Leggere di futsal italiano è spesso un’esperienza che trascende la realtà. Un intricato viaggio tra i se e i ma, tra quello che si vorrebbe accadesse e quello che accade davvero. La distanza è tale che i fatti diventano secondari. Conta solo ciò che sarebbe potuto essere.

S’è appena concluso il turno d’andata degli ottavi di finale di UEFA Futsal Champions League. Quella maschile, ovviamente, perché al femminile non esiste. I risultati segnano quanto il divario nella qualità del futsal continentale sia ancora profondo.

Nove a zero per il Benfica in casa degli azeri dell’Araz Naxçivan. 9-1 del Cartagena contro i maltesi del Luxol. Il sorprendente pareggio del Palma contro gli ucraini del Hit racconta tanto della crisi della formazione spagnola quanto della tenacia dei ragazzi di Kiev. Ma le undici reti rifilate dallo Sporting Lisbona a quell’AEK che ha eliminato il Catania per un cartellino giallo in meno, quello è il risultato più doloroso, guardandolo dall’italico stivale.

Eppure, nella narrazione del futsal tricolore, quelle undici reti subite da una squadra alla quale il Catania non è riuscito a segnare più di tre gol spalancano uno dei futuri possibili. Nonostante i greci schierassero il secondo portiere, l’affermazione larga dei portoghesi apre una finestra ucronica: quella in cui il Catania avrebbe certamente fatto meglio dell’AEK.

Invece di esaminare i fatti: il Catania è riuscito a segnare solo 3 gol, otto in meno dello Sporting Lisbona, e ne ha subiti altrettanti dai greci, che all’ottavo di finale schieravano il portiere titolare, ci si avventura in un futuro impossibile da valutare perché non accadrà mai. Si trascura la scomoda realtà sportiva.

Il futsal italiano è un “cartellino giallo” lontano da quello greco. Raccontarlo rischia di alienare le simpatie economiche di chi alimenta finanziariamente l’intero ecosistema del calcio a 5 italiano. Meglio offrire il racconto di un futuro sognabile e immaginabile, così da tenerli felici. Quello stesso futsal è lontano almeno 8 reti da quello portoghese.

Eppure il futsal continentale, quello della UEFA Futsal Champions League, è una sorta di “moneyball”, ma al contrario. Invece di cercare di spendere il meno possibile per vincere, si gettano enormi somme di denaro in nazioni ai confini del calcio che hanno, diciamo così. “la naturalizzazione facile,” e ci si ritrova subito sulla ribalta della Champions.

L’abisso competitivo che separa il futsal dal calcio lo racconta la facilità con cui è possibile assemblare, per una frazione del costo da investire nel calcio, una squadra da Champions nel futsal. Questa differenza in questi giorni è segnata nettamente dai risultati dei due Kairat. Quello del futsal domina e spazza via l’Anderlecht. Quello del calcio becca in casa cinque sberle dal Real Madrid e fatica a passare la metà campo per larghi tratti dell’incontro.

Ricordate quante Coppe dei Campioni ha già vinto il Kirat di futsal? Due. Pensate davvero che il Kairat di calcio nei prossimi 30 anni abbia questa possibilità? In questo momento la UEFA Champions League è in bilico pericolosamente tra talento e denaro. Oggi il denaro pesa molto di più.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.