Ferrari, Vasseur e la cultura del rischio: cosa è cambiato davvero

C’è una cosa che Fred Vasseur ha cambiato alla Ferrari che non si vede nelle classifiche. Non ancora, almeno. Si vede sul fondo delle ali, nelle alette sull’halo, in un sistema di scarico che porta aria dove prima non ce n’era. Si vede nella voglia di proporre qualcosa di nuovo, diverso, scomodo.

Prima del suo arrivo, la regola non scritta di Maranello era un’altra. Non esporti. Aggiungi quel chilogrammo di sicurezza in più sul peso, tieni qualche decimo di litro di carburante in più, apri il fondo della fiancata oltre il necessario. Scelte difensive, tutte ragionevoli, tutte con un prezzo. Parlando ai giornalisti, Vasseur ha messo in fila i numeri: sommando tutte quelle rinunce al limite, la Ferrari perdeva due decimi. Il distacco medio tra la rossa e la vettura in testa, nella stagione scorsa, era di tre centesimi. Trarre conclusione ovvie è facile.

Il decimo che nessuno cercava

Non è un tema di genio tecnico. È un tema di mentalità. Vasseur ha provato a spostare il parametro di riferimento di ogni reparto verso un unico indicatore: il tempo sul giro. Non il carico prodotto dall’ala, non i cavalli del motore, non il peso a secco. Solo il tempo sul giro. In una struttura grande come quella di Maranello, dove ogni reparto ha i propri obiettivi e la propria carriera da proteggere, spostare quell’ago è un lavoro che dura anni. Alcune resistenze non si cambiano con una riunione.

Parte della nuova cultgura riguarda anche la gestione dell’errore. Un ingegnere che propone un’idea e la vede bocciata dal cronometro non viene messo in discussione: questo, dice Vasseur, è il cambiamento che ha spinto dall’interno. Facile a dirsi. Non sempre facile da far credere a chi lavora sotto una pressione istituzionale che dura da decenni.

Serra e il tempo che serviva

L’arrivo di Loic Serra nell’ottobre del 2024 ha accelerato la transizione, ma non ha potuto cambiare tutto subito. La SF-25 era già tracciata. La direzione tecnica precedente aveva lasciato eredità concrete, inclusa una squalifica in Cina per il problema all’altezza da terra, che aveva poi costretto la squadra a lavorare in chiave difensiva per il resto dell’anno.

Serra ha trovato una macchina con problemi critici a metà sviluppo. Ha scelto di concentrarsi sulle operazioni, sull’efficienza dei fine settimana, sulla preparazione al 2026. Un background frutto di molti anni in pista: Vasseur lo descrive come qualcuno che non accetta mai di fermarsi all’ottimo, che cerca il centesimo anche quando la giornata è già andata bene. È questo che, secondo lui, ha influenzato la squadra più di qualsiasi soluzione aerodinamica.

Una macchina che prova le cose

Il risultato visibile è la SF-26: l’ala che muove i propri elementi come una coreografia, le alette sull’halo arrivate in pista prima che chiunque altro ci pensasse, soluzioni di scarico che i rivali stanno ancora studiando. Nessuna di queste idee ha ribaltato la classifica da sola. Insieme, raccontano una squadra che ha smesso di aspettare la certezza prima di agire.

Per ora la Ferrari è ancora fuori dalla lotta per la vittoria. Il passo c’è, ma non basta. Vasseur è il primo a non nasconderlo: quello che ha costruito in questi due anni non è una macchina capace di vincere ogni domenica, ma un ambiente in cui le idee arrivano in pista invece di fermarsi in sala riunioni. Per una squadra che per anni ha preferito il silenzio alla sconfitta, è già un punto di partenza nuovo, diverso.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.