Quando la Generosità Istituzionale Crea Più Problemi di Quanti Ne Risolva
C’è un paradosso nella comunicazione istituzionale del calcio a 5 italiano. Più l’istituzione cerca di apparire generosa, più crea cortocircuiti amministrativi, economici e logistici per le società che dovrebbe tutelare.
Il caso delle porte Gammagoal è l’esempio perfetto.
Se leggiamo il post social della Divisione Calcio a 5, il messaggio è cristallino: “La Divisione fornisce gratuitamente la nuova porta anche ai club di A Femminile e A2 Élite”. Il tono è trionfale. Si parla di “trasformare le risorse in servizi per le società”, di “modello gestionale diverso”, di “investimento”.
Ma se scendiamo dal podio retorico e guardiamo la realtà operativa dei club, il quadro cambia radicalmente. E le domande che emergono non sono di poco conto.

Il Danno Economico Retroattivo
Partiamo dal fatto più evidente, quello che hanno dimenticato di menzionare: nella stagione 2025-2026, diverse società hanno acquistato a proprie spese le porte Gammagoal. Lo hanno fatto per mettersi in regola con una normativa sulle dimensioni e la tipologia delle porte che sarebbe diventata obbligatoria nella stagione 2026-2027. Alcune hanno agito in anticipo, altre hanno sfruttato deroghe.
Ora, nella stagione 2026-2027, la Divisione annuncia il comodato d’uso gratuito delle stesse porte anche per le categorie A Femminile e A2 Élite maschile.
Traduzione: le società che si sono messe in regola in anticipo, spendendo soldi propri per acquistare le porte, hanno di fatto finanziato la transizione. E ora si trovano nella condizione di aver “buttato” quei soldi, mentre altre società ricevono lo stesso prodotto gratuitamente.
Non è una critica alla sicurezza delle porte. È una domanda sulla programmazione: se la Divisione aveva già deciso di acquistare coppie di porte da distribuire in comodato, perché non ha comunicato questa intenzione alle società prima che spendessero i loro soldi per acquistare le stesse porte? Una comunicazione tempestiva avrebbe evitato alle società un esborso economico non necessario. Invece, il silenzio normativo ha generato un danno economico retroattivo che nessun post social trionfale può cancellare.
Il Paradosso della Responsabilità Senza Custodia
Ma c’è un secondo livello del problema, forse ancora più insidioso: il comodato d’uso gratuito non è davvero “gratuito”.
Le società che ricevono le porte in comodato firmano un contratto che le rende civilmente responsabili per danni, furti o deterioramento dell’attrezzatura. Fin qui, tutto normale. Il problema sorge quando si guarda la realtà infrastrutturale del calcio a 5 italiano. La maggior parte delle società non possiede il palazzetto. Gli impianti sono di proprietà comunale o gestiti da terzi.
Quindi la Divisione “regala” una porta a una società che non ha un luogo fisico dove custodirla, ma la rende comunque responsabile per qualsiasi cosa accada a quell’attrezzatura.
È il paradosso perfetto: “Tu mi regali una porta, ma io non ho nemmeno la casa dove metterla”.
La società si trova nella condizione di dover chiedere al Comune (o al gestore terzo) l’autorizzazione per installare la porta, di dover negoziare i tempi della burocrazia municipale, di dover garantire la custodia di un’attrezzatura di cui è civilmente responsabile ma che non possiede fisicamente. E tutto questo senza un Comunicato Ufficiale che normi l’obbligo, ma solo con un post social che annuncia la “generosità” della Divisione.
La Pubblicità Commerciale di un Ente
C’è poi un terzo aspetto, quello più delicato dal punto di vista amministrativo: il brand “GAMMAGOAL” è esplicitamente nominato nel titolo del post ufficiale della Divisione Calcio a 5.
Non è più un “fornitore de facto” o uno standard tecnico implicito. È un marchio commerciale pubblicizzato da un ente che gestisce fondi pubblici e parapubblici (CONI, LND, FIGC).
Le regole sulle attrezzature sportive sono normate dai Comunicati Ufficiali, che stabiliscono le caratteristiche tecniche e le certificazioni (norme UNI EN) che una porta deve avere per essere regolamentare. Fino ad oggi, non esiste alcun Comunicato Ufficiale che imponga l’utilizzo di un marchio commerciale specifico. Eppure, la Divisione usa i propri canali ufficiali per promuovere esplicitamente un brand, presentandolo come l’unico standard de facto.
Questo solleva domande sulla trasparenza amministrativa. Perché non c’è un C.U. che normi l’uso di questo specifico modello? Perché la scelta del fornitore non è stata oggetto di una procedura trasparente? E soprattutto: perché le società che hanno acquistato le porte in anticipo non sono state informate tempestivamente del comodato d’uso gratuito, evitando loro un esborso economico non necessario?

Le Domande, già.
La comunicazione sulle porte Gammagoal è un masterclass di Narrative Displacement: un potenziale obbligo non normato, che crea danni economici retroattivi e problemi logistici alle società, viene ribaltato in un atto di generosità istituzionale. La “sicurezza” viene usata come scudo inattaccabile, il “comodato gratuito” come distrazione, il lessico aziendale (“trasformiamo le risorse in servizi”) come distanza di classe tra il “manager” che elargisce e il “club” che deve ringraziare.
Ma le domande operative restano:
- Perché non c’è un Comunicato Ufficiale? Se l’uso di un determinato modello è indispensabile per la sicurezza, perché non viene normato ufficialmente con le specifiche tecniche, evitando la pubblicità commerciale di un singolo brand?
- Chi risarcisce le società che hanno comprato in anticipo? Se la Divisione aveva già programmato l’acquisto delle porte in comodato, perché non ha comunicato questa intenzione prima che le società spendessero soldi propri?
- Come si risolve il paradosso della custodia? Come può una società essere civilmente responsabile di un’attrezzatura che non ha un luogo fisico dove custodire, dovendo dipendere dai tempi e dalle autorizzazioni di Comuni o gestori terzi?
Esemplare.
La comunicazione sulle porte Gammagoal non è un esempio di trasparenza amministrativa. È un esempio di come si gestisce un’impasse normativa: invece di fare chiarezza con un Comunicato Ufficiale, si crea una narrazione in cui l’istituzione è l’unica garante della sicurezza e l’unica fonte di investimento.
Non stiamo dicendo che le porte non debbano essere sicure. Stiamo dicendo che la sicurezza è stata usata come leva retorica per bypassare la trasparenza di un C.U., trasformando un obbligo di mercato in un’operazione di consenso, e creando al contempo danni economici retroattivi e problemi logistici irrisolti per le società.
Quando un’istituzione sportiva ti regala qualcosa, la prima cosa da fare è ringraziare. La seconda è chiedersi: perché non me l’hanno detto prima che spendessi i miei soldi per comprarla? E perché mi chiedono di essere responsabile di un oggetto che non so dove mettere?
Le risposte a queste domande non sono nei post social. Dovrebbero essere in un Comunicato Ufficiale.

