Suzuka doveva essere la festa. Invece era deserto. Due AMR26 che finivano i rettilinei con 20-30 km/h di handicap, la MGU-K spenta tra curva 3 e 6 perché le batterie erano già in crisi, e Alonso che guardava i tempi con quella faccia da “l’ho già visto questo film”. Dieci anni fa con la McLaren almeno entrava in Q2.
Il guaio non è solo mancanza di cavalli. La Honda è indietro nell’endotermica, ma il vero disastro è nel ciclo ibrido. Il deploy e la ricarica non tornano. Apri il gas e la batteria svuota troppo in fretta, quindi la centralina taglia 1000 rpm per non far saltare tutto in aria. Stanno guidando col freno a mano tirato.
A Sakura non dormono. Tre gare, una sola finisher classificata. Shintaro Orihara, l’ingegnere che segue la pista, parla di “migliorare la drivability”. Roba da manuale d’ufficio. In realtà stanno ancora raccogliendo dati base, cose che gli altri avevano archiviato a Natale.
Poi c’è la politica. Il sistema ADUO promette a Honda due upgrade nel 2026 e più ore al banco, ma i tempi sono assassini. L’incontro FIA slitta a maggio. Dopo servono mesi per progettare e validare. Niente di concreto prima della pausa estiva, se va bene.

Forse a Miami arriva un tampone per affidabilità. Ma i numeri veri restano congelati fino all’ok ADUO. E anche quando arriveranno, dovranno prima risolvere il casino della gestione energetica, solo dopo pensare ai cavalli.
Alonso sta vivendo roba peggiore del 2015-2017. I numeri sono crudeli: deficit in qualifica, posizione in griglia, giri completati, tutto peggio degli anni McLaren-Honda. La differenza è che allora il disastro era chiaro a tutti. Oggi c’è l’etichetta “works partnership” che pesa sulle spalle di un quarantaquattrenne che sa bene quanto tempo gli resta.
La squadra prova a togliere peso e migliorare l’aero, ma serve a poco. Nel 2026 il motore è l’ossatura. Se manca quello, il resto è make-up.
Honda sta pagando l’ingresso ritardato nelle regole 2026. L’ADUO è un cerotto, non una cura. E nel paddock chi parte indietro col motore raramente recupera prima della stagione dopo. La domanda non è quando Honda volerà. È se Aston Martin avrà la pazienza di aspettare, o se comincerà a cercare la porta prima che il contratto diventi una gabbia troppo stretta anche per un campione.