E non sono i gradi che segna il termometro, anche se con questa canicola ci si potrebbe arrivare senza troppe difficoltà. Sono le domande di ripescaggio presentate nel calcio a 5 italiano: almeno il doppio della media della Serie D di calcio. Un numero che racconta qualcosa sul sistema, anche se nessuno sembra avere voglia di esaminarlo fino in fondo.
Nel futsal i vuoti si aprono e qualcuno deve pur riempirli. Il merito sportivo non è solo quello che produci sul campo: è anche la capacità di sopravvivere alla disciplina che hai scelto di praticare. Quindi benvenute le probabili trasferte ad Aosta per le squadre femminili. Strano, considerando che c’è già chi si lamenta delle trasferte «isolane». Ma le distanze sono questione di abitudine.
Intanto, tra i colli romani, gli spifferi sul Genzano si rincorrono veloci e confusi. Voci di problemi legati all’esigibilità, quella parola che nel futsal gira spesso ma si pronuncia sempre sottovoce. Chi vuole consolarsi tenga presente che lì si vincono i prosciutti. Non una coppa: un insaccato. Più gustoso, però.

Nel femminile la situazione non è particolarmente tranquilla. C’è una questione di liberatorie aperta, e potrebbe non essere l’unica.
Il cosiddetto «futsalmercato» va letto in controluce: non per quello che dichiara, ma per quello che non dice. I cronisti del mercato ti raccontano chi parte. Non ti raccontano il perché. Una squadra che ha disputato la semifinale scudetto nella scorsa stagione ha perso in un colpo solo allenatore, portiere titolare, miglior laterale sulla piazza del futsal tricolore, una delle oriunde più solide del giro, pivot tascabile e sesto uomo. Il cronista vi informa che hanno scelto un nuovo tecnico. Forse, e dico forse, non è quella la domanda da farsi. Anzi, peggio: non è quella la notizia.
Poi ci sono le storie di amicizie e collaborazioni finita facendo volare gli stracci e poi ricucite come se niente fosse. Ordinario fuSTal. Si raccontano così, senza contesto, con tre righe, e poi tutti si chiedono perché questo sport non decolla. Una delle ragioni sta esattamente lì.

Non ci sono solo le vicende dai contorni da teatro dell’assurdo, quelle rispetto alle quali Sartre e Camus sono due poveracci scappati di casa. Ci sono anche i toni di solennità con cui si ammantano situazioni che, nella migliore delle ipotesi, portereste al circo. «La Champions League torna in Italia». Oddio, chi l’ha vinta? Quando? Tranquilli: è solo il main round, che chi ha vinto lo scudetto in italia disputerà in compagnia di una squadra maltese con mille brasiliani in campo.
Se vi siete persi nella ridda di annunci di giocatori di cui ignoravate l’esistenza fino al giorno prima che confermassero la loro fedeltà al progetto di turno, non sentitevi soli. È come se il CorSport o la Rosea vi inondassero ogni giorno con ogni singolo trasferimento di ogni singola squadra, dalla D alla A, magazzinieri e spazzolatori di pavimenti inclusi. Li leggereste chiedendovi: ma questi, esattamente, chi sono?
Siamo solo a inizio luglio, e il movimento è in grande fermento. Con questo caldo, però, le visioni aumentano, diventano più frequenti, e ci potremmo ritrovarci a parlare di Fatima. Si sa: il Portogallo è terra di futsal. E di miracoli. Oppure è solo uno di quei miraggi che capitano a chi attraversa un deserto molto vasto.

