Verstappen al Nürburgring: il pilota giusto, la gara sbagliata

Domenica mattina, con quattro ore ancora da percorrere, la macchina di Verstappen era in testa. Aveva un vantaggio costruito con pazienza e qualche sortita spettacolare. Poi Dani Juncadella ha ricevuto un allarme ABS al terzo giro del suo stint, le vibrazioni sono cresciute, e il ritorno ai box non è stato un segnale di cautela: era la fine della corsa.

Danno all’albero di trasmissione. Nessuna soluzione rapida. La macchina è rientrata in gara soltanto per prendere la bandiera a scacchi, trentottesima, a ventuno giri dalla vincitrice.

Cosa è andato storto, e quando

Juncadella aveva preso il volante da Verstappen con meno di quattro ore al traguardo, in una posizione che non lasciava spazio a interpretazioni. L’ABS ha segnalato il problema due giri dopo. L’analisi tecnica è ancora in corso, ma la spiegazione più probabile è anche la più semplice: oltre venti ore sul Nordschleife presentano il conto a qualsiasi componente meccanica, prima o poi.

Juncadella ha detto quello che c’era da dire: “Una gara da sogno, tre ore troppo lunga. È il motorsport.”

Non c’è molto da aggiungere.

Quello che Verstappen ha dimostrato prima del guasto

La 24 Ore era iniziata male: un momento di distrazione a Pflanzgarten, breve decollo sul cordolo, erba. “Sono uscito per una perdita di concentrazione, in questi momenti devi tornare concentrato e riprendere il ritmo,” ha detto lui stesso parlando ai giornalisti. Nel lessico di Verstappen, una confessione piuttosto insolita.

Poi è venuto il resto. Dal decimo posto alla testa della corsa con una serie di sorpassi che le redazioni generaliste avrebbero dovuto seguire anche senza quel nome sul casco: Engelhart sulla Lamborghini, Krohn sulla Mercedes #47 passato sull’erba, Guven sulla Porsche “Grello” alla prima curva del tracciato del Gran Premio. Non esibizionismo, logica. Ogni mossa aveva un punto di entrata, una traiettoria e un esito.

Di notte, al primo stint sul Nordschleife in condizioni di oscurità, ha inseguito e superato Maro Engel nella Mercedes “sorella” con un sorpasso sull’esterno nel Tiergarten, poi ha tenuto la posizione quando Engel ha tentato di riprenderla. A fine doppio stint notturno, il vantaggio sulla #80 era di quasi trenta secondi, con i migliori tempi parziali dell’intera gara nel mezzo. Così, la prima volta che guidava il Nordschleife di notte.

Nicki Thiim, terzo sul podio con l’Aston Martin, lo ha definito “in una categoria a parte.” Non era galanteria.

Il GT di alto livello non ha bisogno di Verstappen per essere spettacolare

La presenza di Verstappen ha reso visibile qualcosa che chi segue il GT endurance già conosce: il livello qui è alto, indipendentemente da quale nome è impresso sulla visiera.

Kevin Estre ha inseguito la #3 finché l’olio sul tracciato non ha risolto la questione per lui. Engel ha tenuto il ritmo di Verstappen per più stint prima di cedere la posizione. Bortolotti, con la Lamborghini #84, ha rimontato dalla coda fino al secondo posto finale. Verstappen non li ha battuti, stavolta. Ha però corso con loro abbastanza a lungo da capire esattamente dove si trovava.

Schiller, parte dell’equipaggio vincitore della Mercedes #80, ha detto quello che era sensato dire: “Avere il miglior pilota al mondo che vuole venire a correre con noi dimostra che lavoriamo a un livello molto alto.”

Il Nürburgring 2026 ha allargato il pubblico del GT endurance. Ma non è che non ce ne fosse già.

La Mercedes intra-team e la battaglia congelatA

C’è anche una nota tattica che non ha avuto modo di dispiegarsi. Quando Verstappen ha superato Engel di notte, la Mercedes ha deciso di non alimentare la rivalità tra le due vetture: priorità alla vittoria di marca, non alla lotta interna. Schiller ha usato la parola “frozen.”

Se la #3 fosse rimasta in corsa, sarebbe cambiato qualcosa? “Se fossimo stati in condizione di farlo, avremmo voluto lottare per la vittoria,” ha risposto Schiller, aggiungendo che meteo e safety car rendono difficile qualsiasi previsione.

Non lo sapremo. La Mercedes ha vinto la 24 Ore del Nürburgring per la prima volta in dieci anni, e la lotta interna è rimasta congelata per un guasto che non dipendeva da nessuna delle due vetture.

Verstappen tornerà

Prima del guasto, interrogato sulla prossima edizione, Verstappen aveva già risposto: “Ci proverò. Dipende dal calendario.”

Il progetto GT di Verstappen non si esaurisce qui. C’è un obiettivo dichiarato: creare opportunità per i piloti del sim racing nel motorsport reale. Chris Lulham, affiancato da Verstappen in un Ferrari GT3 lo scorso ottobre, ne è la prova. Correva anche al Nürburgring quest’anno, con Prosport, prima che un problema allo splitter compromettesse anche il suo risultato.

Il Nürburgring resta una incognita. Verstappen sa già come si corre su questo tracciato: lo ha dimostrato per quasi ventuno ore. Poi un albero di trasmissione gli ha ricordato cos’è il motorsport.

Avatar photo

Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.