Aston Martin cerca il quinto team principal in cinque anni: nel mirino c’è Jonathan Wheatley di Audi

C’è un momento, nella vita di un progetto ambizioso, in cui la quantità di denaro speso smette di essere una garanzia e diventa quasi un’aggravante. Aston Martin è arrivata a quel momento. Di nuovo.

La notizia è semplice: Adrian Newey non vuole fare il team principal. Non lo ha mai voluto davvero. Lo ha fatto perché Andy Cowell, dopo una serie di tensioni interne ancora non del tutto chiarite nei dettagli pubblici, ha preferito uscire piuttosto che condividere il controllo. Newey si è trovato con un doppio incarico — Managing Technical Partner e Team Principal — che non aveva cercato e che, a quanto pare, vuole cedere al più presto.

Il nome in cima alla lista è Jonathan Wheatley. Ex capo della strategia e delle operazioni in gara alla Red Bull, ora team principal dell’Audi F1 da meno di un anno.

Wheatley: l’uomo giusto, nel posto sbagliato, al momento peggiore

Wheatley conosce Newey. Hanno lavorato insieme per anni a Milton Keynes, con quella sintonia operativa che si costruisce solo stando dalla stessa parte del muretto. Capisce come funziona la testa di un progettista di quella levatura, sa cosa significa gestire una struttura tecnica ad alta tensione senza calpestare i confini sbagliati.

Su carta, è una scelta logica.

Il problema è che Wheatley è appena arrivato ad Audi. Meno di dodici mesi fa ha firmato quello che sembrava un mandato di lungo periodo per costruire qualcosa di nuovo a Hinwil. Se sta già guardando altrove — o se qualcuno sta guardando lui con successo — significa che qualcosa in quella costruzione non sta andando come previsto. Le ragioni, per ora, rimangono nell’ombra dei comunicati ufficiali.

E anche se Aston Martin riuscisse a portarlo via, i mesi di transizione restano un vuoto operativo che nessuna firma futura può colmare nell’immediato.

Il quinto. In cinque anni.

Vale la pena fermarsici sopra.

Otmar Szafnauer. Mike Krack, nella prima versione. Andy Cowell. Newey in carica provvisoria. E ora si cerca il numero cinque.

Cinque team principal in cinque anni non è un segnale di ambizione. È un segnale di qualcosa che non funziona strutturalmente, indipendentemente da chi siede alla scrivania. Il problema non è mai stato la persona. Il problema è il contesto dentro cui quella persona viene inserita — e che finora non è riuscito a trattenere nessuno abbastanza a lungo.

Lawrence Stroll ha costruito una fabbrica all’avanguardia, ha assoldato talenti di primo livello, ha firmato con Honda e ha convinto Newey a lasciare la Red Bull. Tutto reale. Tutto costoso. Tutto, in teoria, corretto.

Ma una squadra di Formula 1 non è una collezione di asset. È una macchina politica e umana che funziona solo quando le linee di comando sono chiare, stabili e condivise da chi ci lavora dentro. Aston Martin, al momento, non ha quella chiarezza.

Il vero costo dell’instabilità

C’è un dettaglio che racconta molto più delle voci di mercato: Newey ha criticato pubblicamente Honda dopo Melbourne. Chi conosce la cultura giapponese sa che certe cose non si fanno. Non perché sia un tabù formale, ma perché compromettono la fiducia operativa che è alla base di ogni collaborazione tecnica seria.

Aston Martin ha bisogno di un’unità di intenti proprio ora, quando la stagione 2026 stenta a decollare e le pressioni sul pacchetto Honda sono già evidenti. Aggiungere instabilità al vertice non alleggerisce quella pressione.

Un team principal non è solo un gestore di logistica e media. È il punto di equilibrio tra le ambizioni del proprietario, le esigenze del progettista e la realtà quotidiana di una squadra che corre ogni due settimane.

Wheatley potrebbe essere quella figura. Ma portarlo via da Audi richiede tempo, denaro e — soprattutto — una risposta onesta alla domanda che Aston Martin non si è ancora posta pubblicamente: perché continuiamo a perdere le persone che scegliamo?


Finché quella domanda resta senza risposta, il nome del prossimo team principal è un dettaglio. Il problema è il frame dentro cui qualunque nome verrà inserito.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.