I test invernali non sono mai la verità assoluta. Ma sono l’unica verità che abbiamo. E questa, per alcune squadre, fa già male.
Il metronomio tedesco
Mercedes ha fatto quello che Mercedes sa fare meglio: girare. Più giri di chiunque altro, nonostante un cambio di power unit sull’ultima giornata. Nella storia recente della Formula 1, quando una squadra raccoglie dati in modo così sistematico mentre le rivali inseguono l’affidabilità, il gap in gara tende ad ampliarsi, non a ridursi.
George Russell ha ammesso che il gap sull’energy harvesting rispetto a Red Bull si è ridotto nel corso dei test — un vantaggio che si è esteso gradualmente anche alle altre squadre motorizzate Mercedes. Lo ha detto con la flemma di chi sa già di essere davanti. Gli altri team, tutti, indicano Mercedes come favorita in Australia. Quando il paddock è unanime, di solito non sbaglia.
Ferrari: bella, rapida, ancora un po’ nervosa
La Ferrari ha convinto con i dettagli: l’ala posteriore invertita, il winglet dietro lo scarico. Leclerc ha firmato il miglior tempo assoluto. Ma i long run raccontano un’altra storia: qualcosa separa ancora la vettura di Maranello da Mercedes quando la benzina scende e le gomme lavorano.
Il dato incoraggiante è la traiettoria. La macchina era instabile e mobile nelle prime giornate, e si è progressivamente stabilizzata. Un’ingegneria che impara velocemente è un’ingegneria che preoccupa gli avversari.

Red Bull e l’ombra di Verstappen
Senza Max Verstappen al volante, la Red Bull probabilmente non sarebbe al quarto posto. Con lui, la macchina sembra competitiva. Il problema è che il gap accumulato nel corso dei test è reale: era benchmark nella prima settimana, poi Mercedes e Ferrari l’hanno eclissata, mentre la McLaren campione in carica si è portata sostanzialmente al suo stesso livello.
Il motore nuovo mostra caratteristiche interessanti in deployment, ma c’è del lavoro da fare.
Il midfield: Haas solida, Alpine promettente, Racing Bulls da capire
Haas è, ancora una volta, la squadra che fa le cose senza fare rumore. Macchina bilanciata, piloti soddisfatti, nessun dramma. Non è emozionante da raccontare. È però il modello di sviluppo più sano del gruppo di centro.
Alpine ha scommesso tutto sul 2026, rinunciando allo sviluppo della vettura precedente prima di qualsiasi altra squadra. Il rischio era enorme. Per ora, la scommessa regge: la monoposto francese è la terza migliore tra le Mercedes-powered, davanti alla Williams.
Racing Bulls è solida ma non scintillante. Audi migliora ogni giorno, il che è già una notizia positiva per una squadra al primo anno con il proprio motore.

Aston Martin: il caso più difficile da leggere
Il paradosso di questo test è tutto qui: la squadra in posizione peggiore potrebbe non avere la macchina peggiore. L’Aston Martin ha girato poco, accumulato problemi, e non ha avuto il tempo di lavorare sulle strategie di energy management — che nel 2026 sono la vera competenza nascosta.
Mike Krack lo ha detto senza giri di parole. A volte la chiarezza è già un segnale.
Melbourne dirà chi ha recitato in Bahrain e chi invece ha mostrato il vero. Nel frattempo, la gerarchia esiste. E chi finge di non vederla, di solito è quello che la teme di più.
Dal paddock, la velocità diventa umana.

