Ferrari, la scelta impossibile dopo il GP di Monza

Il coperchio è saltato

A Monza, la Ferrari ha perso molto più di una gara di casa. Ha perso la faccia.

Charles Leclerc contro le barriere al terzo giro, Lewis Hamilton sesto dopo un contatto al via con il compagno. Nel frattempo, Kimi Antonelli partiva diciannovesimo e vinceva. Un contrasto crudele, quasi perfetto nella sua geometria: da una parte un italiano che scrive la storia, dall’altra la Ferrari che si smarrisce davanti ai suoi tifosi.

Eppure, il vero disastro non è stato il risultato. È stato il modo in cui ci si è arrivati.

La filosofia del rinvio

Fred Vasseur ha ripetuto per mesi che era “troppo presto” per scegliere un numero uno. A marzo aveva senso. A giugno era discutibile. A Zandvoort cominciava a essere tardi. Dopo Monza, non è più presto: il Mondiale ha deciso al posto suo.

Hamilton è a -76 da Antonelli, Leclerc a -112. La Mercedes ha 122 punti di vantaggio tra i Costruttori. E la Ferrari? Continua a parlare di “discussioni interne”.

Il paragone che Vasseur usa con McLaren è, per usare un eufemismo, poco calzante. Dire che se avessero favorito Piastri l’anno scorso avrebbero perso il titolo ignora il fatto che la McLaren aveva comunque delle regole interne, le sue “Papaya rules”. La Ferrari, come ha fatto notare Hamilton, non ha regole.

Due campioni, zero gerarchie

Hamilton e Leclerc non sono il problema. Sono due piloti che fanno esattamente ciò che due piloti convinti di essere il numero uno dovrebbero fare: difendere il proprio spazio.

Lewis ha vinto sette Mondiali e non è venuto a Maranello per fare da scudiero. Charles è il pilota attorno a cui Ferrari ha costruito anni di progetto e non ha alcuna intenzione di consegnare quel ruolo al nuovo arrivato. Dove sarebbe la sorpresa?

La sorpresa, semmai, è pretendere che siano loro a risolvere una questione che dovrebbe risolvere chi sta sopra di loro. Il lavoro di un team principal non è impedire a due campioni di voler essere il numero uno. È decidere cosa succede quando entrambi vogliono esserlo nello stesso momento.

La paralisi del vertice

Vasseur si trova in una posizione difficilissima. Da una parte il talento “di casa” su cui la scuderia ha investito anni; dall’altra il pilota statisticamente più vincente della storia, che lui stesso ha aiutato a crescere nelle categorie inferiori. Cerca disperatamente di fare contenti entrambi, e alla fine non accontenta nessuno.

Il risultato? Una squadra che sembra aver paura di scegliere. Che preferisce il rinvio alla decisione. Che lascia che siano i piloti a risolvere in pista ciò che dovrebbe essere risolto altrove.

Una scelta che non si può più rimandare

Hamilton ha già alzato la voce: ha parlato di mancanza di cooperazione da parte del box di Leclerc in Q2, ha fatto capire che la strategia in gara non lo ha favorito. Ha anche difeso il proprio comportamento dall’arrivo in Ferrari: “Sono entrato nel team cercando di essere rispettoso degli spazi, e di non mettere in difficoltà la squadra. Dovete parlare con Fred se volete sapere altro”. L’ombra che getta su Leclerc è lunga.

Ma la questione non è chi abbia ragione o torto. La questione è che la Ferrari, ancora una volta, è in ritardo. In ritardo nello sviluppo, nelle scelte, in ritardo nel capire che in Formula 1 non si può governare per sottrazione.

A Maranello devono decidere. E devono farlo ora. Perché il “troppo presto” è già diventato “troppo tardi”. E il Mondiale, intanto, sta andando avanti senza di loro.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.