Cose che il futsal tradizionale non offre, o almeno non nelle stesse proporzioni.
La Serie A di Futsal: Un Campionato con Qualche Anno Sulle Spalle
La Serie A di futsal 2025/26 schiera 15 squadre con un’età media di 29,2 anni. Non è esattamente un torneo di under 21. I “senatori” come Borruto, Canal, Taborda, Cuzzolino e Salas continuano a essere protagonisti. Professionisti eccellenti, sia chiaro, ma il fatto che dominino ancora la scena racconta di un movimento dove il ricambio generazionale procede con una certa calma.
I giovani emergenti – Isgrò, Podda, Kenji, Etzi – ci sono, ma restano più eccezioni che regola. E quando i quintetti titolari salgono in campo, l’età media schizza oltre i 33 anni. È matematica, non opinione: le squadre si affidano all’esperienza, e l’esperienza significa inevitabilmente anni.
Il problema non è solo tecnico, ma di appeal complessivo. Il futsal italiano fatica a trovare visibilità mediatica, gli spalti non sono esattamente pieni e la narrazione che circonda il campionato non riesce a catturare l’attenzione delle nuove generazioni.
Questione di Priorità
In Spagna, la prima divisione di futsal può permettersi di pagare dai 3.000 agli 80.000 euro al mese per i top player. In Italia le cifre sono più contenute. La Kings League, dal canto suo, non necessariamente compete sugli stipendi puri, ma offre un ecosistema diverso.
Per un giocatore come Ton, la Kings League Brasil significa entrare in un circuito con una visibilità mediatica significativa, partnership commerciali potenziali e la possibilità di diventare qualcosa di più di “quel giocatore bravo che gioca a futsal”. In Italia, anche con uno stipendio decoroso, le prospettive di visibilità e costruzione del personal brand sono più limitate.
Non è solo una questione di soldi: è una questione di dove vedi il tuo futuro professionale. E se un numero crescente di giocatori inizia a guardare altrove, forse vale la pena chiedersi perché.

La Nazionale Italiana: un Quadro Complicato
Non tutto è grigio nel futsal italiano. La Nazionale maschile, guidata da Salvo Samperi, si è qualificata per l’Europeo 2026 battendo il Kazakistan ai rigori in uno spareggio drammatico. Un risultato importante che mantiene vivo il record italiano di presenza a tutte le fasi finali degli Europei. E la Nazionale femminile parteciperà al primo Mondiale della storia. Segnali positivi che il presidente della Divisione Calcio a 5, Stefano Castiglia, ha celebrato come simbolo di un movimento che cresce.
Ma c’è una differenza tra i successi della Nazionale, dove si concentrano talento oriundo, preparazione e motivazione per pochi eventi all’anno e la capacità del campionato domestico di trattenere giocatori e attrarre pubblico. Sono due piani diversi che non sempre comunicano.
L84 Cerca Brandi: La Vita Continua
Dopo l’addio di Ton, la L84 Torino si è mossa rapidamente per trovare un sostituto. Brandi è il nome che circola con maggiore insistenza tra i bene informati. Un’operazione di mercato sensata per una squadra che vuole competere ai massimi livelli. Ma ogni volta che un giocatore se ne va per motivi che vanno oltre il semplice trasferimento a un club più ambizioso, qualche domanda resta sospesa nell’aria.
Il Trend
Il caso Ton potrebbe non restare isolato. Con la Kings League che continua a espandersi, l’edizione italiana ha già attratto ex calciatori di Serie A come Francesco Caputo, Radja Nainggolan, Emiliano Viviano e Diego Perotti, il format alternativo diventa sempre più credibile come opzione professionale. E questo pone al futsal tradizionale una sfida interessante: come competere con un ecosistema che parla la lingua dei social media, dello streaming e dell’entertainment?
Non è una battaglia tra sport “vero” e sport “finto”. Sarebbe una distinzione inutile e snob. È piuttosto una questione di modelli di business, capacità di attrarre pubblico giovane e possibilità di offrire ai giocatori prospettive che vadano oltre il semplice stipendio mensile.
Il futsal italiano ha qualità tecnica nei suoi stranieri e tradizione. Quello che sembra mancare è la capacità di trasformare tutto questo in un prodotto che funzioni nel panorama mediatico contemporaneo. E finché questa distanza resterà così ampia, episodi come quello di Ton continueranno a verificarsi.

Il Punto della Situazione
La Serie A di futsal resta un campionato di livello, popolato da giocatori non giovanissimi e da squadre sempre sull’orlo d’una chiusura dell’attività agonistica. La Nazionale italiana continua a faticare e appare lontana dall’ottenere risultati importanti. Il movimento nel suo complesso deve fare i conti con sfide strutturali: età media alta, difficoltà nel rinnovamento generazionale, visibilità mediatica limitata e la concorrenza di format alternativi che parlano linguaggi più contemporanei.
Il futuro? Dipende dalla capacità del sistema di adattarsi a un panorama sportivo e mediatico profondamente cambiato. Nel frattempo, i giocatori valutano le loro opzioni, le squadre cercano sostituti e la Kings League continua a macinare visualizzazioni. Benvenuti nel calcio (a 5 o a 7) del 2025.

