Formula 1 e i tifosi: come Liberty gestisce un pubblico che non si riconosce più

Formula 1 tra vecchi e nuovi tifosi

Domenicali, il fermaglio per capelli e 830 milioni di follower. Liam Parker spiega come Liberty tiene insieme una platea che non ha più niente in comune con sé stessa.

Bernie Ecclestone non voleva i giovani. Li trovava inutili: niente soldi, niente interesse per Rolex, niente conto in banca da riempire. Lo disse nel 2014, con la tipica spocchia di quelli già ricchi, proprio mentre la Formula 1 entrava nell’era dell’ibrido.

Dodici anni dopo, quella stessa Formula 1 conta 830 milioni di follower, il 64% in più rispetto al 2018, quando Liberty Media ne prese le redini. Il 43% del pubblico ha meno di 35 anni. Il 42% è femminile. Tra i nuovi arrivati, tre quarti sono donne. Numeri che Ecclestone non solo aveva colpevolmente ignorato ma non avrebbe saputo cosa farsene.

Il fermaglio per capelli

Stefano Domenicali ha aperto un vaso di Pandora con due interviste ravvicinate. Prima ha detto, nell’estate del 2026, che «nessuno è interessato a come guidi la macchina». Poi, rispondendo a De Telegraaf sulle critiche al super-clipping, ha aggiunto che sì, ci sono gli appassionati che parlano di clipping durante i weekend di gara, «ma ci sono anche molti che pensano che un clip sia qualcosa che si mette nei capelli».

La reazione era prevedibile. Anni di fedeltà, i biglietti prima e gli abbonamenti poi, quando la F1 era ancora un prodotto che non si spiegava alla fidanzata, condensati in una battuta da ufficio marketing.

Liam Parker, chief communications and corporate relations officer di FOM, era presente. Sostiene che la frase sia stata fraintesa.

«Stefano non era sprezzante», ha detto a The Race. «Ha spiegato che lui stesso è un super-tifoso, ma deve pensare anche a chi non lo è. C’è una grande platea là fuori che tiene a queste cose, al clipping, allo stato della batteria, e bisogna darle quel contenuto. Ma ci sono altri che pensano che un clip sia qualcosa che si mette nei capelli. Non stava dicendo che il super-clipping non interessa a nessuno. È semplicemente che contenuti diversi accendono persone diverse su temi diversi.»

La piega social che ha preso quella frase, però, dice qualcosa di davvero indicativo su quanto sia sottile il filo su cui cammina Liberty.

Il conto che non torna

La crescita funziona. Social media seguitissimi, Netflix, il film, e un approccio che Chase Carey e Sean Bratches avevano impostato contro ogni istinto ecclestoniano. Parker lo chiama «modernizzazione», non americanizzazione. La distinzione gli sta a cuore. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, anche di chi avrebbe preferito che il pubblico rimanesse quello di prima.

Il problema è che crescere significa moltiplicare le aspettative, e aspettative diverse spesso finiscono con il convivere male. C’è chi vuole sapere con quale abito si è presentato Lewis Hamilton. C’è chi vuole capire perché il rear wing della McLaren funziona meglio in curva lenta. Parker lo racconta con una franchezza insolita per chi è abituato ad usare un registro istituzionale: «Se si parla di gomme in un video, c’è tutta una serie di persone che non capisce. Si sentono stupide e non vogliono far parte di quel mondo. Vogliono sapere che Charles Leclerc è arrivato con il cane oggi. Quanto è grande il diamante dell’anello di fidanzamento di George Russell.»

Fin qui, tutto gestibile. Un TikTok da quindici secondi non toglie niente all’analisi tecnica da quaranta minuti. I due pubblici convivono senza interferire.

Dove il confine si sposta

Il punto critico arriva quando si smette di parlare di contenuto e si comincia a parlare di regole. Perché le regole sono una sola cosa, per tutti. E nel 2026, con il super-clipping che svuota alcune curve, con i piloti che si lamentano di sorpassi artificiali, con una gestione dell’energia che cambia la natura della gara, il dibattito non riguarda più cosa pubblicare su Instagram. Riguarda che prodotto è la Formula 1.

Per Parker, la gara resta una meritocrazia, il migliore vince, il risultato non si tocca. «Lo sport è l’essenza. Non puoi mescolarla.» Aggiunge, con una certa ironia retrospettiva, che chi si aspettava sprinkler e artificiosità da un’azienda americana si è sbagliato: la cosa più ambiziosa fatta in pista, dice, è stata «far evolvere le gare sprint nel tempo».

Le gare sprint esistono. Il super-clipping pure. Il confine tra evoluzione del formato e alterazione del prodotto dipende da chi lo traccia, e Liberty, per ora, lo traccia da sola.

«Se si sta fermi», dice Parker, «la NBA, il cricket, il calcio crescono, e noi restiamo indietro.»

Ha ragione. Domenicali lo sa da trent’anni. Il movimento è necessario. Il prezzo, casomai, lo paga qualcun altro.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.