Monza 1988: la doppietta Ferrari nel nome di Enzo Ferrari

Monza 88: Una Vittoria nel Nome del Drake

Quella di Monza, l’11 settembre 1988, è la gara che tutto il popolo rosso non dimenticherà mai. Ci penso ancora e mi vengono i brividi.

Il peso di quel weekend lo sentivi già prima che si accendessero i motori. Erano passate meno di quattro settimane dalla morte di Enzo Ferrari, scomparso il 14 agosto, e tutto il paddock viveva quelle giornate con qualcosa di diverso nel petto. La Ferrari correva in casa, davanti al suo pubblico, il più fedele che esista, nel «tempio della velocità», ed era la prima gara senza il Drake. Il palcoscenico era perfetto. Ma nessuno ci credeva davvero in una vittoria Ferrari. Quella era la stagione delle McLaren-Honda di Prost e Senna, una macchina quasi imbattibile che aveva vinto tutto, gara dopo gara.

In qualifica le McLaren monopolizzano ancora la prima fila. In gara scappano via, come previsto. Poi arriva il colpo di scena: il motore Honda di Prost cede, e il francese è costretto al ritiro. Le sue speranze di titolo sembrano svanire in un attimo.

Resta Senna in testa, solo, apparentemente in controllo totale. Dietro di lui le due Ferrari di Gerhard Berger e Michele Alboreto, staccate e senza reali speranze di riacciuffarlo.

Poi, a due giri dalla fine, l’imprevedibile. Ayrton si trova a dover doppiare la Williams di Jean-Louis Schlesser, che quel weekend sostituiva Nigel Mansell, ancora alle prese con la varicella, ed era alla sua prima, e unica, gara in Formula 1. Alla chicane, i due si toccano. Senna finisce fuori pista, e con lui svanisce quella che sembrava una vittoria annunciata, insieme alla possibilità di chiudere i conti per il titolo.

Berger e Alboreto si trovano davanti un’autostrada libera. Tagliano il traguardo primo e secondo, con Eddie Cheever su Arrows terzo: doppietta Ferrari a Monza, a un mese dalla morte del Commendatore. Il pubblico impazzisce, la gente piange sulle tribune, i piloti si abbracciano sul podio con gli occhi lucidi. È uno di quei momenti in cui lo sport diventa qualcos’altro. Berger, a fine gara, lo dice con una frase sola: «Qualcuno lassù ci ama!»

Nessuno sceneggiatore avrebbe saputo scriverlo meglio. Ancora oggi, quando si parla delle gare più iconiche della storia della Formula 1, il GP d’Italia dell’88 è sempre lì. Soprattutto per il popolo in rosso.