Ci sono tornei che esistono perché qualcuno ha tirato fuori il portafoglio, ha stampato un logo e ha detto: facciamolo noi, questo campionato d’Europa. Non la UEFA. Non la FIFA. Noi. Perché sì.
L’European Women’s Futsal Tournament — alla nona edizione, che ci crediate o no — è esattamente questo. Un torneo a inviti, nato nel 2017 per volontà del Futsi Atlético Navalcarnero in occasione del loro venticinquesimo anniversario, con l’intenzione nobile di fare pressione alla UEFA affinché creasse una vera Champions femminile di futsal. L’intenzione era lodevole. Il risultato, nel 2025, è diventato qualcosa di più complicato da raccontare senza sorridere.
Fafe, 28-29 marzo: due giorni, quattro squadre, un copione già scritto
Il 28 e 29 marzo si gioca a Fafe, in Portogallo, ospiti del GRC Nun’Álvares — che, guarda un po’, è anche co-organizzatrice dell’evento insieme alla Braga Football Association. Le squadre? L’Okasa Falconara per l’Italia, il Futsi Atlético Navalcarnero per la Spagna, il KS Górzno Nowy Świt per la Polonia, e le padrone di casa portoghesi.
Se state cercando di capire i gironi senza averli letti, potete comunque immaginarlo: le spagnole contro le italiane, le padrone di casa contro le polacche. Così le portoghesi si qualificano alla finale senza troppi intoppi, le italiane ci provano contro il Navalcarnero, e a fine serata si racconta una storia di equilibrio europeo che ha la stessa credibilità di un tabellone di Wimbledon già deciso prima che scenda in campo un singolo giocatore.
Non è cattiveria. È struttura.

Falconara ci va.
Devo essere onesto, non mi alzo la mattina per controllare i risultati del Falconara. Anche se conosco gente nel futsal femminile che lo fa, e li rispetto. Sono alla loro seconda partecipazione. Hanno vinto il torneo quando l’hanno organizzato ma almeno hanno dovuto battere il Benfica non qualcuno che ha appena scoperto l’esistenza del futsal.
Il presidente della Divisione Calcio a 5, Stefano Castiglia, ha definito l’invito «un grande attestato di stima». Per cosa esattamente non si sa, visto che l’Italia la scorsa stagione non mi sembra che di stima verso portoghesi e spagnoli ne abbia mostrata troppa.
Questo è il torneo dove la squadra organizzatrice ha una tendenza statistica piuttosto evidente, tende a non perderlo. Non è una cospirazione. È che quando sei tu a scegliere chi invitare, quando sei tu a conoscere il palazzetto come il tuo salotto, quando sei tu a gestire la logistica mentre gli altri arrivano stremati da un viaggio low cost — ecco, diciamo che il fattore campo vale più di Djokovic sull’erba.
La Nun’Álvares è una società seria, il futsal portoghese femminile lo è, non sto dicendo che vincono per raggiro. Sto dicendo che il format è costruito in modo tale che chi organizza ha un vantaggio strutturale imbarazzante, e che chiamarla “Champions” — anche ufficiosa — è un esercizio di ottimismo semantico.
Un’asticella settata molto, molto in basso
C’è un detto non scritto nel giornalismo sportivo: se devi paragonare la dignità di qualcosa, il metro di misura dice tutto. E allora, se il riferimento è “ha più dignità di un fallo subito da Bastoni” — uno che ha fatto sembrare Lulù Oliveira e Bryan Carrasco due dilettanti — beh, l’asticella è davvero rasoterra.
Eppure eccoci qui. A guardarlo. A sperare che qualcuno, da qualche parte, stia annotando che il futsal femminile europeo ha bisogno di una vera competizione per club — quella ufficiale, quella UEFA, quella con regole chiare e senza organizzatori che sono anche i favoriti d’obbligo.

Perché continuiamo a guardarlo, allora?
Perché il Navalcarnero resta una delle squadre più forti del continente nel calcio a 5 femminile, e vederle giocare vale sempre. Perché anche i tornei imperfetti, quelli senza troppa gloria, hanno la loro utilità: ricordano a tutti che esiste un movimento, che esistono atlete.
Lo guardo con affetto. Lo guardo con scetticismo. Lo guardo come si guarda un film di cui conosci già il finale ma vai al cinema lo stesso, perché hai già comprato i popcorn e la poltrona è comoda.
Forza a chiunque stia costruendo, ma anche solo pensando, da qualche parte in Europa, ad una vera Champions femminile di futsal.

