A Miami si torna a correre. Ma il regolamento resta.

A Miami si tornaa correre e nel paddock tornano le polemiche. Era improbabile che un mese di pausa bastasse a spegnere il disagio diffuso tra i piloti. Il giovedì lo ha confermato: no.

Le voci che si sollevano contro le regole 2026 partono da Lance Stroll, anche con con una certa violenza verbale. La sua tesi, in sostanza, è che l’attuale Formula 1 è strutturalmente sbagliata e che le modifiche approvate per questo fine settimana non cambiano nulla di sostanziale. Max Verstappen le ha definite un “solletico”. Lando Norris ha usato l’immagine del cerotto su una ferita che richiederebbe ben altro. Non hanno torto sul metodo: si tratta di interventi sulle regole di utilizzo, non sui componenti fisici.

C’è una logica precisa in queste posizioni. Chi fatica di più con le 2026 protesta di più. Non è necessariamente cinismo. Può essere semplicemente la verità.

Chi difende il regolamento, e perché

La voce fuori dal coro è quella di George Russell. Le modifiche approvate risolvono esattamente ciò che dovevano risolvere, dice: il lift and coast in qualifica scomparso, la perdita di velocità in fondo al rettilineo non più un problema, le chiusure in sorpasso rese meno pericolose. Ha liquidato l’idea di ridurre la potenza dell’MGU-K a 200 kW come una proposta da Formula 2.

Russell non ha torto tecnicamente. Ma la Mercedes guida il campionato con tre vittorie in tre gare. Difendere le regole che ti danno vantaggio è la mossa più razionale che esista: non è slealtà, è politica ordinaria. Il paddock ha questa caratteristica, le opinioni tecniche raramente si separano dalla posizione in classifica. Chi va bene trova il regolamento ragionevole. Chi va male lo trova sbagliato nel profondo.

Non è una novità del 2026.

La pioggia, la variabile che nessuno conosce davvero

C’è un tema che ha attraversato il giovedì quasi in inascoltato: la prospettiva di una gara sul bagnato. Con meno carico aerodinamico rispetto al 2025, con la gestione dell’energia che cambia radicalmente in condizioni sul bagnato e con l’overtake mode disabilitato per sicurezza, quasi nessuno sa con esattezza come si comportano queste macchine sotto la pioggia. Quasi nessuno le ha guidate in quelle condizioni.

Chi pensa che sia un dettaglio minore probabilmente non ha riflettuto a sufficienza su quanto sia già complessa la gestione dell’erogazione della potenza, in condizioni asciutte, tra corner mode e straight mode. Sul bagnato quella complessità non scompare. Cresce.

Aston Martin, Honda, e Alonso che aspetta

La Honda porta a Miami modifiche hardware per ridurre le vibrazioni che hanno complicato la stagione dell’Aston Martin, dalla batteria fino allo sterzoi. La squadra non le chiama aggiornamento. Le chiama “contromisure”. La distinzione non è solo lessicale: lascia aperta la possibilità di interventi più profondi nelle settimane successive, senza impegnarsi su una direzione tecnica definitiva.

Alonso dice di non aver ancora deciso se resterà in Formula 1. Probabilmente, però, lo sa già. Il fatto che l’AMR26 abbia reso il suo sedile meno appetibile dall’esterno è, paradossalmente, una delle ragioni per cui è probabile che nessuno glielo tolga.

A volte una macchina in difficoltà protegge il posto meglio di una vincente.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.