Nel paddock ci sono le decisioni che si prendono in sala tecnica, e quelle che si prendono altrove. Il salto da FW48 a FW50, con il 49 che sparisce dalla sequenza, appartiene alla seconda categoria.
Il motivo è semplice, la logica un po’ meno
Nel 2027 Williams raggiungerà cinquant’anni dal suo primo Gran Premio come costruttore. Era il 1977, Gran Premio di Spagna, una March con Patrick Neve al volante: non era nemmeno una Williams vera, la Williams Grand Prix Engineering stava ancora cercando il passo. Quell’anniversario vale abbastanza da rompere la sequenza numerica che porta il nome di Frank Williams fin dal 1978, quando la FW06 di Alan Jones fu la prima monoposto costruita internamente sotto la guida tecnica di Patrick Head.
Saltare un numero non è una novità a Grove. Nel 2017, per i quarant’anni, lo stesso ragionamento: via la FW39, dentro la FW40. Simmetria perfetta. Il piano funzionava. Poi è arrivato il COVID.
Nel 2021, con il blocco tecnico concordato con la F1, Williams ha schierato la FW43B invece di passare alla FW44. Un anno bruciato nella numerazione, che ha spostato tutto di uno. La FW50 nel 2027 è anche la correzione silenziosa di quel disallineamento.

Non è marketing: è identità
Il nome FW non è mai stato in discussione, nemmeno quando Dorilton Capital ha rilevato il team nel 2020. Tra le prime cose dichiarate dal nuovo proprietario: il marchio Williams resta, la sigla FW resta. In un paddock dove quasi ogni nome su una carrozzeria ha un prezzo, tenere quella sigla come omaggio a un fondatore invece che a uno sponsor è una scelta che costa qualcosa in termini di opportunità commerciali.
Albon e Sainz lavorano su una FW48 che non lotterà per il titolo. La FW50 non arriverà con promesse di rinascita, solo con il peso di un numero scelto con cura. Il punto non è dove Williams arriverà nel 2027, ma da dove viene. Cinquant’anni fa una March, un pilota belga, e un’idea. Il numero serve a ricordarlo, non a celebrare qualcosa che non c’è ancora.

