Valentino Rossi al Montmeló: l’occhio che anticipa i dati

Il venerdì del Gran Premio di Catalogna, Valentino Rossi era al Montmeló. Non in moto. Ma a bordo pista, a guardare i suoi piloti durante le prove libere. Quando compare in un paddock MotoGP, di solito c’è un motivo.

Con Fabio Di Giannantonio e Franco Morbidelli in pista, il lavoro era uno: guardare. E poi riferire quello che aveva visto.

Il problema di chi sa cosa guardare

Di Giannantonio è il pilota più in forma della squadra. Eppure parla di Rossi come di qualcuno che, anche adesso, riesce a dirgli qualcosa che non aveva ancora compreso. Cose che solitamente si ricavano dall’analisi della telemetria, non da qualcuno fermo al muretto.

“Vede cose che puoi vedere solo sui dati. Ti chiedi se fosse in pista con te.”

Rossi non corre dal 2021. La moto che Di Giannantonio guida ogni weekend non l’ha mai provata. Quando gliela spiegano, però, la capisce subito. Quando commenta, il commento è corretto, come se avesse già percorso dei giri su quel mezzo.

Se passi quarant’anni su una moto alla fine impari a leggerla anche senza salirci. Il punto di vista cambia. Non quello che riesci a vedere.

Morbidelli: le curve sono ancora un problema

Con Morbidelli la situazione è diversa. Il pilota romano non ha ancora trovato il modo di guidare la GP25, la Ducati della stagione scorsa che la VR46 schiera quest’anno. I problemi che descrive sono precisi: l’entrata in curva non funziona come dovrebbe, nemmeno l’uscita.

Rossi lo segue con attenzione sempre dal paddock. Lavora con lui sui punti d’inserimento, sulle linee da percorrere, su come sistemare un assetto che non quadra ancora.

Non è il tipo di contributo che si nota dall’esterno. Morbidelli afferma però che è esattamente quello di cui ha bisogno.

Quello che i due piloti descrivono non è la storia di una presenza che fa bene all’umore. È la storia di uno che sa ancora analizzare le prestazioni di una moto. E che quando apre bocca, di solito, ha già ragione.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.