Ferrari aveva trovato un vantaggio reale in partenza grazie al turbo più piccolo. In Canada, quel margine è sparito.
In Australia, Charles Leclerc partiva quarto e si presentava alla prima curva in testa. Lewis Hamilton guadagnava quattro posizioni nel tempo di un semaforo. Sette posti recuperati in due macchine, alla prima gara della stagione.
Adesso siamo a Montréal, sei gare dopo, e per la prima volta nel 2026 nessuna Ferrari è transitata tra i primi tre alla prima curva. Il vantaggio si è ridotto gara dopo gara, fino a scomparire quasi del tutto.
Come funzionava il vantaggio
La Ferrari aveva optato per un turbo più piccolo rispetto alla concorrenza. La scelta aveva una logica precisa: in partenza, dove bisogna portare rapidamente la power unit a regime con la macchina ferma, un turbo piccolo risponde meglio. Chi aveva scelto architetture diverse faticava di più, e quando a faticare è metà dello schieramento, il problema di sicurezza smette di essere ignorabile. Almeno nella narrazione ufficiale.
La FIA ha allungato la finestra di preparazione prima della sequenza di luci, dando più tempo a chi arrancava. Vasseur ha manifestato la sua irritazione senza troppi filtri: «Politicamente era ben giocato, ma non molto leale», ha detto a The Race. La modifica non ha azzerato il vantaggio Ferrari, però. In Australia, Cina e Miami le rosse sono comunque scattate bene. Solo che, nel frattempo, gli altri si stavano organizzando.

Un gioco relativo
Dal picco di sette posizioni guadagnate in Australia, il conto è sceso a ogni gara: tre nello sprint cinese, quattro nel gran premio, tre in Giappone, due a Miami. A Montréal: due in tutto, sprint compresa.
McLaren aveva partenze migliori della Ferrari già dai test invernali, come ha detto Piastri senza troppi giri di parole. Nelle prime gare non era in condizione di dimostrarlo: in Australia Piastri non ha preso il via dopo un incidente nel giro di ricognizione, al GP cinese nessuna delle due McLaren ha preso il via. L’assenza dei concorrenti diretti rendeva il confronto meno significativo di quanto sembrasse.
Verstappen aveva i suoi problemi in partenza nelle prime gare, li ha risolti. Mercedes partiva male, cedeva posizioni, e Ferrari ne raccoglieva i frutti. Anche qui le cose sono andate diversamente.
Il lavoro Mercedes
A Montréal si è capito cosa stava costruendo Brackley. Kimi Antonelli e George Russell hanno avuto le partenze migliori della stagione: in sprint erano davanti a tutti alla prima curva, in gara sono stati superati solo da Norris su gomme intermedie.
Lavoro su due fronti: software migliorato per la lettura del grip in partenza, dopo che a Miami erano emerse lacune evidenti; e una modifica al paddle della frizione di Antonelli, che in alcuni momenti aveva alzato la frizione troppo presto. La sagomatura del canale per le dita: ritoccata, per rendere il rilascio più controllabile e ripetibile. Poco, ma sufficiente.

E adesso Monaco
Montecarlo è il circuito dove una buona partenza dalla prima fila vale quanto mezzo podio. Sorpassare è quasi impossibile; scattare male al via significa spesso chiudere dove si era partiti, o peggio.
Ferrari arriva sapendo che il margine di due mesi fa non esiste più. Gli altri si sono allineati. Rimane la macchina.

