C’è gente che guarda il futsal con una cosa in mano che non serve a niente. Una tazza ormai fredda. Il telecomando di una tv che non si spegnerà. Lo fa per avere qualcosa a cui aggrapparsi mentre in 800 quadrati si decide tutto.
Palma Futsal torna in Final Four. Tre titoli consecutivi, quattro qualificazioni di fila. A Riga hanno perso uno a zero — lo scarto minimo — ma all’andata avevano già vinto sette a quattro, e la qualificazione era una formalità che nessuno si è permesso di chiamare tale. Perché nel futsal anche le formalità sudano. Anche le certezze ti lasciano la bocca amara fino al fischio finale.

Jimbee Cartagena ha fatto sette gol al Kairat in trasferta, ad Almaty. Sette. C’è qualcuno che quella partita l’ha vista su uno stream traballante, in cucina, tardi. E a un certo punto ha smesso di guardare lo schermo e ha guardato il soffitto. Non per distrazione. Per metabolizzare.
A maggio si gioca a Pesaro. Final Four dall’otto al dieci. Dall’altra parte ci sarà lo Sporting, che ha ribaltato il Benfica in rimonta con sette gol nel ritorno — un derby portoghese che dentro lo stesso condominio di Lisbona qualcuno avrà vissuto benissimo e qualcun altro malissimo, alla stessa ora, con le stesse orecchie. E l’Étoile Lavalloise, francese, nome che sembra uscito da un romanzo che nessuno ha finito di leggere, ancora lì, ancora viva, con quella tenacia discreta che nel futsal europeo spaventa più di qualsiasi tattic.
Il sorteggio è il 17 marzo. Nel mezzo ci sono allenamenti, notti corte, scarpe consumate su parquet che non perdona niente.
Pesaro aspetta. Non sa ancora bene cosa.
Marco Falcone — Linea Laterale

