F1 2026, cinque squadre già in ritardo: da Melbourne si capisce chi ha sbagliato i conti
Melbourne ha una qualità rara nel calendario: arriva presto, fa caldo, e non mente. Il primo Gran Premio di una nuova era regolamentare è uno specchio impietoso. Chi ha capito le regole, chi le ha interpretate, chi ci ha scommesso tutto e ha perso. Il resoconto è già piuttosto chiaro.
McLaren: il prezzo di essere clienti
Cinquanta secondi da George Russell. Un secondo al giro. Andrea Stella ha cercato di contestualizzare, e in parte ci è riuscito: Norris ha corso in traffico, Russell in aria pulita. Ma anche dimezzando il deficit, il problema rimane.
Il punto non è la vettura — che non è più il benchmark, ma non è nemmeno un disastro. Il punto è l’energia. McLaren non ha ancora capito come gestire il ciclo di recupero e dispiego del motore Mercedes nel proprio pacchetto. Nei rettilinei si perdono decimi che non dovrebbero perdersi. E qui emerge la questione strutturale: un team cliente non ha accesso pieno alla filosofia energetica del fornitore. Può copiare, può chiedere, ma non può sapere davvero. È un limite di condizione, non solo di sviluppo.

Cadillac: benvenuti in Formula 1
Un’auto al traguardo su due è già qualcosa, in un weekend di debutto. Ma il distacco in qualifica — quasi quattro punti percentuali dalla pole — colloca Cadillac in una fascia storicamente precisa: quella dei team debuttanti nel 2010, nessuno dei quali ha mai davvero colmato il gap. Il paragone non è automaticamente una condanna. Ma è un avvertimento che vale la pena tenere a mente.
Alpine: un motore nuovo, un’auto claudicante
L’operazione era ambiziosa: chiudere il programma motoristico di Viry, passare al Mercedes cliente, ripartire con un progetto ripulito. Il ritorno atteso non è arrivato. Gasly e Colapinto sono rimasti lontani dalla Q3 per tutto il weekend, con un distacco di un secondo e mezzo da Russell — che usa lo stesso propulsore, ma in condizioni di fabbrica.
Il team parla di uno squilibrio aerodinamico nelle curve veloci, una sorta di infortunio da gestire. La speranza è una correzione entro il GP del Giappone. Nel frattempo, un punto in classifica costruttori è un risultato che stride con tutto il rumore prodotto nell’ultimo anno e mezzo.
Williams: il peso del segreto mal tenuto
James Vowles ha ammesso quello che le prestazioni in pista dicevano già da settimane: la vettura è pesante. La dichiarazione è arrivata tardi, dopo mesi di domande eluse con una certa goffaggine diplomatica. “Una grande quantità di massa da rimuovere” è la formula scelta. Una frase che, tradotta in ingegneria, significa mesi di lavoro e un rischio concreto di stagione sprecata.
Williams aveva sacrificato il 2025 per arrivare al 2026 con un progetto solido. Il risultato è una macchina che vive in una terra di nessuno tra il gruppo di centro e i ritardatari. . Non è l’inizio previsto.

Aston Martin: il superteam che circola
Lance Stroll ha scelto la parola giusta: “circolare”. Non correre — circolare. Sessantaquattro giri completati in gara da entrambe le vetture, il risultato più alto del weekend per un team che nelle sessioni precedenti aveva accumulato una lista di problemi strutturali legati alle vibrazioni del nuovo pacchetto Honda.
Il fatto che le contromisure abbiano funzionato abbastanza da finire la gara è presentato come una notizia positiva. E tecnicamente lo è. Ma quando il traguardo stesso diventa un obiettivo straordinario, la prospettiva si è già spostata molto lontano da dove Lawrence Stroll aveva immaginato di essere a marzo 2026.
Melbourne non decide una stagione. Ma rivela le fondamenta. E alcune, a quanto pare, non erano pronte per quello che ci si aspettava di costruirci sopra.
— Vittorio Gravel, Linea Laterale

