Hamilton, il messaggio radio che non ha mai sentito a Singapore

Il muretto Ferrari chiama due vetture ai box durante la virtual safety car di Marina Bay. Una rientra, l’altra no.

A fermare la gara, per qualche istante, è l’Aston Martin di Lance Stroll, ferma in pista. Charles Leclerc e Kimi Antonelli, ancora su gomme medie, colgono l’occasione per un pit economico. Lewis Hamilton, che era già passato alle soft dopo il primo stint sulla mescola più dura, resta fuori. Se fosse rientrato, sarebbe uscito davanti a Lando Norris, che aveva già fermato la propria McLaren qualche giro prima della VSC guadagnando con l’undercut. Restando in pista, Hamilton si condanna a un ipotetico one-stop fino alla bandiera a scacchi, con un secondo stint su gomme già logore e lungo quanto nessun’altra strategia del weekend avrebbe mai consigliato.

Il guasto

La spiegazione arriva solo dopo. Per qualche minuto, proprio in coincidenza con l’ingresso della VSC, le comunicazioni radio tra il muretto e la vettura di Hamilton sembrano avere dei problemi. L’onboard mostra una distorsione evidente proprio dall’inizio della virtual safety car. La Ferrari è categorica: richiama ai box Hamilton in contemporanea con Leclerc, intorno a curva 16. Il messaggio però non arriva, o non nel modo in cui dovrebbe arrivare un ordine di squadra. Nemmeno l’avviso di fine VSC, che va sempre comunicato per tenere il pilota pronto a ripartire, raggiunge Hamilton. Il guasto si risolve da solo, pochi minuti dopo. A fine gara Hamilton si scusa via radio per la chiamata strategica sbagliata.

Due versioni

Hamilton non si presenta in sala stampa. La Ferrari parla di un malore, confermato dal medico della FIA, che lo esonera dagli obblighi post gara. A parlare, allora, è Fred Vasseur, già insofferente per le troppe domande sull’episodio nel suo debrief: «Abbiamo chiamato due macchine. “Ragazzi, fermatevi dietro alla VSC.” Uno dei miei ha detto: “no, preferisco restare in pista.” Ha detto: “ho mancato l’ingresso box.” Non date la colpa alla squadra.» La versione diffusa da Ferrari a nome di Hamilton dice solo: «la squadra mi ha chiamato ma ho mancato l’ingresso.» Due frasi che raccontano cose diverse: la prima una scelta, la seconda un errore. Nessuna delle due racconta il guasto radio che, per qualche minuto, ha reso impossibile sapere con certezza quale fosse la verità.

Il crollo

Hamilton rilancia, prova a far funzionare il one-stop da lì in avanti, e tiene le soft dieci giri più a lungo di qualunque altro big del gruppo. Qualche giro dopo, il muretto prova a richiamarlo per un two-stop regolare: costerebbe posizioni, ma garantirebbe gomme fresche e un margine di giri per rientrare su Antonelli e le due McLaren. Ferrari calcola che mancano sei giri per rendere sostenibile il one-stop. Hamilton ribatte che, se le posizioni le perde comunque, tanto vale provare a resistere fino a un’eventuale nuova safety car. Il muretto gli lascia libertà di tentare. Non funziona. Le soft reggono ancora per un po’, poi crollano negli ultimi dieci giri: ogni suo giro scende sotto l’1’38″6, da uno a due secondi più lento degli avversari. Perfino Oscar Piastri, fermatosi per una foratura lenta non programmata, lo raggiunge e lo supera.

«Lezione dolorosa, ma mi prendo piena responsabilità per le decisioni che ho preso», dice Hamilton. Del guasto, quello vero, nelle dichiarazioni ufficiali non resta traccia.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.