Un weekend di gloria, qualche applauso istituzionale, e poi di nuovo il lunedì mattina. Ovvero: come il calcio a 5 italiano continua a raccontarsi una storia bellissima mentre succede tutt’altro.
C’è una cosa che faccio ogni volta che leggo il comunicato stagionale della Divisione Calcio a 5: mi preparo un the, mi sistemo sulla sedia come se dovessi leggere qualcosa di importante, e poi resto lì, tazza in mano, con quella faccia che faccio anche quando mia zia mi spiega che il forno a microonde emette radiazioni pericolose. Ascolto. Annuisco. Sorrido. Ma dentro di me sto pensando ad altro.
Stavolta però devo confessare una cosa. Ho commesso quello che potrebbe definirsi un peccato letterario capitale: ho prestato attenzione all’ultima frase. Sapete com’è, quando scrivete un messaggio a qualcuno? C’è sempre quell’ultima frase che travolge tutto il resto. Quella su cui l’interlocutore si attacca come un rampicante a un tubo dell’impianto idrico condominiale. Ecco, ho fatto esattamente quello.
Il messaggio istituzionale del presidentissimo al movimento del futsal italiano — lo chiamo così perché qualcuno deve pur chiamarlo — ci rassicura che dal calcio a 5 resteranno fuori per sempre la sindrome di Cassandra e il pessimismo cosmico. Punto. Fine del paragrafo. Il profumo della vita continua a essere l’ottimismo.

Chi Era Davvero Cassandra
Permettetemi di fare il pignolo per un momento — lo so, lo so, è uno dei miei vizi peggiori, insieme all’acquistare libri che non leggo e al ricordare le formazioni delle squadre di calcio della seconda divisione francese.
Cassandra era figlia di Priamo, re di Troia. Apollo le aveva concesso il dono della profezia in cambio di qualcosa che lei poi non volle dare. La punizione fu elegante nella sua crudeltà: avrebbe continuato a vedere il futuro, ma nessuno le avrebbe mai creduto. Era lei, sulle mura di Troia, che urlava che dentro quel cavallo di legno c’erano i greci. I troiani la guardarono come si guarda qualcuno che fa scenate inutili a un aperitivo.
Sapete come è andata a finire.
“Essere Cassandra, dunque, non è un insulto. È quasi un complimento. Almeno lei aveva ragione.”
Se invece il riferimento del nostro messaggio alla nazione del calcio a 5 fosse meno epico — se si stesse parlando della versione psicologica moderna, quella di chi formula ipotesi pessimistiche ed è convinto di non poter cambiare nulla — allora la frase assume un sapore diverso. E anche lì, scusate, mi sembra una descrizione piuttosto accurata della condizione del calcio a cinque in Italia.

Tonino Guerra, l’Unieuro e il Profumo della Vita
Il presidente della Divisione Calcio a 5, Stefano Castiglia, è uno che irradia ottimismo con la naturalezza di un condizionatore d’aria in agosto. Lo capite dal tono dei comunicati, dall’abbraccio caldo riservato al suo predecessore Montemurro dopo l’elezione di quest’ultimo — tutti, nel calcio a 5, sono stati montemurriani della prima ora. Poi sono arrivate le idi di marzo del futsal italico, e come accade in politica, le fedeltà hanno trovato nuovi indirizzi.
Il pensiero va inevitabilmente a Tonino Guerra. Non il poeta di Santarcangelo, collaboratore di Fellini e Antonioni, voce di una Romagna che sa di vino e malinconia. No: quello degli spot Unieuro. “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita.” Una frase bellissima, strappata dal contesto e usata per vendere televisori. C’è qualcosa di commovente in questa parabola, se ci pensate.
Nota per chi non ricordasse: Tonino Guerra era uno dei più grandi poeti e sceneggiatori italiani del Novecento. Ha scritto per Fellini, Antonioni, Tarkovskij. L’Unieuro ha preso la sua frase più famosa e l’ha messa accanto a un frigorifero in promozione. È il destino delle grandi frasi: diventano slogan prima che qualcuno possa fermarle.
L’ottimismo cosmico del futsal italiano mi ricorda in effetti moltissimo la narrativa della seconda amministrazione Trump: a sentire loro, gli Stati Uniti non sono mai stati così ricchi, così rispettati, così luminosamente vincenti nei loro oltre duecentocinquant’anni di storia. Poi guardi i dati e ti chiedi se stiamo leggendo le stesse notizie.
Guidare di Notte, Contromano, a Fari Spenti
Immaginate qualcuno che, con ottimismo genuino e sorriso aperto, vi invita a prendere la tangenziale di notte, contromano, a fari spenti. L’ottimista vede l’avventura. Il realista vede l’ospedale. Se lo definite pessimista, lui scrollerà le spalle e citerà Tonino Guerra. Ma esiste un tipo di ottimismo che non è coraggio: è la gentile incapacità di guardare il parabrezza.
Elodie lo sapeva, e lo ha cantato meglio di chiunque: “Ti vedo mentre guidi a fari spenti / vite fragili come origami / ed era tutto lì, in quei pochi istanti il mistero.” Ecco, il futsal italiano guida così. Con una certa grazia, bisogna dirlo. Ma a fari spenti.
La Coppa Italia ad Ancona: Il Weekend che Funziona Sempre
E poi arriva la Coppa Italia 2026. Quest’anno al PalaPrometeo Estra di Ancona — un impianto da oltre cinquemila posti, già sede di pallacanestro e concerti, intitolato a un tiratore olimpionico che vinse l’oro a Melbourne nel 1956. Bello. Dal 20 al 29 marzo, coppe a blocchi per ogni categoria: Serie A, B, A2 Élite, C, Under 19. Un cofanetto di cioccolatini assortiti, uno per tutti i gusti.
E funzionerà. Questo è il punto cruciale che bisogna avere l’onestà di ammettere: funzionerà. Il palazzetto sarà pieno o quasi pieno, almeno nei comunicati stampa — e probabilmente anche nella realtà, almeno per qualche gara. Gli addetti ai lavori si ritroveranno tutti nello stesso posto nello stesso momento, ci sarà un’atmosfera da grande evento, qualcuno fotograferà qualcosa di bello e lo posterà sui social. Il futsal italiano, quando si concentra su un unico weekend, sa mettere in campo le sue meraviglie. Lo fa da sempre. Ben prima di questo presidente, ben prima di quello precedente.
“La formula funziona a prescindere dalla disciplina giocata in campo. È la formula dei grandi eventi una tantum. Poi torna il lunedì.”

Ma gli Spalti del Lunedì?
Il canale YouTube della Divisione Calcio a 5 trasmette le partite in diretta. Lo fa con una regolarità ammirevole. E nelle dirette, se vi capita di guardarle, gli spalti vengono inquadrati sistematicamente. Non so se sia una scelta artistica o una coincidenza tecnica, ma il risultato è sempre lo stesso: file di sedie vuote, illuminate da quella luce al neon che hanno tutti i palazzetti sportivi italiani di provincia, quella luce che fa sembrare tutto triste anche quando non lo è.
La risposta ufficiale, naturalmente, è: guardateli con ottimismo cosmico. Si riempiranno. È solo questione di tempo. È solo questione di comunicazione. È solo questione di trovare i partner giusti, i format giusti, le città giuste.
I Segnali Tangibili della Sostenibilità
“Il nuovo modello di sostenibilità e di incentivi economici sta producendo segnali tangibili.” Ho riletto questa frase più volte, con l’attenzione che merita. Segnali tangibili. Come le squadre che chiudono a metà stagione. Come i campionati che partono con un numero dispari di squadre perché qualcuna si è ritirata all’ultimo momento. Come la matematica bizzarra di gironi in cui il riposo non è un’eccezione ma una caratteristica strutturale del calendario.
A proposito degli incentivi economici: se state pensando a quei fondi che la federazione restituisce parzialmente alle società che hanno versato le quote d’iscrizione — quelle stesse quote che permettono di tenere in piedi il tendone del circo — allora sì, sono incentivi. È un po’ come quando il supermercato vi ricorda che state risparmiando trenta euro spendendone duecento, ma in qualche modo funziona sempre.
I Partner Internazionali di Caratura Mondiale
Poi ci sono i partner commerciali, arrivati in prestito dalla LND, di caratura internazionale, simbolo del successo globale di questa disciplina unica nel suo genere. In un momento storico in cui perfino i grandi sport cercano denaro fresco e nuovi mercati, il futsal italiano ha trovato la sua strada.
Una domanda, però, mi gira in testa con quella persistenza fastidiosa delle domande che non trovano risposta: se questa disciplina è un investimento economico così solido, così appetibile, così luminosamente promettente — perché molti di quelli che oggi siedono nelle stanze dei bottoni a Viale Tiziano hanno chiuso le proprie realtà sportive di calcio a 5, ben prima di decidere di candidarsi per occuparsi di quelle degli altri?
Non è una domanda retorica. È una domanda genuina. Aspetto risposta.

Il Maxi-Bon e il Gattopardo del Futsal
Le Finals di Coppa Italia saranno un grande successo. Un weekend l’anno. E va bene così — sul serio, godetevelo, il futsal italiano merita di essere visto e applaudito quando si esprime al meglio. Il livello tecnico della Serie A, quando funziona, può essere genuinamente bello. Come abbiamo già scritto: la velocità, l’intelligenza tattica, i venti metri quadri in cui si gioca più pallacanestro che calcio — c’è qualcosa di vero in tutto questo.
Ma quanti soldi avete speso per costruire un unico momento di gloria? E cosa succede il weekend dopo, quando il PalaPrometeo si svuota e si torna alle dirette YouTube con le sedie vuote sullo sfondo?
Non pensateci. Mangiatevi un Maxi-Bon — li fanno ancora? Ho un dubbio esistenziale anche su quello. Gustatevi lo spettacolo, che sicuramente merita. Abbracciate l’ottimismo cosmico con tutto l’affetto che vi rimane.
Ma non rinnegatelo più di tre volte.
Il futsal italiano ha un problema strutturale enorme: sa fare benissimo la vetrina. Meno bene tutto il resto del negozio.”
Cassandra, nel frattempo, aspetta ancora sulle mura. Non è pessimismo cosmico il suo — è semplicemente la capacità di distinguere il cavallo di legno dall’arredo urbano. In un mondo sportivo dove la comunicazione ha soppiantato la sostanza, questa dote vale oro olimpico. Oro di Melbourne 1956, per restare in tema con Ancona.
E se volete sapere com’è andata a finire per Troia, ve lo dico io: molto male. Ma almeno avevano avuto qualcuno che li aveva avvertiti. Il futsal italiano, questo lusso, ancora non se lo è concesso davvero.

