In Spagna stanno per eliminare la Copa del Rey del futsal. La notizia arriva da una riunione, da un documento, da quattro uomini con un ruolo federale e un progetto da presentare a sedici club. Le sale conference sono il posto dove i campionati muoiono e rinascono con un nome diverso.
Il nome nuovo è Liga Prime Futsal. Già lì c’è tutto.
Il progetto è questo: niente più stagione regolare come la conoscono da anni. Al suo posto, due tornei separati — Apertura e Clausura, come in Argentina, come in Messico, come nei posti dove il calcio è stato costretto a spezzarsi in stagioni più brevi perché il caldo o la pioggia o la politica lo imponevano. In Spagna la pioggia non impone niente. Ma poco importa. Due campioni per anno, entrambi qualificati alla Champions, un playoff finale per decidere chi è il campione assoluto.
La Copa del Rey del futsal non c’è più. Sparisce. Dentro ci entrano le squadre delle categorie inferiori, che suona quasi come un gesto gentile ma è una liquidazione.

Bisogna capire cos’era la Copa del Rey per una squadra di futsal che non vincerà mai il campionato.
Era quella cosa lì. L’unica volta in cui puoi battere il Barça, in una giornata storta per loro e perfetta per te, davanti a qualche centinaio di persone che ci credono davvero. Il futsal è fatto anche di quei momenti — forse soprattutto di quelli. Il torneo che non chiede continuità, che lascia spazio all’eccezione. La partita dove il coeficiente non esiste ancora, dove esiste solo il risultato.
I formati Apertura e Clausura nascono da necessità sudamericane — climatiche, economiche, federative. Qui nascono da un PowerPoint della RFEF. Non è la stessa cosa, anche se il nome suona uguale.
Rafael Louzán, José Miguel Monje, Álvaro de Miguel, Mario Hernando. Quattro nomi su un comunicato, sedici club che ascoltano. La stagione prossima potrebbe già essere quella nuova.
Chi perde in questa storia non è il Barça né il Movistar Inter. Loro si adattano — hanno strutture, risorse, vincono comunque. Chi perde è la squadra che nella Copa del Rey aveva il suo momento: il viaggio in pullman, l’hotel a tre stelle, il palazzetto pieno per una volta, la storia da raccontare per anni nello spogliatoio.
Adesso quel momento si chiama coeficiente global entre los torneos. Che è un modo per decidere le retrocessioni senza doverle guardare in faccia.

In Italia stiamo a guardare, come sempre quando la Spagna si muove nel futsal. Osserviamo il laboratorio, prendiamo appunti, aspettiamo di capire se funziona.
Il futsal spagnolo sta per diventare qualcosa di più compatto, forse più televisivo, certamente più gestibile da chi gestisce. È una scelta legittima. Forse anche giusta, nel lungo periodo.
L’unica cosa che non si gestisce è l’affetto per un formato che conosci da quando hai cominciato a seguire questo sport. Quello rimane attaccato alle cose vecchie, anche quando le cose vecchie spariscono.
Rimane la palla sul parquet. Rimane qualcuno che corre.

