Spa-Francorchamps, tredicesima delle sedici tappe del mondiale 1998. A contendersi il titolo, da un lato Mika Häkkinen e la McLaren; dall’altro Michael Schumacher e la Ferrari. Un campionato serratissimo, in cui ogni gara poteva spostare tutto. Il 30 agosto piove.
Sotto la pioggia, dicono, vengono fuori i piloti più bravi. La McLaren se ne stava tranquilla, forte della prima fila conquistata il giorno prima, mentre il resto del gruppo aveva arrancato. Ma per quella domenica si stava preparando qualcosa.
Il primo colpo di scena
Si parte da fermo, senza Safety Car, sotto una pioggia battente. Chi seguiva la gara con il commento di Gianfranco Mazzoni, un’istituzione per quella generazione, ricorderà la frase pronunciata proprio mentre tutte le vetture avevano superato La Source: «Tutto regolare fino a questo momento.»
Un attimo dopo, il disastro. Coulthard perde il controllo, sbatte contro il guard-rail e trascina nell’incidente ben tredici macchine: l’incidente con più vetture coinvolte nella storia della Formula 1. Bandiera rossa. Si riparte. Da capo.
All’epoca alcuni piloti avevano a disposizione la vettura di riserva, un’opzione che in casi come questo faceva la differenza tra continuare e rientrare al box a guardare la gara, degli altri.

Il secondo start, e non è finita lì
Si riparte, ancora sotto la pioggia, con quattro piloti in meno. E subito arriva il secondo colpo di scena: Häkkinen si gira a La Source dopo un contatto con Schumacher, viene urtato dalla Sauber di Herbert e trascina Herbert stesso nel ritiro.
Il leader del mondiale è già fuori. In un campionato così equilibrato, per gli inseguitori quella diventa una occasione enorme.
Schumacher guida sul bagnato ad un livello che gli altri nemmeno riescono ad avvicinare. Prende subito il comando e mostra una superiorità netta sul resto del gruppo. Hill prova a tenere il suo ritmo, ma nulla può.
E chi pensava che la gara potesse scorrere via tranquilla da lì in poi si sbagliava di grosso.
Al venticinquesimo dei 44 giri arriva il terzo colpo di scena: Schumacher sta per doppiare la McLaren di Coulthard verso il Pouhon, ma lo scozzese rallenta di colpo e il tedesco lo centra in pieno. Entrambi fuori.
Ai box scoppia il delirio. Michael furioso si dirige verso il box McLaren, convinto che l’abbiano fatto apposta, e ci vogliono Jean Todt e Stefano Domenicali (proprio lui, l’attuale patron della F1) per trattenerlo. Quando c’è il titolo in ballo, la tensione non si misura solo con i punti.

Il finale
Da lì in poi la gara scorre via, e a vincere è Damon Hill: la sua ventiduesima e ultima vittoria in carriera, perché alla fine della stagione successiva si sarebbe ritirato. Fu anche la prima vittoria assoluta per la Jordan, con Ralf Schumacher secondo a completare una doppietta che nessuno nel team si aspettava davvero. Terzo posto per la Sauber di Alesi.
Quel pomeriggio davanti alla televisione, in Italia, la gara sembrava non finire mai. E ogni volta che sembrava essersi assestata, tornava a scompaginarsi. Certe domeniche di agosto restano conficcate per sempre nei ricordi.

