Scena sportiva astratta con figure semplificate

Nel piccolo mondo rustico del calcio a 5 italiano, la lunga intervista rilasciata da Paolo Maldini al Corriere della Sera ha fatto un certo rumore. Perché?, presto detto, il futsal viene chiamato calcetto, due parole a fronte delle 2664 di cui costa l’articolo. Sì, se vi è venuto il dubbio, le ho contate.

Due parole, su duemilasei-centosessantaquattro. Niente. Un articolo la cui lettura richiede 19 minuti. Eppure il “pueblo” a rimbalzo controllato, non tutto, s’è sollevato. Se poi subito però rimesso a sedere. Per due parole. Cos’è che spaventa tanto nell’accostamento calcetto – futsal, il fatto che siano sostanzialmente agli occhi del grande pubblico, la stessa cosa?

Infastidiscono le umili origini, quelle di passatempo di metà settimana, oggi tra l’altro sostituito dal padel, l’essere considerati uno sport minore, più povero?

Ferruccio Lamborghini prima di fondare la casa automobilistica costruiva i trattori. Umili origini, certo. Ma i trattori li costruiva bene, e da quelli è partito. Il calcetto è il cugino minore del calcio, e vi giuro avrei voluto utilizzare un aggettivo diverso, che non ha ancora capito cosa vuole fare da grande e forse non glielo chiede nessuno. S’atteggia e basta.

Atleta stilizzato in movimento con sfondo semplificato

Forse quando si è abituati a pagare per farsi fare i complimenti, ferisce l’orgoglio scoprire che non c’è solo lo “specchio delle mie brame” a rispondere alle vostre domande. Perché da fuori, quello che si vede sono squadre che scompaiono in Serie A, perché il presidente “s’è stancato”. Altre che fanno le collette sociali per iscriversi. Giocatori in attesa di essere pagati, e l’ultima trovata. Gli emolumenti spalmati. Lavori oggi per essere pagato comodamente a “babbo morto”.

Non è facile sentirsi dire che se gratti la scritta futsal, sotto s’intravedono ancora le lettere che compongono la parola calcetto. Non è facile scoprirlo con i propri occhi. Eppure non c’è nulla di male. Bisognerebbe abbracciarla la modestia invece di spargere grandeur a vuoto.

Uno sport nel quale le trasferte rappresentano un importante centro di costo, dovrebbe onestamente chiedersi se non è un problema proiettare una certa immagine di presunta munificenza. Consolidare una disciplina non è una scritta su un comunicato, è riduzione dei costi, consapevolezza economica e politica, è un bagno di realtà che non s’è disposti a fare.

Uno sport che fatica a trovare il denaro per sostenere le squadre, gli impianti e perfino i giocatori, non può sentirsi offeso, rivendicare una lesa maestà se qualcuno lo indica ancora come “calcetto” ma dovrebbe chiedersi come mai da fuori lo vedono ancora così.

Troppo difficile però vero? Meglio farsi fare una intervista, una sul progetto tipo Maldini, la famiglia e quelle robe li.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.