Meta: La difesa del titolo McLaren si è aperta con un doppio DNS in Cina e 80 punti di ritardo. Non è solo sfortuna: è una storia tecnica e politica insieme.
C’è una frase di Andrea Stella che vale più di qualsiasi dato di telemetria. Dopo il doppio ritiro in Cina — due vetture ferme in griglia, stesso componente, stesso fornitore — il team principal della McLaren ha scelto le parole con cura: “This is an area of the car which is not under McLaren’s control.
Tradotto: abbiamo un motore Mercedes, ma non riusciamo a tirargli fuori quello che Mercedes ci tira fuori.
È qui che comincia il vero problema del 2026.

Un cliente che non conosce la casa
La McLaren arriva a questa stagione da campione del mondo in carica. Norris ha vinto il titolo piloti, la squadra ha dominato la seconda metà del 2024. Poi arrivano i nuovi regolamenti, il nuovo ciclo ibrido, la potenza ridisegnata — e improvvisamente Woking scopre di condividere il motore con chi quel motore lo ha progettato, sviluppato e ottimizzato da dentro.
A Melbourne il gap in qualifica era di oltre otto decimi. Cinquanta secondi nella gara. Non è un problema di set-up. È un problema epistemologico: la McLaren non sapeva ancora cosa stava guidando.
Stella ha ammesso che le prestazioni della Mercedes in qualifica a Melbourne hanno lasciato Woking visibilmente disorientata — termine che nel lessico diplomatico del paddock equivale a uno schiaffo. Hanno lavorato, hanno chiuso parzialmente il gap in Cina. Ma chiudere il gap significa anche ammettere che esisteva.
Il telaio corto e le sue conseguenze
C’è una scelta progettuale che ora pesa: il passo corto. McLaren ha optato per un’auto più compatta nel 2026, con l’obiettivo dichiarato di avere una finestra di bilanciamento più ampia spostando il zavorra. Vantaggio di peso, flessibilità di set-up.
Il problema è che un passo corto significa meno superficie del fondo, quindi meno deportanza. E in questo ciclo regolamentare, dove l’ibrido raccoglie energia anche attraverso il comportamento meccanico dell’auto in curva, meno grip all’uscita significa meno energia recuperata. Le conseguenze si moltiplicano.
Mercedes ha un’auto più lunga, più piantata, e raccoglie meglio. La McLaren si agita per trovare trazione e spreca quello che dovrebbe incamerare. È un circolo vizioso elegante nella sua crudeltà tecnica.

La parola che conta: underdeveloped
Stella ha definito la MCL39 “leggermente sottosviluppata”. Non è un’ammissione di errore — è peggio. Un errore si corregge. Un’auto concettualmente giusta ma non ancora sviluppata abbastanza richiede tempo, risorse e la certezza che il percorso scelto sia quello giusto.
Nel 2023 McLaren ha stravolto il concetto aerodinamico. Qui dice di non doverlo fare. Ma Miami — quarto appuntamento, inizio maggio — è indicata come il banco di prova reale. Fino ad allora, si raccolgono punti dove si può e si impara.
Ottanta punti di ritardo da Mercedes con due gare e una sprint all’attivo. Per contestualizzare: è il peggior inizio di una difesa del titolo dalla Ferrari a zero punti nelle prime tre gare del 2009.
La McLaren ha dimostrato negli ultimi due anni di saper sviluppare meglio di chiunque. Ma quello era un altro ciclo, un’altra macchina, un altro quadro competitivo. Il talento non scade, ma non si trasferisce automaticamente. E nel frattempo, il campione del mondo non sa ancora come girare la chiave nel modo giusto.
Miami, quindi. Con un mese in più di lavoro, con più dati, con meno urgenza di fare bella figura. Se la MCL39 arriverà a Miami come una macchina diversa, la stagione si riaprirà. Se arriverà uguale, la domanda cambierà: non quando recupera, ma se.
Vittorio Gravel — Linea Laterale Dal bordo della pista, la velocità torna umana.

