L’UEFA come organizzazione ha sempre mostrato banalmente la sua incapacità di essere empatica perfino con i suoi tifosi. Basta ricordare che con 39 cadaveri sotto la Curva Z dell’Heysel costrinse le due squadre finaliste dell’allora Coppa dei Campioni a giocare la partita ugualmente. Con letteralmente i morti in campo.
È la stessa organizzazione che ha pensato per oltre un decennio che per risolvere il problema della violenza negli stadi bastasse vietare alle squadre le trasferte. Lo stesso organismo sportivo che ha imposto alle squadre il “Fair Play Finanziario. Salvo poi permettere al Barcellona di partecipare alle sue manifestazioni iscrivendo a bilancio “guadagni futuri”.

Non mi stupisco quindi che tra tutte le date possibili del calendario abbia scelto di dare l’annuncio delle località che ospiteranno le finali delle sue competizioni proprio l’11 Settembre. Sarebbe bastato aspettare qualche mese e avrebbero potuto annunciarle il 27 Gennaio; dubito che molti ricordino che quella è la data della liberazione di Auschwitz.
Non è che mi aspettassi particolare attenzione e intelligenza emotiva nemmeno dalla FIGC. In fondo questa è l’organizzazione che in occasione di una recente partita della nazionale di futsal annunciava la “vendita dei tagliandi gratuiti.
In questo 11 Settembre quindi FIGC e Divisione Calcio a 5 festeggiano l’assegnazione a Pesaro della Final Four di Futsal Champions League 2026. Un giorno che non dimenticherò facilmente”, così lo ha definito il presidente della Divisione Calcio a 5. Sicuramente nessuno lo ha mai dimenticato quel giorno, per un motivo “leggermente” più importante.
“[…] oggi è un grande giorno, storico**[…] **” Non sono sicuro sia davvero grande, storico sicuramente ma per ragioni decisamente più drammatiche. L’Italia ottiene la sua finale dopo Le Mans (Francia), Yerevan (Armenia), Riga (Lettonia), Almaty (Kazakistan), Baku (Azerbaijan), Tbilisi (Georgia), Ekaterinburg (già Yekaterinburg in Russia). Se l’assegnazione di una finale è “riconoscimento della serietà”, quella del calcio a 5 italiano arriva in coda a posti che dovete cercare con attenzione su Google Maps e a Federazioni che nemmeno esistevano una manciata di anni fa.

L’11 Settembre nel piccolo stagno del calcetto a cinque italico viene festeggiato.
Per una finale.
Nel resto del mondo viene ricordato come il giorno in cui siamo sprofondati in un’oscurità di cui la lunga ombra ancora oggi si fa fatica a scacciare. Mi rendo conto che non avete mai dovuto rassicurare vostra sorella mentre vicino a lei crepitano i kalashnikov, non avete mai avuto qualcuno troppo vicino all’attentato del Sheraton di Islamabad, non avete perso amici su uno IED, non avete atteso al telefono che vostro padre atterrasse dopo una missione.
“The War has Broken Out.” È una frase che non avete mai dovuto sentire.
Oggi, oggi non ce la faccio ad augurarvi buona fortuna.

