A proposito di linee di fondo e di sport ai confini: benvenuti in Molise

A proposito di linee di fondo e di sport ai confini: benvenuti in Molise, l’argine flaccido in cui la debordante retorica istituzionale allaga i parquet e le tensostrutture di periferia. Nell’ansia smaniosa di affermare il proprio diritto a esistere messo in dubbio da anni e anni di domande – legittime – sull’esistenza o meno del Molise come entità reale e non solo come ideale astratto, la Lega Nazionale Dilettanti regionale prova a marcare ossequiosamente le caselle delle circolari nazionali dando seguito ai diktat della sede centrale.

Roma comanda, le periferie eseguono. Bisogna incentivare la crescita del movimento femminile di futsal? Nessun problema, la macchina si attiva e provvede. Un paio di telefonate, linea del pressing alta e sommarie rassicurazioni su quanto sarà facile, divertente, stimolante e spassoso dedicare alle donne un loro cantuccio personale nel già misero spazio dedicato a quello sport di seconda mano che è il Calcio a 5.

E, soprattutto, su quanto possa essere molto meno dispendioso che allestire una squadra di calcio. Vuoi mettere l’agilità con cui si arruolano sei o sette ragazze su un 40×20 piuttosto che tutto l’armamentario da mobilitare per metter su una squadra di calcio.

Che poi, non serve badare alla qualità. Non è una questione di piantare radici per un futuro in cui il futsal spunti dal sottosuolo in maniera più naturale. Magari. È puramente una questione formale. Solo ed esclusivamente una questione formale.

Della sostanza, poco importa. Non è la crescita del movimento il vero fulcro della questione: lo sono i numeri, le iscrizioni, una questione di politica sportiva.

La sostanza è ininfluente, trascurabile, pleonastica. Non interessa a nessuno, non serve a salvare le apparenze. La sostanza è tutta quella paccottiglia imperfetta che prende vita sul campo quando l’arbitro fischia, lontano dalle scartoffie, dai riflettori istituzionali, dalle segreterie delle federazioni.

È il gioco per quello che è, con le sue regole universali e le sue leggi immutabili. È lo svolgimento di un campionato, l’andamento di una stagione, sono i sacrifici fatti per raccattare “materiale umano” da mettere in mezzo al campo.

Non ha nulla di scintillante, la sostanza: si traduce in una voce monocromatica da riempire nel bilancio dell’attività federale, senza sfumature, senza colori, senza tridimensionalità. La sostanza non interessa a nessuno, se non a quelli a cui appartiene: le protagoniste del gioco.

Perché tra i positivi resoconti di fine stagione e la realtà, tra le celebrazioni dei risultati e quel che succede nella competizione, c’è un abisso. Tra la forma e la sostanza esiste una sproporzione incolmabile. Dal 2019 – salvo la sventura del Covid – il Molise ha il suo campionato di futsal femminile e pure una rappresentativa regionale.

 Però, ogni anno diventa più difficile convincere le società a iscrivere squadre femminili. Per problemi strutturali, per scarsità di materiale umano, per difficoltà oggettive delle società sportive a metter su nuove formazioni, ma anche per l’esigua attrattività delle competizioni, che ogni anno rifilano qualche sorpresa.

C’è, tra il modo di organizzare i campionati e l’entusiasmo di chi è costretto a giocarli, un rapporto di proporzionalità inversa: al consolidarsi del primo, precipita il secondo. Giù in fondo, fino ai minimi termini. Con il risultato che sempre meno squadre femminili hanno voglia di partecipare ai campionati (se non costrette) e sempre meno ragazze volgono lo sguardo al futsal, optando per strade diverse o rinunciando definitivamente all’idea di scendere in campo.

La scorsa stagione è stata una delle più deludenti in termini numerici: solo quattro squadre iscritte, con l’inizio dei campionati posticipato a marzo e la finale regionale giocata il 21 giugno in un palazzetto che non sapeva di dover ospitare un evento sportivo. Cancelli chiusi, atlete in attesa sotto il sole cocente, porte da futsal chiuse nei corridoi. È la serie C molisana, gente. Accorrete in massa.

Se i presupposti della passata stagione erano da “fase di transizione”, quelli del 2025/26 sono stati di tutt’altro tenore: “otto squadre”, “nove squadre”, “riprendiamo San Severo dalla Puglia”, “si iscrive anche una campana”. Giubilo a palazzo.

La Coppa Italia è iniziata con 8 squadre “iscritte”. Poi una non si è mai presentata probabilmente perché dubitava esistesse il Molise. Si è così scesi a 7. Quasi un nuovo record, una roba che non si vedeva da anni.

Tra le giocatrici era tornata a serpeggiare quella strana euforia che si accende quando la competizione sale di livello, l’agonismo si mette in moto e il piacere del gioco torna a bussare ai cancelli delle palestre.

E allora anche quella ragazza che aveva meditato il ritiro torna a farsi viva, quella che ha scelto di andare a giocare a calcio a 11 quasi quasi se ne pente e chi è sempre rimasto fedele al Gioco si illumina di speranza.

Iniziano i calcoli e le strategie, gli allenamenti hanno un obiettivo, le società tampinano le ragazze e ogni partita finalmente si infiamma. Tutto per un solo obiettivo: arrivare tra le prime quattro classificate e giocarsi i Playoff.

Non è più un campionato a 4 squadre, dove tutte accedono alla post-season (per forza). Nessuna vuole stare tre le ultime tre, tutte vogliono giocarsi il campionato fino in fondo. Così si inizia ingenuamente a pensare “quest’anno ci si diverte”…

Forse però nemmeno questo è l’anno giusto. Come sempre. Sì perché, mentre tutti lottano a caccia dei 3 punti per arrivare tra le prime quattro e giocarsi la vittoria del campionato ai Playoff, in un comunicato di metà stagione sui meccanismi di promozione alla categoria superiore per tutte le squadre delle Lega nazionale dilettanti arriva una variazione: il campionato di Calcio a 5 femminile non prevede una fase di Playoff.

La prima classificata vince e accede all’interzona per giocarsi il passaggio in Serie B. Le altre sono fuori, stop. Ma come: proprio quest’anno che il numero delle squadre è finalmente aumentato?

E perché scoprirlo a campionato ormai abbondantemente iniziato? Approssimazione? Dimenticanza? Negligenza? Superficialità? Menefreghismo? Sbadataggine? Comunque la si voglia bollare, questa modifica dal sapore posticcio concepita nel pieno della stagione logora il senso della competizione, umilia il gioco e chi lo pratica e deturpa la bellezza dello sport, derubricandolo a pura forma e derubandolo della sostanza.

Nello spettacolare campionato molisano di futsal femminile, arrivare seconde o arrivare settime al termine della regular season è la stessa identica cosa. Si parte con l’illusione dei playoff e ci si ritrova a contarsi a centrocampo in cerca di motivazioni da esibire per convincere il gruppo a rimanere unito fino al termine della stagione.

Le squadre si svuotano, le società archiviano prematuramente la stagione e sempre meno ragazze promettono di ritrovarsi l’anno successivo ai nastri di partenza. Il 28 marzo i giochi saranno ufficialmente finiti. Nella sostanza però, sono finiti già da un po’: con un divario di poco più di una manciata di punti dalla prima in classifica, la competizione per le restanti 6 è già terminata. L’agonismo è morto, il gioco ne esce atrofizzato, l’asticella si è già abbassata al livello del sottosuolo, sta esplorando il confine tra le catacombe e la superficie.

Una partita del girone di ritorno tra la quarta e la quinta classificata – quello che sarebbe stato a tutti gli effetti uno scontro diretto da preparare con cura, alzando il livello del gioco su tutti i fronti – diventa un match senza slancio tra squadre che non hanno più una posta in palio.

Si gioca per il gusto di giocare, per quell’irrefrenabile voglia di stare nel centro del Gioco, che viene però umiliata da formule inconcepibili e da un’organizzazione delle competizioni che mette in salvo la forma e se ne infischia della sostanza. La linea di fondo del futsal femminile nel pianeta Molise è talmente lontana dalla porta che ormai si rinuncia a far ripartire qualsiasi tipo di azione di gioco.

C’è della strategia in questo modo di fare le cose? C’è un disegno che forse non afferriamo a sorreggere l’impalcatura del modus operandi dei governi sportivi regionali? Non è neanche tanto una questione di formula o di Playoff. È la sciatteria con cui si stabiliscono le regole del gioco (e poi si cambiano in corso d’opera) che trasuda disinteresse e noncuranza.

L’approssimazione e la trascuratezza con cui si incentiva la crescita del futsal femminile stanno scomodando le cinque parole nemiche di chi gioca per amore del gioco: non ne vale la pena.

Davvero? Il dubbio inizia a essere legittimo e basta farsi un giretto oltre i confini del pianeta Molise per rendersi conto di quanto poco attrattivo sia questo modo di fare le cose. Ragazze scontente e rassegnate abbandonano le loro cose e si trascinano sui campi con l’entusiasmo con cui si affrontano i tornei estivi, ma senza il sole, la musica, la spensieratezza dell’estate e l’attesa scalpitante della nuova stagione.

Anche perché, in Molise, ogni anno ci si diverte l’anno prossimo…

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