Un titolo in inglese per una squadra che in fondo aveva avuto d’anglosassone il nome e perfino il soprannome.
Spegne le luci di quella che è stata non solo una squadra di calcio a 5 femminile, ma la passione quasi totale di un uomo. Che ci ha dedicato ventitré anni. Scritto per esteso ha un peso tutto diverso: ventitré, vero?
Riccardo Russo è la Kick Off. La Kick Off è Riccardo Russo.
Tutti hanno probabilmente un’opinione su Russo, allenatore e anima operativa della squadra di San Donato Milanese, e non sempre sarà stata un’opinione positiva, perché è così che va, è la vita.
Quando ho letto il post con cui è stato reso pubblico l’epilogo della sua parabola sportiva, ho pensato a quanto dev’essere costato, all’uomo Riccardo, alzare bandiera bianca. Accettare che questa partita non poteva vincerla.

È stata la sua vita, e oltre vent’anni sono un lungo pezzo di vita per chiunque. Un amore e un’ossessione allo stesso tempo. Al punto che scindere diventa impossibile. La squadra dall’uomo, l’uomo dalla squadra.
Riccardo è stato letteralmente tutto per la sua creatura: allenatore, magazziniere, responsabile del kit. A proposito, adesso potrai regalarne qualcuna, di quelle maglie che tieni ancora, no? Io mi prenoto per una.
Guardate bene la foto che ha scelto per salutare. Riconoscete qualche volto? Le giocatrici che negli anni successivi sembravano essere state “scoperte” da altri erano arrivate in Italia per indossare la casacca delle All Blacks. Per tutte le ragioni sbagliate che volete, ma era Riccardo a scommetterci, prima.
Mentre scrivevo m’è tornato in mente il Giulio Cesare. «Sono venuto a seppellire Cesare, non a farne l’elogio», dice Antonio e aggiunge che il male sopravvive agli uomini, il bene spesso no, resta sepolto con le ossa. Me ne ricordo adesso, e non per caso.

Perché il bene che hai fatto a questa disciplina non sparisca annegato tra le lacrime di coccodrillo degli amici di facciata e di quelli che, ancora prima che mollassi, già contattavano le giocatrici.
Per quanto triste e doloroso sia l’addio, la tua squadra era l’ultima sopravvissuta dell’apogeo di una disciplina che al femminile ha segnato un’epoca, probabilmente irripetibile. È il destino dei pionieri, forse. Non lo scelgono, gli capita.
Mi mancheranno quegli inizi di stagione, quando m’innamoravo di come giocava la tua squadra e di tutte quelle giocatrici che non avevo mai sentito nominare prima. Come tutti gli amori duravano il tempo di un’estate, e passavo il resto della stagione a chiedermi cos’era successo, quando quell’amore sembrava essersi dissolto senza avvertire.
Ecco, mi mancherà quella roba lì.

