Fratelli Koopmeiners: la strada che portava ad Alkmaar

La strada che portava ad Alkmaar

Ci sono famiglie che conservano fotografie. Altre conservano racconti.

I Koopmeiners, probabilmente, conservano anche qualche ammaccatura.

Una pallonata contro una macchina parcheggiata. Un vicino che esce di casa. Due ragazzini che si allontanano senza guardarsi troppo indietro.

Niente di straordinario.

Le grandi storie del calcio raramente cominciano in modo straordinario.

All’AFAS Stadion di Alkmaar, Teun e Peer Koopmeiners si sono affrontati per la prima volta in una partita ufficiale. Hanno giocato uno contro l’altro con lo stesso cognome sulle spalle e colori diversi addosso.

È il genere di immagine che piace ai fotografi.

Ma le fotografie raccontano sempre l’ultimo capitolo.

Per capire davvero la scena bisogna tornare indietro.

Bisogna tornare a Castricum, nell’Olanda Settentrionale, dove entrambi sono nati. Tornare alle ore trascorse per strada con un pallone, ai primi allenamenti, ai viaggi verso partite che allora sembravano importantissime e che oggi nessuno ricorda più.

O quasi nessuno.

C’è una figura che torna spesso nei loro ricordi. Non è un allenatore. Non è un osservatore. Non è nemmeno un ex calciatore.

È nonno Jan.

Faceva il tassista.

Non per mestiere, ma per amore.

Accompagnava i nipoti ad allenamenti e partite. Li caricava in auto e macinava chilometri. Nel frattempo papà Remco viveva quelle giornate con un’ansia che molti genitori conoscono bene. Guardare un figlio giocare può essere più difficile che scendere in campo.

Così spesso toccava a Jan e a mamma Sandra rivestire quel ruolo lì in tribuna.

Intanto gli anni passavano.

Dal Vitesse all’AZ, insieme.

Dal 2009 fino al momento in cui Teun ha scelto l’Italia e l’Atalanta.

Sono traiettorie che si somigliano senza essere identiche. Strade parallele che per molto tempo hanno condiviso lo stesso paesaggio. Poi lentamente hanno preso distanze diverse.

Non abbastanza da smettere di riconoscersi.

Forse è anche per questo che nei Paesi Bassi la loro storia piace tanto da essere diventata un libro.

De Voetballbroers, i fratelli calciatori.

Un titolo semplice, quasi elementare. Come se la parte più interessante non fosse il calcio ma quel sostantivo messo davanti a tutto il resto.

Fratelli.

Prima di diventare professionisti. Prima delle coppe europee. Prima delle fasce da capitano e dei trasferimenti.

Fratelli.

Alla fine, è questo che rende speciale il loro incrocio ad Alkmaar.

Non la rarità statistica dell’evento.

Non il livello della competizione.

Piuttosto il fatto che per una sera il calcio abbia restituito a due adulti qualcosa che avevano lasciato molti anni fa su una strada di Castricum.

Un pallone che rotola.

Una porta immaginaria.

E due ragazzi che corrono nella stessa direzione senza sapere ancora dove li porterà il viaggio.