Come sempre, all’inizio la risposta breve al quesito posto nel titolo: no, non esiste.
Non nell’accezione che comunemente leghiamo a quello ben più noto: il calciomercato.
Se ci prendiamo la briga di sfogliare il Devoto-Oli – che per i distratti è il dizionario di riferimento della lingua italiana, l’unico ancora a pagamento – leggiamo: “Luogo fisico o ideale dove avvengono acquisti e vendite di beni o servizi, caratterizzato da incontro tra domanda e offerta”.
Nel calcio professionistico, i due mercanti sono spesso rappresentati dai club che controllano il contratto in essere del giocatore. Dopo la sentenza Bosman, nel calcio sono apparsi i cosiddetti free agents, cioè quei giocatori che alla scadenza del contratto sono liberi di accasarsi presso un nuovo club senza costi di cartellino.

Il futsal (calcio a 5 tricolore) è uno sport dilettantistico che non permette legalmente la compravendita dei cartellini. Si tratta quindi, più che di un mercato nell’accezione tradizionale, di un saldo di fine stagione – o di saldi per incendio. Talvolta regolati tramite intermediazione, altre volte gestiti direttamente dall’atleta e da un rappresentante del club.
Al “mercato” del futsal mancano quasi tutte le caratteristiche tipiche del calciomercato: non esiste un costo del cartellino, le cifre degli ingaggi non vengono mai rivelate (nemmeno se fossero la ricetta della Coca-Cola). Insomma, mancano gli elementi che rendono il calciomercato la miniera d’oro giornalistica delle testate specializzate estive.
È più un “ma lo sai che…” al quale aggiungere un nome e una squadra. Una piazza di paese con vecchie sedie di legno dove si raccontano voci ascoltate sempre per caso. Un salone da parrucchiere dove nessuno si preoccupa dell’acconciatura.

Un giochino per presidenti finanziatori che per un po’ si sentono Jorge Mendes, pur senza possedere isole. Trattano atleti per i quali bruciano denaro senza alcun rientro economico. Gli stessi che, quando i soldi finiscono dopo averli gettati al vento, annunciano una squadra “sostenibile”. In realtà, spesso si sono annoiati o hanno scoperto che è meglio investirli in un’attività imprenditoriale.
Ricordate la scorsa stagione? Lo strombazzare sull'”affare Ricardinho”: quello che avrebbe dovuto riempire i palazzetti, portare il futsal italiano in prima pagina, innalzare la disciplina a nuovi livelli. Tutto è finito in un giardino sui colli romani, con una scivolata di troppo.

Come si può, onestamente, strillare al vento d’un “affare sportivo” senza rivelarne i termini economici? Un giocatore è un “buon affare” in relazione al suo costo. Senza quel dato, di quale “mercato” si ciancia?
Non c’è un prezzo, mai. Un velo quasi pietoso andrebbe steso sugli annunci di quei giocatori che via social si dichiarano “aperti a nuove avventure”: il vero saldo per incendio, in senso classico.
Così, tra un autocelebrato “l’ho scritto prima io” e un “ma sono io l’originale”, questa calda estate del futsal si dipanerà fino a settembre. Quando, all’effettivo via, conteremo le squadre rimaste e quanti ultraquarantenni saranno ancora – straordinariamente – competitivi ai nastri di partenza.

