McLaren F1 2025: Vittoria Sofferta o Strategia Vincente? La Verità sul Mondiale di Norris

Quando Lando Norris ha tagliato il traguardo di Abu Dhabi portando a casa il titolo mondiale con appena due punti di vantaggio su Max Verstappen, il mondo della Formula 1 si è spaccato in due. Da una parte chi celebrava il successo di McLaren, dall’altra chi accusava il team di Woking di aver reso tutto inutilmente complicato.

McLaren: Dominanti a Inizio Anno, in Affanno al Finale

La stagione 2025 è iniziata con McLaren che sembrava aver trovato la formula magica. La MCL39 era semplicemente inarrivabile nelle prime gare, lasciando presagire un campionato vinto in scioltezza. Con il passare dei mesi, però, il vantaggio si è progressivamente assottigliato fino a trasformarsi in una lotta serrata fino all’ultima curva dell’ultima gara.

Gli errori non sono mancati. La doppia squalifica a Las Vegas è stata un colpo durissimo, mentre l’inspiegabile pasticcio strategico in Qatar ha quasi compromesso tutto. Verstappen, con la sua proverbiale schiettezza, non ha usato giri di parole: “Siamo ancora in lotta solo grazie agli errori altrui, non certo per quello che abbiamo fatto noi. Con una macchina così dominante, avremmo chiuso il campionato mesi fa.

Due Filosofie a Confronto

Ma ridurre tutto a una serie di occasioni sprecate significa non cogliere la complessità della situazione. McLaren e Red Bull hanno seguito percorsi di sviluppo completamente diversi, dettati da priorità strategiche opposte.

Il team britannico ha fatto una scelta coraggiosa: progettare una monoposto aggressiva e performante sin dall’inizio della stagione, per poi interrompere lo sviluppo relativamente presto e concentrare tutte le risorse sulla vettura 2026. Una scommessa ad alto rischio, considerando le nuove regole che entreranno in vigore la prossima stagione.

Red Bull, al contrario, ha continuato a spingere sullo sviluppo fino a tarda stagione. Il nuovo team principal Laurent Mekies ha voluto testare i limiti dell’organizzazione, accettando i rischi di upgrade tardivi per capire meglio punti di forza e debolezze in vista del 2026. Una filosofia opposta, giustificata anche dalla consapevolezza che il passaggio al motore proprietario avrebbe reso il prossimo anno particolarmente rischioso.

La Matematica dello Sviluppo

Andrea Stella, team principal McLaren, ha spiegato con lucidità il dilemma: continuare a sviluppare la MCL39 avrebbe significato “compromettere pesantemente” il 2026. A metà stagione, il team impiegava settimane per guadagnare un singolo punto di carico aerodinamico. Neil Houldey, direttore tecnico per l’ingegneria, ha rivelato che un upgrade completo garantiva appena un decimo di secondo al giro.

“Cercavamo millesimi. Trenta millesimi erano considerati un buon upgrade. Quando arrivi a quel livello, la scelta diventa ovvia: meglio investire sul 2026, dove i margini di miglioramento sono enormi perché i progetti sono ancora agli inizi”, ha spiegato Houldey.

C’è poi un altro fattore spesso sottovalutato: le restrizioni aerodinamiche imposte dalla FIA (ATR) limitano il tempo in galleria del vento e le simulazioni CFD in base alla posizione in classifica. Essendo leader, McLaren aveva meno possibilità di sviluppo rispetto ai rivali.

Convergenza Inevitabile

Il risultato? Una convergenza prestazionale inevitabile. Mentre McLaren rimaneva ferma, Red Bull continuava a migliorare. Verso fine stagione, la RB21 era diventata competitiva, se non superiore in certi circuiti. Lo stesso Stella lo ha ammesso dopo Abu Dhabi: “La Red Bull si è rivelata ancora una volta la macchina più veloce. Hanno fatto un ottimo lavoro superando le difficoltà di metà stagione”.

Questa pressione crescente ha spinto McLaren a operare sempre più sul filo del rasoio con settaggi e strategie, aumentando il margine di errore. Ed è proprio qui che sono nati gli sbagli di Las Vegas e Qatar.

Il Verdetto Rimandato

Come diceva Alain Prost, quattro volte campione del mondo: “Il mio ideale è ottenere la pole con il minimo sforzo e vincere la gara alla velocità più bassa possibile”. In Formula 1 non ci sono punti bonus per la vittoria schiacciante. Che tu vinca per trenta secondi o per tre decimi, il risultato è identico.

Da questa prospettiva, vincere il mondiale per due punti potrebbe essere interpretato come la perfezione strategica: ogni risorsa in più spesa per allargare il margine sarebbe stata sprecata.

Ma il vero giudizio arriverà solo nel 2026. Se McLaren si presenterà con la migliore vettura della griglia, avrà dimostrato una lungimiranza straordinaria. Se invece sarà in difficoltà, quella vittoria sofferta del 2025 avrà un sapore amaro, il prezzo di una scommessa azzardata.

La Formula 1 moderna non premia solo chi va più forte oggi, ma chi sa pianificare meglio il domani. McLaren ha fatto la sua scelta. Tra pochi mesi sapremo se è stata quella giusta.

Cosa ne pensi della strategia McLaren? Credi abbiano fatto bene a sacrificare il 2025 per il 2026, o avrebbero dovuto assicurarsi un mondiale più convincente?