Spa 2026: dentro la curva e fuori dalla curva sono due gare diverse

Illustrazione generica di veicoli in movimento su pista

Tra Eau Rouge e il Kemmel c’è un confine invisibile

Kimi Antonelli tocca i 327 km/h in uscita da Eau Rouge. La macchina cambia direzione verso Raidillon con quella strana leggerezza saltellante che le 2026 tirano fuori a ogni curva veloce, con la batteria che comincia a scaricarsi, e a fermarsi qui, senza proseguire, potresti pensare che la Formula 1 non sia mai stata così.

Poi arrivi in cima al Kemmel. Le luci posteriori lampeggiano a ritmo. Il tono del motore scende di un’ottava che non ti aspetti. I piloti scalano marce più basse del necessario per ricaricare la MGU-K. Liam Lawson la racconta così: «Siamo già senza energia poco dopo Eau Rouge. Poi dobbiamo ricaricare per tutto il settore centrale, quindi da Les Combes fino all’hairpin non abbiamo potenza.»

Zero. Da curva cinque a curva otto, il giro si fa a risparmio.

Il problema non è la velocità. È la discrezionalità

Le auto del 2026 percorrono Les Combes a quasi venti all’ora in meno rispetto al 2024, dieci in meno rispetto all’anno scorso, ma la cosa che disturba davvero è che sembrano facili da guidare. I piloti correggono la traiettoria quando vogliono. Hai in corpo l’energia di un motorino elettrico: la macchina non ti aggredisce.

Illustrazione astratta con forme che richiamano la velocità

Pouhon regge

A Pouhon, la curva che sulla carta avrebbe dovuto far pagare il conto più salato, i dati dicono un’altra cosa. Antonelli nel suo giro veloce entra a velocità paragonabile a quella di Norris l’anno scorso con la McLaren ad effetto suolo. Throttle quasi pieno, una scalata secca per recuperare batteria, e la macchina gira precisa, rapida nel cambiare appoggio. Da fuori non lo distingui dal passato.

Eppure i piloti la vivono in modo completamente diverso. «Da curva nove a curva dieci non ho potenza, e poi di nuovo tra undici e dodici», ha detto ancora Lawson. «Poi scarico tutto verso Blanchimont e torno a zero. Rispetto a qualsiasi altra stagione in cui ho guidato qui, è il Belgio peggiore. Un circuito che ti chiede di attaccare, e quest’anno non puoi farlo.»

A Spa la tribuna e il cockpit raccontano due gare diverse. Spa la rende visibile come nessun altro posto, perché il suo disegno non perdona le mezze misure.

Spa non è stata rovinata. Ma è diversa.

Hamilton l’ha detto venerdì con la sobrietà di chi conosce la differenza tra la diplomazia e la menzogna: «È ancora bello da guidare. Nelle curve va ancora bene. Sui rettilinei il motore muore»

La Formula 1 del 2026 è impressionante a tratti e spenta sugli stessi tratti, a distanza di trecento metri. Spa la porta in superficie meglio di qualsiasi altro posto, perché la sua planimetria non ammette compromessi.

Qualcosa di magico c’è ancora, in fondo al vallone. Sul Kemmel si scopre il resto

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.