Ambulanza, querele e complotti: il caso Falconara-Molfetta

C’è un modo abbastanza preciso per capire in che stato si trova un campionato sportivo. Non è sufficiente guardare la classifica. Non leggere solo i comunicati ufficiali. È necessarop seguire quello che succede fuori dal campo, nei corridoi, sui social, nei post che iniziano con toni istituzionali e finiscono con minacce di querela in sei righe nette.

Questo è uno di quei casi.

Una partita, un’ambulanza

Siamo a Falconara Marittima, Serie A Femminile di calcio a 5, stagione 2025/2026. Un campionato che ogni anno dimostra di avere dentro di sé due anime: una sportiva e appassionante, l’altra che sembra gestita dalla sezione soci di un circolo bocciofilo in crisi di nervi.

L’Okasa Falconara ha battuto la Femminile Molfetta per 4-0 nella diciottesima giornata, con Elpidio protagonista assoluta con quattro gol. Una vittoria netta, il tipo di risultato che di solito chiude la serata e manda tutti a casa senza strascichi.

Invece.

Il mister del Molfetta, Iessi, prende la parola dopo la gara e solleva un problema che — e lo sottolineo — non dovrebbe essere un problema nel 2026: durante uno scontro di gioco, un’atleta ha avuto bisogno di soccorso medico immediato. E l’ambulanza non c’era. O meglio: qualcuno ha dovuto chiamare il 118 per avere assistenza.

Adesso fermiamoci un secondo su questa cosa. Non stiamo parlando di un campetto di periferia con le porte fatte con i maglioni. Stiamo parlando della massima serie nazionale di calcio a 5 femminile. Un campionato regolamentato, con giudici sportivi, comunicati ufficiali e ammende. Eppure qualcuno deve chiamare il 118 come se stesse gestendo un’emergenza in un parcheggio.

Bramucci entra in scena (via social, ovviamente)

A rispondere alle dichiarazioni di Iessi ci pensa Bramucci, ex presidente del Falconara. Sceglie i social. Scelta sempre ottimale quando si vuole calmare le acque.

La sua tesi: l’ambulanza c’era. Era solo parcheggiata in una posizione che il mister del Molfetta evidentemente non conosceva. Una specie di “era lì, bastava sapere dove guardare”, che è una risposta che funziona benissimo per le chiavi di casa.

Iessi replica: l’ambulanza è arrivata solo dopo che un “tizio” — termine tecnico, immagino — ha effettuato una chiamata. A quel punto la conversazione prende la traiettoria tipica di ogni confronto online che inizia come una discussione e finisce come un episodio di Forum: Bramucci chiude con “se continui ti quereliamo”, Iessi risponde “mi sto spaventando”. Serenità totale. Animi pacificati. Problema risolto.

Entra il mediatore

Qui la storia prende una piega che definire “inaspettata” è quasi un eufemismo.

A intervenire per calmare gli animi è Fois, ex dirigente del Sassari. Che era appena rientrato da due mesi di inibizione per condotta aggressiva nei confronti della terna arbitrale.

Voglio che ci pensiate un momento, è lui il personaggio scelto dal destino per fare da pacificatore in una polemica già abbastanza caotica. È come se la Ferrari chiamasse un pilota che ha appena riavuto la patente, dopo una sospensione, per tenere un corso di guida sicura.

Va detto: Fois ci prova, e lo fa anche con un certo buon senso, ricordando che le liti sui social non portano da nessuna parte. Corretto. Giusto. Solo che questo ci priva della possibilità di seguire l’escalation, e quindi lo ringraziamo per l’impegno ma gli diciamo che ci ha rovinato la rubrica.

Il dirigente dell’Altamura arriva con la lista della spesa

Poi compare Valente, dirigente del Soccer Altamura. E porta con sé non una posizione, non un argomento: porta una lista.

Questa Serie A è una barzelletta,” scrive, e poi parte con un elenco che include: un palazzetto non a norma (Salandra), problemi con le distanze regolamentari, bagni per disabili chiusi, un mister dei portieri non meglio specificato, un primo arbitro di Taranto che avrebbe fatto giocare dove non era possibile, e un cronometrista di Policoro.

Analizziamo rapidamente:

  • Il palazzetto non a norma è un problema serio e verificabile.
  • Le distanze regolamentari non rispettate: idem, verificabile.
  • I bagni per disabili chiusi: grave, punto.
  • Il mister dei portieri: ancora non è chiaro cosa c’entri, ma ci fidiamo che Valente abbia le sue ragioni.
  • Il cronometrista di Policoro: qui il confine tra la critica sportiva e il territorio del complottismo diventa sottile come una carta velina. L’unico collegamento geograficamente plausibile che riusciamo a trovare porta al Vice Presidente Vicario della Divisione Calcio a 5, Leonardo Todaro, originario proprio di Policoro. Ma questa è una coincidenza, non un indizio. E noi non siamo il tipo di pubblicazione che costruisce teorie su coincidenze geografiche. Per stavolta.

La sentenza del 2024 e il medico che non è Batman

Nel frattempo Bramucci, rientrato nella discussione, tira fuori un asso dalla manica: una sentenza del giudice sportivo del 2024 in cui il Molfetta era stato condannato a una sanzione pecuniaria — indovinate un po’ — proprio per assenza dell’ambulanza durante una partita.

Quindi il Molfetta nel 2024 era il club senza ambulanza. Nel 2026 si lamenta dell’ambulanza assente. C’è una certa coerenza narrativa, va riconosciuto.

Iessi risponde “per l’ultima volta” — frase che su internet significa sempre che ci sarà almeno un’altra replica — ricordando che il punto non è dove fosse l’ambulanza, ma che il medico era impegnato con un’atleta del Falconara e non poteva assistere contemporaneamente anche la sua giocatrice.

E qui Fois, il mediatore in quota inibizione, dice la cosa più sensata dell’intera discussione: il medico non ha il dono dell’ubiquità. Verissimo. I medici sono esseri umani, non personaggi Marvel. Non possono essere in due posti contemporaneamente. È esattamente per questo che sono li. Non come decorazione del palazzetto. Come presidio funzionante.

meritiamo di meglio

Eppure questa vicenda mette in luce qualcosa che non è nuovo nel calcio italiano di categorie minori: la distanza enorme tra ciò che il regolamento prevede e ciò che avviene davvero nei palazzetti ogni weekend. Tra le norme scritte e la realtà di chi deve applicarle con risorse spesso insufficienti, strutture non adeguate e persone che gestiscono situazioni complesse con strumenti inadeguati — inclusi, apparentemente, i social media.

Il resto — le querele minacciate, il dirigente con la lista dei torti, il mediatore appena rientrato dall’inibizione — è contorno. Colorito, certo. Ma contorno.

Francamente, meritiamo di meglio. Le atlete soprattutto.