Hadjar crash Red Bull: test Barcellona 2026 interrotti

Prima la pioggia, poi l’errore. Martedì pomeriggio al Circuit de Barcelona-Catalunya, Isack Hadjar ha mandato la Red Bull RB22 contro le barriere all’ultima curva, chiudendo anzitempo la seconda giornata di test della squadra di Milton Keynes. Dopo oltre cento giri completati lunedì — con il francese più veloce di tutti — il programma si è fermato contro il muro, all’indietro, sotto la pioggia battente.

Non è chiaro quanto grave sia il danno, ma Laurent Mekies, team principal della Red Bull, ha confermato che la priorità è capire se e quando la macchina potrà tornare in pista. Il problema non è tanto tecnico quanto logistico: alla Red Bull resta un solo giorno di test su cinque totali disponibili, e le monoposto 2026 sono nuove di zecca, ricambi compresi

Un incidente che pesa: cosa è successo davvero

Hadjar stava completando il primo giro con gomme intermedie, dopo essere passato dalle full wet. Pista ancora bagnata, condizioni borderline. L’errore — se di errore si è trattato — si è consumato in pochi secondi alla curva 14, veloce e insidiosa. La parte posteriore della RB22 ha preso il muro, danneggiando ala e sospensioni.

Il test, a porte chiuse e senza giornalisti accreditati in circuito, è stato organizzato dalla FIA per dare alle squadre tre giorni di prove tra il 26 e il 30 gennaio, prima dei test ufficiali di Bahrain a febbraio. Red Bull aveva scelto di correre lunedì e martedì, riservandosi il terzo slot per mercoledì, giovedì o venerdì. La decisione di scendere in pista anche con la pioggia — scelta già discutibile — è costata cara.

Mekies: cosa fare ora?

“Cercheremo di fare del nostro meglio per riparare la macchina e vedere cosa possiamo fare nei prossimi giorni”, ha dichiarato Mekies senza nascondere l’incertezza. La valutazione del danno è ancora in corso, e solo nelle prossime ore sarà chiaro se Red Bull potrà utilizzare l’ultimo giorno disponibile.

Il rischio è che Max Verstappen, che martedì aveva completato solo pochi giri al mattino prima dell’arrivo della pioggia, perda completamente il suo slot di sviluppo. Il quattro volte campione del mondo ha bisogno di girare con la RB22, anche se il vero banco di prova sarà Bahrain. Ma partire da Barcellona con una giornata e mezza invece di tre è tutt’altro che ideale.

“La checklist è troppo lunga per essere completata in pochi giorni a Barcellona”, ha ammesso Mekies. E con un incidente che toglie ore preziose, la flessibilità diventa sopravvivenza.

La RB22: una bestia nuova, con regole nuove

La Red Bull RB22 è stata svelata solo poche ore prima del via ai test, lunedì mattina. Equipaggiata con il motore Red Bull Ford DM01 — tributo al compianto Dietrich Mateschitz — la monoposto incarna il nuovo regolamento tecnico 2026.

Le modifiche sono radicali: aerodinamica attiva che sostituisce il DRS tradizionale, rapporto quasi 50/50 tra potenza termica ed elettrica, riduzione di 30 kg di peso, larghezza e altezza ridotte per rendere le monoposto più agili. In compenso, c’è il Manual Override Mode, un boost elettrico on-demand utilizzabile in fase di sorpasso.

Sul fronte aerodinamico, l’ala anteriore della RB22 concentra gran parte del carico sulla zona esterna, vicino alle estremità, per deviare l’aria attorno alle ruote e ridurre la turbolenza. I pannelli laterali sono stati assottigliati al limite, lasciando parzialmente esposta la struttura di protezione laterale per migliorare l’efficienza aerodinamica e la velocità in rettilineo.

Tutto molto bello sulla carta. Tutto molto fragile nei test, quando piove e hai ventun anni.

Hadjar: il ragazzo giusto al momento (quasi) giusto

Isack Hadjar ha 21 anni, è francese di origini algerine, e ha appena concluso una stagione d’esordio solida con Racing Bulls. Podio a Zandvoort — il più giovane francese e primo pilota arabo a salirci — quinto in qualifica in Brasile, 51 punti totali e decimo in classifica.

La promozione in Red Bull al fianco di Verstappen è stata annunciata a dicembre, dopo una stagione in cui ha battuto Liam Lawson 15-6 nelle qualifiche e 12-8 nelle gare. Yuki Tsunoda, il favorito di molti osservatori, è stato sacrificato e retrocesso a collaudatore.

Hadjar è il prodotto del vivaio Red Bull, cresciuto tra Formula 2, Formula 3, e un anno di apprendistato in F1. A Barcellona doveva confermare, impressionare, abituarsi. Lunedì, con 100 giri e miglior tempo, ci era riuscito. Martedì, con un testacoda sotto la pioggia, ha ricordato a tutti che la gavetta non è ancora finita

La politica del box: Ford, Milton Keynes, e un’era nuova

Il rapporto tra Red Bull e Ford è uno dei pilastri del progetto 2026. Annunciato nel febbraio 2023, il matrimonio tecnico prevede lo sviluppo congiunto della power unit fino almeno al 2030. Ford porta esperienza, risorse, e un nome che in F1 ha conquistato 10 titoli costruttori e 13 mondiali piloti.

Il lancio della stagione 2026 è stato fissato a Detroit, casa madre di Ford, per sottolineare il legame strategico tra i due marchi. Christian Horner ha parlato di “esperienza OEM fondamentale per competere come motorista indipendente.

Ma il successo tecnico dipende anche dai chilometri macinati nei test. E con un incidente che brucia un terzo del programma, la fiducia comincia a vacillare.

Mercoledì a Montmeló: silenzio radio

Red Bull ha confermato che mercoledì non scenderà in pista, concentrandosi sulla valutazione del danno e sulla riparazione della monoposto. Le altre squadre — McLaren e Aston Martin in testa — hanno ancora giorni interi da sfruttare.

La segretezza imposta dalla FIA rende difficile capire chi è davanti e chi è indietro. Non ci sono tempi ufficiali, non ci sono giornalisti, non ci sono foto. Solo voci, rumors di paddock, e qualche scatto rubato dai tifosi appostati fuori dal circuito.

Per la Red Bull, però, il silenzio di mercoledì non è strategia. È necessità.

Conclusioni: errore o sfortuna?

Un testacoda sotto la pioggia può capitare a chiunque. A ventun anni, al secondo giorno con una macchina completamente nuova, con regole mai viste prima, può capitare ancora di più. Hadjar non ha perso il talento mostrato lunedì, né la fiducia della Red Bull.

Ma ha perso tempo. E nel 2026, con regolamenti rivoluzionari, power unit inedite e aerodinamica attiva, il tempo è tutto. Mekies lo sa, Verstappen lo sa, Ford lo sa.

Ora tocca ai meccanici. Poi, forse, si torna in pista. Senza urlare. Solo a lavorare.