Perchè lo fai

Amico mio tu vuoi sapere come faccio ad andare al campo ogni stagione, a stare sul pezzo, a trovare gli stimoli.

Io non ti chiedo perché durante il giorno respiri, muovi gli occhi, ascolti.

Lo so lo so, detta così sembra una provocazione ma in realtà il processo è lo stesso.

Quando una cosa ti entra dentro così tanto diventa una tua estensione e non è che non ci fai più caso, non ne puoi proprio più fare a meno.

Come l’aria che respiri, come l’acqua, come quei tramonti arancioni che ti vengono in soccorso quando sei innamorato e devi convincerla che anche la natura ti fa per te.

A fine stagione di solito sei sfinito, svuotato, per qualche secondo pensi anche ma ce la faccio a ricominciare?

Poi passano i giorni ed il senso di privazione comincia ad affacciarsi e allora cerchi qualcosa che ti smuova dentro le stesse sensazioni.

Hai presente le lacrime che scendono senza sosta? Quel brividino d’amore misto ad ansia che provi quando tieni tanto a qualcosa o qualcuno e l’unico terrore è di perderla?

O ancora il cuore che accelera e frena all’improvviso come fosse una Ferrari a Maranello?

Nel mio caso non c’è, non c’è altro che valga quanto quelle persone in pantaloncini che combattono con me, nient’altro che mi faccia provare quanto ti ho detto sopra.

13 persone incerottate che non si fermano davanti ai no della vita, che si uniscono e si appoggiano una all’altra, che magari non sono le più forti d’Italia e d’altronde non lo sono nemmeno io ma che si butterebbero nel fuoco per te, che il giorno dopo devono lavorare ma che sono disposte a farsi spaccare le gambe dalle avversarie e la testa da te che poi magari neanche 5 minuti in campo gli ridai indietro.

Come puoi rinunciare a quella formica che ti corre sulla schiena mentre arrivi il primo giorno carico di propositi ed hai in mente come levigare la tua pietra, che forma dargli, vedere quanto potere c’è soltanto in un’ideale condiviso e quant’ è forte la tua convinzione di riuscirci.

Come puoi spiegare quegli occhi che ti fissano, dall’ultima arrivata a quella che sta con te da tante stagioni, occhi stanchi dalle sberle della vita, da situazioni amorose mai risolte ma che ti dicono dimmi dove vuoi andare perché io sono con te, anzi ti ci porto io che tu cominci ad accusare il peso dell’età.

Ed è qui che si apre un mondo, nelle promesse che ti fai reciprocamente.

Quanto sei disposto a sacrificare di te per non tradirle? Quanto conta davvero mantenere fede alle tue parole?

Le energie si trovano lì, nel bisogno di non deluderle, di dargli indietro ciò che ricevi e allora cominci a scavare a 2 a 4 mani dentro di te per trovare sempre una risposta ai loro perché.

Non hai più orari, vivi in reperibilità perenne, in una centrifuga di pianti, sorrisi, pacche sulle spalle, cadute rovinose e capriole per rialzarsi.

La cosa più incredibile e magica che può accaderti è quando vedi in una di loro qualcosa che non riesce a vedere neanche lei e mese dopo mese, allenamento dopo allenamento riesci a condurla dove lei non sapeva di poter arrivare.

La prendi un po’ per mano ed un po’ la provochi perché vuoi portarla a scoprirsi, ad alzare le sue pretese, a vedere quel cielo chiaro e quel sole tiepido che tu vedi nei suoi occhi che per lei invece sono solo grigiore e tempesta.

A volte succede questo miracolo che all’improvviso arriva la primavera in una di loro, sboccia un fiore e tu sei stato parte di quel processo cosi intimo.

Chissà se ora mi comprendi meglio o se magari pensavi che uno spogliatoio fosse solo lavagnette e diagonali, magari parallele e marcatura a uomo?

Perché esattamente non so neanche se sono strano io.

A volte lo ammetto provo del disagio per il mio approccio così carico e pieno d’amore, non so se arriva e come arriva ma credo che un allenatore per essere credibile deve essere sempre sé stesso.

Io non sono tenero, sono uno che urla e sbraita e che si incazza spesso, che pretende il rispetto delle regole e che pensa sempre di allenare il Real Madrid ma sono uno che si ferma ad asciugare una lacrima, a dare una speranza oppure a farmi asciugare le mie di lacrime.

Donarsi a vicenda è una delle poche cose che non necessità di parole, io ci sono, tu ci sei, ce lo siamo detto con uno sguardo, siamo una squadra.

Lo so fumare a letto è un brutto vizio, piangersi un po’ addosso, poi la notte non dormo mai, mai.


“È vero che il bicchiere è mezzo pieno questa sera ma solo perché ho già bevuto una bottiglia intera
È che mi manchi da morire e pure il cane non la smette di abbaiare
E sarà che ogni volta che ti penso ricomincio sempre a scorrere le foto fino all’infinito e ridere da solo
Pensa tu che scemo

Dovresti vergognarti che dopo anni ancora non la smetti di mancarmi.”