Passato il giorno degli scherzi, rieccoci.
A raccontarvi di record, di euforia — e un po’ di Euphoria, la serie. Se non l’avete vista, potete smettere qui, risparmiatevi la fatica e il dolore. Il dolore di non aver visto la serie che ha consacrato Zendaya e Sydney Sweeney.
Il primo d’aprile arriva una notifica: si è rinnovato l’abbonamento a Prime. Poi arrivano gli screenshot. Record su record per la Coppa Italia di Calcio a 5 maschile. Al PalaPrometeo di Ancona, per la finale, si sono sedute sugli spalti 4573 persone. Un record. Bastano quasi cinquemila persone per fare un record, nel futsal maschile. È un’informazione che porta con sé un po’ di silenzio.

Sul canale YouTube, nel momento di picco — rullo di tamburi — seimila utenti connessi. Anche questo, record. Ho uno strumento per misurare le metriche YouTube. Lo apro, mosso da una curiosità che forse avrei potuto tenere a bada. La finale non è l’evento più visto del canale. Non è nemmeno il più visto tra quelli in diretta. Quel primato appartiene alla finale di Supercoppa di questa stagione. Il video più visto in assoluto è un highlights di Italia-Belgio di cinque anni fa.
C’era anche la Cable Cam. Prima volta in Coppa Italia, ci tengono a precisarlo, nonostante quella telecamera comparisse già nelle finali di campionato da anni senza che nessuno si fosse mai sentito in dovere di festeggiarla con una grafica dedicata. True story. Nota a margine: il costo dello stabilizzatore Ronin montato su quella telecamera potrebbe fare qualcosa di concreto per il Sud Sudan. Almeno per un po’.

Esiste un tipo di genitore che trasforma ogni gesto ordinario del proprio figlio in un evento degno di cronaca. “Ha detto mamma” diventa “ha sillabato in tre lingue diverse la parola mamma”. “Ha usato il bagno” si evolve in “alza la tavoletta, si fa il bidet, arieggia la stanza”. “Conta fino a cinque” viene tradotto come “ieri mi spiegava i motori dell’SLS e perché continuano a usare gli RS-25”. Non c’è nulla di male in questo. C’è qualcosa di tenero, anzi. Ma non è un resoconto del mondo.
La narrazione che la Divisione Calcio a 5 ha scelto di praticare somiglia a quella. Solo aggettivi superlativi. Solo record, solo meraviglie. Un eterno momento di hype che non conosce tregua — dove qualunque cosa accada è la più bella, la più grande, la più importante di sempre. Comprensibile: se devi vendere un prodotto, almeno provarci, lo racconti come il migliore del mondo. La scelta è di marketing. Il problema è quando ci credi tu per primo.

Se vivete dentro la camera di risonanza del calcio a 5, probabilmente ci credete davvero. E non c’è nulla di male, anzi: è quasi rassicurante. Non vi dovete fare domande. Non avete bisogno di analizzare il canale dello “sport degli schiaffi”. Non dovete sapere chi è Dana White, cosa è la UFC. Nella stessa misura in cui non dovete sapere come si chiama la manovra che la capsula di Artemis 2 dovrà eseguire per uscire dal piano gravitazionale terrestre e immettersi in quello lunare. Si chiama manovra di Hohmann. Permette il transito orbitale. Ed è un filo più complessa di come ve l’ho appena descritta.
Se siete curiosi, però, ecco alcuni numeri. Due persone che si prendono a schiaffi fanno 29mila visualizzazioni sull’ultimo video. Sono donne? 67mila. Provate a indovinare cosa registra il canale della Divisione Calcio a 5.

Qualcuno di recente mi ha scritto — l’italiano l’ho aggiustato io, ma il senso, concorderà anche lui, è questo — che le squadre erano felici, il pubblico c’era, e che dunque bisognava festeggiare il successo tutti insieme. Giusto. Festeggiamo. Il futsal è una festa. Ma è una piccola festa, che si racconta come se fosse la notte del Super Bowl. Che esonda di celebrazione anche per cose completamente irrilevanti — la Cable Cam, diciamo — ignara di competere su un palcoscenico globale e non sulla piazza di Policoro.
L’impegno di chi ha realizzato l’evento non è in discussione. Non lo sono i risultati, le grafiche, l’allestimento, la qualità delle partite, le presenze sugli spalti. È la narrazione che se ne fa. Perché gli spalti pieni della finale li abbiamo visti, una volta l’anno, come succede da sempre. Ma abbiamo visto anche quelli vuoti in tutte le altre partite. Loro non ve lo raccontano. Noi sì.
Tutto qui.

