Chi l’avrebbe mai detto che un allenatore soprannominato “il Cobra” sarebbe diventato l’artefice di una rinascita tanto attesa? Andrea Soncin, ex attaccante classe 1978, aveva guadagnato quel nomignolo durante la sua carriera da giocatore – e credetemi, quando vedete quei suoi occhi fissi in panchina, capite subito perché. Ora quel nome risuona di nuovo, questa volta dalle panchine dei campi di calcio. Ma stavolta non si tratta di gol segnati, bensì di sogni restituiti a un’intera generazione di calciatrici. E, posso dirvi che quello che sta succedendo ha del miracoloso.
Una chiamata che molti avevano rifiutato
Quando il telefono di Soncin squillò con la proposta di guidare la Nazionale femminile, probabilmente non immaginava di trovarsi di fronte a un’opportunità che altri avevano declinato. Ve lo dico io che conosco quei corridoi di Coverciano: l’allenatore, reduce dall’esperienza al Venezia dove aveva fatto un po’ di tutto – dalla Primavera alla prima squadra in Serie A e B – succedeva a Milena Bertolini. Una sfida che alcuni colleghi avevano considerato “una diminutio” rispetto alle panchine maschili. Che miopia da quattro soldi.
Il presidente federale Gravina aveva sondato diversi nomi – si parlava di Gautieri tra gli altri – ma la scelta finale ricadde su un tecnico che, nonostante l’esperienza limitata nel calcio femminile, dimostrò fin da subito di possedere qualcosa di speciale: la capacità di ascoltare e di imparare. Roba che nel calcio maschile è più rara dell’oro.

L’arte di ricostruire dalle macerie
Ereditare una Nazionale reduce da due fallimenti consecutivi – l’Europeo del 2022 e il Mondiale del 2023 – non è esattamente come ricevere le chiavi di una Ferrari. È più come ritrovarsi con una Panda del ’85 che fa strani rumori. Soncin si ritrovò tra le mani un gruppo sfiduciato, diviso, che aveva perso la bussola del gioco e soprattutto quella della fiducia reciproca. Roba da far venire l’ansia anche a uno psicologo.
La prima mossa fu tanto semplice quanto geniale: richiamare Sara Gama, la capitana che Bertolini aveva tagliato prima del Mondiale in Nuova Zelanda. Un gesto che suonò come un “ripartiamo da zero” e che mandò un segnale distensivo alle altre leader del gruppo, da Girelli a Bonansea, tutte cresciute nel vivaio della Juventus. Messaggio recepito, cinque su cinque.
Il sistema che ha cambiato tutto
Dimentichiamoci per un momento i moduli e i sistemi di gioco. Il vero capolavoro di Soncin è stato quello di trasformare un gruppo di individualità in una squadra. Come ha dichiarato lo stesso allenatore: “Non so cosa dire, è magico. Questa è la passione che ci mettiamo”. E quando senti parlare così un tecnico che di solito mastica tattica a colazione, capisci che qualcosa di profondo sta succedendo.
Il 3-5-2 adottato dal Cobra non è solo una questione tattica, ma una filosofia di gioco che ha restituito solidità difensiva e al tempo stesso ha liberato la creatività delle giocatrici sulle fasce. Il pressing asfissiante e la ricerca continua dell’attacco attraverso le corsie laterali sono diventati il marchio di fabbrica di questa Italia. E funziona, mannaggia se funziona.
Una notte di luglio che vale 28 anni
Norvegia-Italia, match valido per i quarti di finale dell’Europeo Femminile 2025, è terminato 1-2 a Ginevra. Decisive le reti di una strepitosa Cristiana Girelli. Ma dietro quei due gol c’è molto di più di una prestazione individuale: c’è il frutto di un lavoro collettivo che ha trasformato azioni corali in finalizzazioni perfette. Roba che ti fa venire i brividi anche se sei lì solo per fare il tuo lavoro.
28 anni fa l’Italia sconfisse la Norvegia per arrivare in semifinale. Non con lo stesso risultato (2-0 nel 1997, 2-1 nel 2025), ma con una doppietta della calciatrice più rappresentativa. Nel 1997 fu Carolina Morace, nel 2025 è Cristiana Girelli. La storia che si ripete, ma con una consapevolezza diversa. E se non è poesia sportiva questa, ditemi voi cos’è.

L’emozione di chi ha creduto quando tutti dubitavano
Vedere Soncin correre in camicia verso la curva dopo il gol della qualificazione è stato uno di quei momenti che restano impressi nella memoria. Quegli occhi da “indemoniato” di cui parlano tutti non erano altro che la manifestazione di una passione autentica, di chi ha creduto in un progetto quando sembrava impossibile. Vi assicuro, essere lì e vedere quella scena dal vivo è stata roba da pelle d’oca.
Il merito più grande del Cobra? Aver creato un gruppo dove veterane e giovani leve convivono non solo sulla carta, ma anche e soprattutto sul campo. La vittoria segna una netta inversione di tendenza per la nazionale, reduce da anni di risultati deludenti. E quando dico deludenti, sono gentile.
Il messaggio che va oltre il calcio
“È incredibile, bellissimo, questa vittoria è un bel messaggio, per dare maggiore visibilità a questo movimento. È il regalo più bello che possiamo fare a tutte le bambine che ci guardano”, ha dichiarato Soncin a fine gara. Parole che suonano come una promessa per il futuro.
Il calcio femminile italiano, che ha ottenuto il professionismo solo nel 2022 (meglio tardi che mai, verrebbe da dire), ha trovato in questa semifinale europea non solo un traguardo, ma anche una spinta propulsiva. La semifinale si giocherà, sempre a Ginevra, martedì 22 luglio. E io ci sarò, con la stessa curiosità di chi vuole vedere se i miracoli nel calcio esistono davvero.
La strada è ancora lunga, ma la direzione è quella giusta
Come giustamente qualcuno ha fatto notare, c’è ancora strada da fare. Ma se è vero che vincendo è più facile, allora questa Italia di Soncin ha imboccato la via giusta. . E se questo non è abbastanza gonzo per voi, non so cosa possa esserlo.
La semifinale europea è solo l’inizio. Il movimento del calcio femminile italiano ha finalmente trovato la sua voce, e quella voce ha l’accento di chi sa che i sogni più belli sono quelli che si realizzano quando meno te lo aspetti. E quando li vedi realizzarsi dal vivo, beh, ti ricordi perché hai iniziato a fare questo mestiere.
Mercoledì prossimo, sotto i riflettori di Ginevra, l’Italia del Cobra cercherà di scrivere un altro capitolo di questa storia incredibile. E noi saremo tutti lì, con il cuore in gola e la consapevolezza che, a volte, i miracoli nel calcio esistono davvero. Io, intanto, continuo a seguire questa squadra con la stessa ossessione di chi ha capito che sta assistendo a qualcosa di speciale. E se vi sembra esagerato, aspettate di vederle giocare.

