Il Mercato del Futsal Italiano è un Ossimoro

Il cosiddetto “mercato” del futsal italiano è appunto cosìdetto, più una speranza che una realtà. Chiamarlo mercato è come chiamare un monolocale “attico di lusso”, tecnicamente puoi farlo, ma ti prendi in giro da solo. Siamo nel 2025, il Meta Catania vince scudetti e gioca l’UEFA Futsal Champions League, ma sulla carta siamo ancora nella Lega Nazionale Dilettanti. Dilettanti. Come il torneo di bocce del paese.​

le Cifre Sono Tutto e Qui Non Esistono

Nel calcio, quello che la gente segue davvero, le cifre sono ossigeno puro per i tifosi. Raspadori all’Atletico Madrid per 26 milioni? Tutti ne parlano. Krstovic al’Atalanta per 25 milioni più il 10% sulla rivendita? Dibattito acceso per settimane. Le cifre generano attenzione, alimentano discussioni, creano aspettativa. Sono il carburante del marketing sportivo.​

E nel futsal? Silenzio tombale. Qualche coraggioso ha stimato che i giocatori della Serie A guadagnino tra i 6.000 e i 10.000 euro al mese, con leggende come certi portoghesi o brasiliani che avrebbero toccato i 300.000 euro annui. Ma sono voci, sussurri, mai conferme. Come se rivelare uno stipendio fosse un segreto di Stato. Risultato? Zero hype, zero interesse mediatico, zero crescita del movimento.​

Comunicati Stampa: L’Arte di Non Dire Nulla

Poi ci sono i trasferimenti a metà stagione. Un giocatore cambia casacca? Il comunicato è sempre lo stesso, vuoto come una promessa elettorale: “La società XY comunica l’arrivo del giocatore Z”. Fine. Nessun motivo, nessuna spiegazione, nessun retroscena. Sembra un annuncio di compravendita sui vecchi giornali di provincia: “Vendo Ape Piaggio, no perditempo”.​

E quando un allenatore viene esonerato? Ecco il capolavoro dell’ipocrisia: “La società ringrazia il mister per il lavoro svolto”. Davvero? Se lo cacciate a gennaio è perché quel lavoro non aveva portato risultati, non perché volete fargli un favore. Chiamiamo le cose col loro nome: è un licenziamento, non una cerimonia di premiazione.​

Il Paradosso

Il punto è che il futsal italiano vive la sua commedia dell’assurdo. Da un lato strombazza “dinamiche, standard organizzativi e visibilità” vantando un “un prodotto professionistico”. Dall’altro resta incastrato nella gabbia del dilettantismo formale e non solo legilslativo. ​

Tutto resta nell’ombra. E intanto tutti sanno, tutti parlano, in un movimento di voci sotterranee che dimostrano solo una cosa: questa disciplina si è arenata su una spiaggia fatta di sabbiose menzogne. Un ecosistema dove l’omertà regna sovrana e la trasparenza è solo una parola che fa figo nei comunicati stampa.​

Finché il futsal italiano non avrà il coraggio di fare il salto, professionalizzarsi per davvero, rendere pubbliche le cifre, raccontare le storie, resterà quello che è oggi: un grande sport con un pessimo storytelling. E nel 2025, senza storytelling, sei semplicemente invisibile.

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