[Mauro] Immaginate di essere in uno di quegli spogliatoi che sembrano progettati da qualcuno che odia profondamente gli esseri umani. Stretti, umidi, con quell’odore indefinibile a metà tra shampoo economico e malinconia sportiva. Siete appoggiati al muro, che ormai ha assorbito anni di vapore, sudore e conversazioni che nessuno avrebbe mai voluto ricordare.
E immaginate che, qualche giorno prima, eravate su un campo all’aperto. Uno di quelli con le luci così forti da farti credere che illuminino tutto, finché non ti accorgi che non illuminano mai abbastanza. L’odore della notte sulle scarpe, la stanchezza della giornata che ti gira ancora nel sangue. In mezzo al campo c’è un allenatore, immobile come se stesse aspettando una rivelazione, e una giocatrice che gli si avvicina. Non lo guarda, resta lì accanto a lui, e poi dice — non si capisce bene se a lui, ai palazzoni sullo sfondo o alla notte che sta arrivando — una frase che ti rimane addosso: “Vorrei sentire le cose così tanto come le senti tu…”
E ora quello stesso allenatore è lì, davanti a tutto il gruppo. Con un dolore che gli è rimasto incastrato in gola, con un cuore che ha più cicatrici che spazio libero, con una quantità di vita dentro che a volte sembra troppa. Talmente troppa che ogni tanto gli trabocca fuori, senza chiedere permesso. Così.

[Nicola]
Quando è morto papà, credo di esser morto con lui.
Prima di questa cosa c’era un Nicola che non è più tornato.
Perché come lo spieghi a te stesso che hai appena raccolto da terra il pezzo più importante della tua vita e che non tornerà più?
Ma quando la morte ti sfiora, anche solo per un secondo, non torni più quello di prima. Cambia il volume delle cose. Le liti diventano rumore inutile. L’amore diventa urgente. Il tempo smette di essere infinito. Esiste solo qui ed ora.
Ed è il motivo per cui dico sempre tutto subito, così come mi esce e faccio pure un sacco di cazzate, perché forse domani non c’è più tempo.
Ho capito una cosa che nessuno ti insegna: non sei il dolore che hai subito. Non sei la paura che ti ha cresciuto. Non sei la malattia che si porta via chi ami
Sei la scelta che fai dopo.
E io ho scelto di restare e usare il mio tempo solo per sentire. Sentire e cercare le altre anime come me e stringerle forte.
E quando siete arrivate voi ho pensato che fosse un miracolo perché finalmente sentivo di nuovo qualcosa.
Mi sono andato a riprendere Nicola dove lo avevo lasciato e l’ho riportato qui.
Finalmente il tempo aveva un valore perché quando non c’eravate mi sembrava tutto troppo “lento”.
Sì stavo bene, si vivevo o forse sopravvivevo ma dentro di me mancava sempre qualcosa perché ormai quel pezzettino era parte di me.
La sport è stata la mia salvezza e pensare che avevo appeso le scarpe al chiodo ( quando dico sta cosa penso sempre al primo momento in campo con mister Emiliano) non lo posso spiegare, noi che ci guardiamo e lui che non gioca da 7 anni e che ci fa vincere la partita.
Se oggi siamo qui con lui è merito di quelle parate e dal mio dannato bisogno di averlo dalla mia parte.

Non un hobby, non un sogno: una necessità. Era l’unico posto dove il dolore non mi faceva vergognare. Dove potevo trasformare le cicatrici in parole, la rabbia in amore, la fragilità in forza.
E piangere liberamente.
E quando la fragilità non diventava forza ho trovato l’abbraccio di Valerio, i messaggi di Emiliano: mister che succede non ti vedo a piombo.
Francesco con il suo semplice sorriso che a volte mi ricorda Luca e che sa di casa e poi Federico che pur di far uscire musica dalla cassa sta mezz’ora con la mano sul volume.
Ecco per me questa è una squadra, prendersi cura dell’altro e farcela insieme e pensare sempre al bene dell’altro prima del proprio anche quando significa violentarsi.
Alcune emozioni nella vita le provi una volta sola, riuscire a farlo per 20 anni è un privilegio che tocca solo a chi ha il coraggio di provarci.
Noi non siamo le parole che pronunciamo ma ciò che siamo disposti a fare per tenerci ciò che è nostro.
Io sono disposto a tutto per voi.
Quando ami qualcuno c’è sempre domani.
Venerdì mentre voi facevate allenamento ho parlato con Valerio di cose che non avevamo mai affrontato anche se ci conosciamo da 10 anni.
Tutto normale, tutto naturale, perché le anime come l’amore non si trovano per caso, si scelgono.

Chi ci ha lasciato un ginocchio, chi mezza spalla, chi ha rischiato di lasciarsi, chi ci ha rimesso le ferie e chi si è scordato di essere incinta.
Io ci ho messo il cuore, è l’unica parte di me che vale ancora qualcosa.
Non ci vedo, ho 3 capelli, 2 menischi rotti, ma come vi amo io nessun altro in questa vita.
Vincere oggi non è un opzione, è la serenata sotto la finestra di chi ami anche se sai che sta per sposarsi con un altro.
È il tentativo di dare senso ala vita anche quando un senso sembra non averlo.

