Test F1 2026 Barcellona: Hadjar vola, Red Bull convince

La prima giornata dei test a porte chiuse di Barcellona è stata, per usare un eufemismo, peculiare. Segretezza dichiarata, timing live scoperto per caso e subito oscurato, ma soprattutto auto che giravano davvero. Parecchio, tra l’altro. Benvenuti nel 2026, dove l’anomalia è diventata normalità e la normalità è diventata notizia.

Hadjar al comando, ma calma con le conclusioni

Isack Hadjar ha chiuso in vetta la prima giornata con 1:18.159, staccando Russell di mezzo secondo abbondante. Bene, e quindi? Poco, pochissimo. I tempi nei test valgono quanto una promessa elettorale: dipende tutto da quanta benzina avevi, quanto carica nella batteria, e se stavi facendo davvero un giro veloce o solo sistemando i sensori.

Però una cosa si può dire: Red Bull ha debuttato col motore fatto in casa e non è esplosa. Anzi. Hadjar davanti alle telecamere sembrava quasi sorpreso lui stesso: “Abbiamo fatto più giri del previsto, tutto liscio, problemi minori”. Per un primo giorno con una power unit nuova di zecca, è quasi un miracolo laico.

I tempi del lunedì: fotografia di un work in progress

PosizionePilotaTeamTempoGap
1Isack HadjarRed Bull1:18.159
2George RussellMercedes1:18.696+0.537s
3Franco ColapintoAlpine1:20.189+2.030s
4Kimi AntonelliMercedes1:20.700+2.541s
5Esteban OconHaas1:21.301+3.142s

Mercedes e Red Bull hanno iniziato col piede giusto. Alpine nel mezzo. Cadillac e Audi lontanissime, ma era inevitabile: per loro conta solo macinare chilometri, capire dove sono finiti, imparare. Il resto verrà.

Haas vince la gara che conta: il chilometraggio

Se i tempi mentono, i giri fatti parlano chiaro. Haas ha completato 154 giri, Mercedes 151, Red Bull 107. In un mondo dove il primo giorno con i V6 turbo del 2014 a Jerez produsse la somma imbarazzante di 93 giri complessivi per tutta la griglia, questi numeri sono quasi commoventi.

Giri completati il 27 gennaio:

Audi si è fermata presto, 27 giri in tutto, ma gli altri hanno macinato. Russell è stato onesto: “Sono rimasto impressionato. Red Bull con una power unit nuova ha fatto girare due auto senza drammi, Haas ha fatto più giri di tutti col motore Ferrari. Non è il 2014, siamo evoluti”.

Ed è vero. Banchi prova, simulatori, migliaia di ore virtuali: la F1 di oggi prepara i debutti come una volta preparava le gare. Il risultato si vede.

Il gioco del gatto col topo

Test a porte chiuse significa niente media, giusto? Sbagliato. Perché il circuito di Barcellona sorge in una zona collinare e da certi punti pubblici si vede benissimo la pista. “The Hill”, un sentiero panoramico sopra l’ultimo settore, è il posto classico. Ci siamo andati, ovvio. Eravamo in buona compagnia: fotografi spagnoli, altri colleghi.

Dopo venti minuti è arrivata la security: “Via, anche se è suolo pubblico”. E così è iniziato il balletto: security che insegue giornalisti, giornalisti che si spostano, altri che si arrampicano sugli alberi, fotografi appostati su terrapieni lontani. Persino la polizia locale, secondo fonti spagnole anche gli “agenti in borghese”. Prima 200 metri di distanza, poi 400, poi minacce di multe.

Un po’ eccessivo, considerando che F1 ha poi diffuso immagini ufficiali delle auto. E trasforma una giornata che doveva celebrare il futuro in una farsa da Guerra Fredda. Non il massimo della comunicazione.

Cosa si vedeva e cosa si sentiva

Nonostante tutto, qualcosa si è visto e sentito. Le luci rosse posteriori, quelle che segnalano il recupero energetico o la potenza ridotta, lampeggiavano in continuazione. Non in certe fasi: sempre. Curva 3 ad alta velocità, accese. Rettilineo verso curva 7, accese. Salita verso curva 9, ancora accese. Come nelle gare sul bagnato, quando servono per la visibilità.

Nessuna sorpresa: le auto 2026 saranno affamate di energia. La fisica non perdona e il regolamento chiede potenze elettriche enormi con batterie che restano limitate. Il risultato sono queste lucine rosse perennemente attive.

E il sound? Meno alieno del temuto. Si era parlato di motori iper-accelerati in curva per tenere la turbina in regime, evitando il lag all’uscita. Nella pratica, almeno da fuori circuito, non suonano troppo diverse dalle power unit 2025. Più aggressive in certi momenti, come ha detto Jonathan Wheatley di Audi, ma niente di straniante. Suonano ancora come motori di F1, anche se non urleranno mai come i V10.

La polemica inutile

Primo test della nuova era, massima attenzione dei tifosi. L’occasione perfetta per educare, spiegare, emozionare. Raccontare come sono fatte queste auto, quanto lavoro c’è dietro, costruire aspettativa fino a Melbourne.

Invece si è scelto il segreto assoluto, poi ammorbidito con qualche foto e intervista. Il risultato: media inseguiti dalla security, timing live apparso per errore e chiuso subito, tifosi confusi che capiscono solo il giorno stesso cosa significa “test privato”.

Auto che hanno girato bene, motori che hanno funzionato, numeri incoraggianti: tutto oscurato da una gestione comunicativa rigida che ha creato più polemiche che entusiasmo. Con il senno di poi, inutile: le auto hanno girato eccome, nessun disastro da nascondere.

Quanto sono lente queste F1 2026?

Il crono di Hadjar è un secondo più veloce del miglior tempo del primo giorno di test 2022, ma quel confronto regge poco. Quello che conta è il gap con le auto 2025: Piastri in pole a Barcellona nel 2025 aveva fatto 1:11.546, quindi sette secondi di differenza.

Sembra tanto? Guardiamo la storia. Nei precedenti cambi regolamentari (2014, 2019, 2022) le auto recuperavano 2-3 secondi in una settimana di test. Poi c’è il salto dalle condizioni invernali alla gara primaverile: un altro secondo facile. E lo sviluppo stagionale.

Risultato: arrivare a due secondi dalle 2025 entro l’anno sembra realistico. Non drammatico come qualcuno temeva.

Cadillac contro i mulini a vento

Essere un team nuovo nella F1 moderna è un’impresa titanica. Cadillac lo sta scoprendo: 6,5 secondi dal vertice, pomeriggio complicato con Perez al volante, solo 44 giri totali. Ma bisogna avere aspettative realistiche.

Il fatto che abbiano già provato a Silverstone e completato 44 giri il primo giorno a Barcellona è positivo. Quest’anno per loro non conta vincere o stupire, conta avere un’auto che gira, che si qualifica costantemente, attorno a cui costruire una struttura.

Perez ha ammesso “molti problemi” ma anche sottolineato: “Meglio che vengano fuori ora”. Filosofia da squadra che sa di partire dal fondo e deve imparare a camminare prima di correre.

I compromessi della segretezza

Chi ha voluto davvero il test privato? Il dibattito è aperto. F1 dice che sono stati i team, i team fanno spallucce. Il compromesso trovato – qualche immagine ufficiale, interviste brevi, comunicati base – è meglio del nulla assoluto ma resta un rattoppo.

Alcune squadre hanno condiviso le sei foto permesse al giorno, altre no. Le interviste restano in superficie. Ma almeno Alpine, Haas e Mercedes hanno rilasciato statement di fine giornata. E il pacchetto highlights di F1 non censura: si vede l’Audi ferma, l’Alpine recuperata. Un minimo di trasparenza c’è.

Entro fine settimana avremo un quadro più chiaro. Nel frattempo, ci teniamo questo ibrido tra il test vecchia scuola anni ’90 e la F1 moderna iper-comunicativa.

oltre il rumore

Quando la polvere si posa, resta un dato: le power unit 2026 hanno funzionato. Meglio del previsto, molto meglio del 2014. I team hanno macinato chilometri, non sono esplosi, hanno iniziato a spingere un po’. Hadjar ha guidato con un sorriso che pareva genuino.

Il resto – le polemiche, la security, il timing fantasma – è contorno. Certo, un contorno che irrita e distrae. Ma la sostanza tecnica del lunedì 27 gennaio 2026 è solida. Queste auto esistono, girano, funzionano.

Ora si tratta di capire quanto siano competitive davvero. E per quello servono altri giorni, altri giri, meno segreti.