A Barcellona Hamilton era a 0.064 secondi dalla pole di Russell. Su un circuito che non perdona niente, su asfalto a 50 gradi, con una power unit ancora deficitaria rispetto alla Mercedes. Vale la pena fermarsi un attimo su questo punto.
La SF-26 chiude le curve meglio di chiunque altra. I tracciati GPS delle qualifiche lo dicono senza margine di ambiguità: la Ferrari arriva alle frenate più veloce, riesce per prima a spingere sull’accelleratore, entra in rettilineo con più velocità di tutti. Il deploy elettrico si esaurisce prima di quello Mercedes, sì, ma il vantaggio in curva è abbastanza grande da compensare. Per ora.
L’aerodinamica che nessuno ha copiato
C’è una logica costruttiva nella SF-26 che non si trova altrove. Il posizionamento del differenziale ha liberato volume carrozzeria nella zona posteriore, abbastanza da ricavarci una vano che blocca i gas di scarico e dirige flusso verso l’ala posteriore. Di fatto, un diffusore più grande. Il pacchetto di Barcellona ha alimentato questo retrotreno con aria più pulita e coerente dall’anteriore. Velocità in ingresso curva: la più alta della griglia, praticamente a ogni tornante.
Norris non ha girato intorno alla questione: «Siamo fortunati che la Ferrari non abbia un motore migliore. Se l’avesse, ci dominerebbe. In curva non siamo neanche vicini. Se migliorano il motore, fanno vergognare tutti.»

Austria, poi Zandvoort, poi si vedrà
In paddock la voce è circostanziata: aggiornamento alla power unit già in Austria, un secondo intervento tra Zandvoort e Monza, forse con un turbo rivisto. Maranello stima che quest’ultimo possa portare parità di potenza con la Mercedes attuale.
Il meccanismo ADUO, il sistema regolamentare di sviluppo aggiuntivo, ha assegnato a Ferrari due finestre di aggiornamento per questa stagione, a Mercedes una sola. La differenza non è casuale: Maranello ha costruito il proprio percorso di sviluppo sapendo di avere queste occasioni. Mercedes no, o almeno non con questa priorità. Se riuscirà a produrre una risposta efficace in tempo è, al momento, la domanda aperta della seconda metà del campionato.
Quarantuno punti tra Antonelli e Hamilton, una SF-26 già al vertice in curva, e un motore che dovrebbe arrivare. Norris aveva detto che sarebbero stati fortunati. La fortuna, a volte, finisce.

