Cioè, la rivista che è stata in edicola ininterrottamente dal 1980 fino a gennaio di quest’anno, ha annunciato che non uscirà più con la consueta cadenza quindicinale. Con una formula del tipo “esce quando può”, l’annuncio comparso sul profilo Instagram segna la fine di una delle riviste per adolescenti più longeve d’Italia. Panini, editore dal 2009, getta la spugna. Quarantacinque anni di articoli indimenticabili come “Madonna con il rossetto che ti sfida” devono arrendersi all’abbondanza digitale di contenuti con lo stesso livello di rilevanza di una dissertazione sui tagliaunghie.
Forse Cioè non voleva essere Cioè. Forse voleva essere Vogue. Fare tendenza, essere rilevante, rivoluzionare il linguaggio della moda. Poi, una mattina di mezza estate al tavolo di un’autentica bettola a due passi dal mare, ha deciso che era meglio essere Cioè. Forse perché quella era in fondo l’unica via percorribile: la strada della perpetua leggerezza. Ha deciso che era meglio allegare una gomma a forma di cuore alla rivista. O era una patata di Colfiorito? Mi confondo sempre.
Qauttro anni dopo, quella che allora fu percepita come una minaccia s’è rivelata la previsione che è sempre stata: la finestra su un futuro che era l’unico possibile. La strada dell’inconsistenza porta sempre alla stessa destinazione, il fallimento. Non importa quanto provi a fingere, sei quello che sei. Se vendi rossetti a forma di polpo, sei un venditore di rossetti a forma di polpo.
James Bay canterebbe: “Why don’t you be you and I’ll be me?” E abbiamo visto come è andata a finire.
Ma non era questo l’argomento rilevante di questa settimana, no? L’elefante nella stanza. Sicuri?

Potrei farne una rubrica, “The Elephant in the Room”. S’è liberato molto spazio in un certo ambito, potrebbe essere l’occasione per riempirlo completamente. Perché, ad esempio, se il futsal italiano aspira a una qualche rilevanza mediatica, anche solo marginale, non può prescindere da una certa linea editoriale.
Quando si dimette un direttore sportivo dopo una sconfitta rovinosa in una società di massima divisione, quello diventa l’unico argomento di cui gli addetti ai lavori discutono. Si parla dell’accaduto, si analizzano le ragioni, si criticano certe scelte, se ne elogiano altre. Si usa una controversia palese per generare una conversazione che sappiamo bene non sarà sempre civile.
Nel post-partita di Napoli-Inter s’è parlato della lite verbale tra Lautaro e Conte, del rigore e delle dichiarazioni sia dell’allenatore del Napoli che della dirigenza interista. Il racconto della partita è l’incipit di una storia, non la storia stessa. E nel calcio a 5 italiano, cosa accade il lunedì o appena terminate le partite? Zero critica, zero controversia. Solo tabellini e commenti edulcorati per non “offendere” nessuno, soprattutto se quel nessuno paga per le interviste pubblicate.
E poi vi stupite che non importi a nessuno.

