Hamilton, Leclerc e il Messico: la linea che la Ferrari non aveva mai attraversato
Non è la prima lite dell’anno tra Hamilton e Leclerc. È la terza, ma stavolta Vasseur parla di rispetto, non di strategia.
Alla curva 4 del Gran Premio del Messico la Ferrari viaggiava con entrambe le macchine davanti a tutti. Per Vasseur, quel dato bastava già a dire che la corsa era chiusa: in Messico i sorpassi sono talmente rari che fatica a ricordarne uno, forse bisogna risalire alla fine degli anni Settanta.
Invece la vittoria se la sono tolta da soli. Leclerc ha tagliato la traiettoria tra la curva 4 e la curva 5, Hamilton è finito largo, e in mezzo ai due si è infilato Max Verstappen, che si è preso la gara.
Non è la prima lite dell’anno tra i due piloti della Ferrari, e lo si ricostruisce seguendo tre fonti diverse raccolte da The Race: una dichiarazione a caldo, un passaggio a Canal+, il comunicato ufficiale della squadra. A Zandvoort, in agosto, la frizione era nata dalla strategia: Hamilton aveva chiuso quarto, Leclerc quinto, e l’inglese non aveva nascosto la frustrazione per una gestione di gara che riteneva gli fosse costata il podio. A Monza, un mese dopo, lo scontro era arrivato in pista, al primo giro, un contatto che lo stesso Leclerc, a caldo, aveva ammesso di aver spinto oltre il limite.
Una questione di rispetto
Quello che cambia, stavolta, è il registro. Vasseur non ha parlato di strategia sbagliata o di esecuzione imperfetta. Ha parlato di rispetto. A Canal+, subito dopo la bandiera a scacchi, ha detto che fatica a digerire l’accaduto, che è mancanza di rispetto per chi lavora, che la vittoria persa gli è rimasta in gola. E che i suoi piloti non corrono solo per se stessi.
Nel comunicato ufficiale della Ferrari, uscito a ridosso della gara, il discorso si è allargato: il rispetto che Vasseur si aspetta riguarda il marchio, la squadra, gli sponsor e, soprattutto, le duemila persone che lavorano a Maranello, giorno e notte, per migliorare la macchina e portare gli aggiornamenti in pista.

La stoccata di Hamilton
Hamilton non si è tirato fuori dalle responsabilità. Ammette di aver frenato tardi e di essere finito largo, proprio per lasciare strada a Verstappen. Ma la lettura che dà dell’episodio è un’altra: l’attacco di Leclerc, dice, non era necessario, e ogni decisione in pista pesa su chi lavora dietro le quinte. Fa parte del contratto, aggiunge, lavorare da squadra, cosa che oggi si poteva fare senza troppi sforzi.
A Leclerc, che ha ventotto anni, riserva una stoccata diretta: non è una questione di età, è una questione di mentalità, quella del vinco io o non vince nessuno. Cita Silverstone come controesempio. Lì avrebbe potuto spingerlo fuori pista e non lo ha fatto, accontentandosi di un uno-tre che, dice, gli andava bene lo stesso. Da mesi chiede regole di ingaggio più chiare, ma non è convinto che servirebbero a molto, e ammette che fino a oggi, di fatto, non è cambiato nulla.
Leclerc non la vede così. A suo giudizio Hamilton era stato altrettanto aggressivo, e la vera irritazione del compagno di squadra riguarderebbe più la gestione della sanzione tra le curve 4 e 5 che la manovra in sé. Ne parleranno, dice, ma senza bisogno di un confronto speciale.
Quattro giorni a Interlagos
Vasseur vuole un confronto prima del Brasile, dove la Ferrari corre tra quattro giorni. Ne discuteranno stasera, dice, sistemeranno la cosa domani, e poi si correrà.
È la terza volta quest’anno che Vasseur deve ricucire qualcosa tra i suoi due piloti. Le prime due erano questioni di strategia e di esecuzione, cose che si sistemano con un debriefing e qualche correzione di rotta. Stavolta ha scelto la parola rispetto, e quella non si aggiusta con un debriefing.
Tra Maranello e Interlagos ci sono quattro giorni. Potrebbero non bastare.

