L’organizzazione ha donato una medaglia a tutte le atlete che hanno preso parte a questo primo mondiale FIFA di futsal femminile. Letteralmente tutte. Per le donne il mondiale è una conquista, talvolta somiglia a una concessione e non è mai un diritto. Anche il solo fatto che ci siano individui costretti a reclamare un diritto dovrebbe indurre a qualche riflessione.
Di diritti le donne iraniane ne hanno pochi. La sharia le relega a una condizione di subalternità. Sono perfettamente cosciente di quanto lo sport sia veicolo di propaganda tanto quanto lo è di emancipazione. Non c’è nessuna giocatrice in questo torneo che subisce una reprimenda perché per pochi secondi si sono visti dei tatuaggi spuntare da sotto la manica della maglia. A meno che non indossi la maglia dell’Iran.

Quante squadre hanno al seguito i “difensori della fede”?
Poche nazionali si battono davvero per dare una possibilità alle bambine che le guardano, se è possibile e se il governo lascia loro libero accesso al web, da casa. Una nazionale femminile costruita interamente in condizioni di obiettiva difficoltà sociale ed economica, capace di tenere testa a chi può permettersi di schierare anche talento cresciuto da altri, è già un miracolo sportivo, ancora prima del risultato.
In Iran, il 30 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ve lo traduco: quasi un terzo della popolazione totale. Queste le stime ufficiali. Quelle indipendenti riportano una soglia che si attesterebbe oltre il 50 per cento. Un paese travolto, proprio mentre si gioca questo mondiale, da una delle più gravi siccità della sua storia, tanto da aver prosciugato anche le riserve idriche.

Essere andate a venti minuti dall’accesso ai quarti di finale è un trionfo, anche se è difficile percepirlo così da quest’altra parte del mondo. Provate a immaginare dove potrebbe arrivare l’Iran di futsal femminile con accesso alle risorse di una democrazia industrializzata. Forse sarebbe un Giappone. Forse.
Questo mondiale racconta quanto sia poco diffuso ancora il futsal femminile, quanto sia precaria e insufficiente la preparazione sia tecnica che atletica della disciplina praticata in gran parte delle nazioni che hanno partecipato a questa prima manifestazione iridata.
I Mondiali sono spesso così: veicoli narrativi. Raccontano del paese che li ospita, delle nazioni che vi partecipano, e non sempre queste sono storie virtuose. Ma se lo fossero, probabilmente quello sport non avrebbe bisogno di un mondiale.