Gianpiero Lambiase è stato, per anni, la voce più ascoltata nel paddock senza un casco in testa. L’ingegnere di gara di Verstappen. Quello che sapeva quando spingere e quando tacere, quando il campione aveva bisogno di numeri e quando di silenzio. Alla scadenza del contratto, andrà alla McLaren.
McLaren, che nel frattempo si era già presa Rob Marshall, ex capo progettista Red Bull, ora titolare dello stesso ruolo a Woking e Will Courtenay, che a Milton Keynes gestiva la strategia. Lambiase li ritroverà entrambi. Non è una coincidenza. È un progetto.
Una porta girevole ma in una sola direzione
Da quando Dietrich Mateschitz è morto nel 2022, la lista delle uscite da Red Bull è diventata troppo lunga per essere letta come fisiologica. Christian Horner è stato licenziato. Helmut Marko è stato pensionato. Adrian Newey se n’è andato. Jonathan Wheatley se n’è andato. Craig Skinner, Matt Caller, Ole Schack, il meccanico capo di Verstappen, il meccanico di lungo corso. Persone che non fanno notizia finché ti mancano.
Non si tratta di turnover ordinario in un’organizzazione da mille dipendenti. Si tratta di chi fissava la direzione tecnica, chi portava in sala riunioni dieci anni di scelte sbagliate già fatte e quindi non da rifare. Questo tipo di memoria non si trasferisce con rimescolamento dell’organigramma.
Red Bull risponde oggi a Laurent Mekies e, sopra di lui, alla struttura corporate austriaca guidata da Oliver Mintzlaff. Mekies ha dimostrato capacità di gestione. Ma il capitolo che sta scrivendo non è quello che ha reso dominante il team tra il 2021 e il 2023 e lui lo sa.

La questione Verstappen
Lambiase non è solo un tecnico che cambia squadra. È la relazione di lavoro più solida che Verstappen abbia mai avuto in Formula 1, costruita gara per gara, in anni di allineamenti tattici e di silenzi radio che pesavano quanto le parole. Trovare qualcuno con cui ricostruire quella stessa sintonia richiede tempo, quanto tempo, nessuno può dirlo con onestà.
Verstappen ha 28 anni. L’età non è il problema. Il problema è il contesto. La macchina non funziona, i tecnici che conosce se ne vanno uno dopo l’altro, e la settimana scorsa era al Paul Ricard a guardare il GT World Challenge Europe con un’attenzione che non sembrava casuale. Non serve costruire narrative: basta guardare dove guarda lui.

Quello che rimane a Milton Keynes
Red Bull ha ancora una struttura, ha ancora risorse, ha ancora un pilota che quando vuole e quando la macchina risponde, rimane il migliore in pista. Ma il 2026 ha portato una vettura deludente e un’unità ibrida di propulsione proprio che, dopo anni di investimento, non ha prodotto il vantaggio atteso.
Mekies ha bisogno di portare dentro nomi veri, non solo di contenere le perdite. Le grandi acquisizioni della Red Bull di metà anni Duemila: Newey dalla Williams, Marshall dal Renault campione del mondo, avevano cambiato la storia del team. Ora quella storia si ripete, ma dall’altra parte del tavolo.
McLaren ha capito da tempo che i campionati si costruiscono anche fuori pista, tra rinnovi e contratti e telefonate private. Red Bull lo sapeva meglio di chiunque. Adesso perà deve smettere di guardare al suo passato.

