Nel 2026, l’outlap di qualifica è diventato una delle manovre più complesse dell’intero weekend. Cosa si chiede ai piloti, perché spesso tutto va storto, e cosa è successo ad Albon a Miami.
Quattro secondi. James Vowles, team principal della Williams, ne ha impiegati così pochi per descrivere il problema principale della Formula 1 2026: non il passo gara, non la strategia, non le gomme. L’outlap.
Nell’ultimo tratto prima dell’ultima curva, un pilota deve tenere il gas al 100% per tre secondi, scendere al 60% senza mai andare a zero, fare lift and coast per una durata precisa, gestire le gomme in temperatura e il traffico in pista. Tutto insieme, in sequenza, senza margine. “È troppo quello che chiediamo loro”, ha detto Vowles. Questa non è una lamentela generica.

La logica della power unit
Le power unit 2026 hanno una particolarità: lo stato di carica della batteria nei secondi che precedono il giro lanciato determina la spinta sul rettilineo principale. Tre decimi persi prima della prima frenata, in qualifica, non si recuperano.
La soglia sta intorno al 60% di acceleratore. Sopra quel valore la MGU-K scarica energia. Sotto, il motore lavora da solo e il turbo resta in pressione senza svuotare la batteria. La sequenza ideale sull’ultimo rettilineo è: gas pieno per tre secondi, poi 60% sostenuto, poi lift and coast calibrato per riportare la batteria al massimo prima dell’ultima curva.
Funziona, quando non succede niente.

Miami: il fair play ha un prezzo
Ad Alex Albon è andata male nel Q2. Stava seguendo la sua sequenza quando Carlos Sainz si è avvicinato da dietro. Albon ha alzato il piede per lasciare spazio, come si fa.
Alzare il piede del tutto ha resettato gli algoritmi. Il sistema ha registrato un recupero di energia non previsto, poi ha reagito alla successiva accelerazione consumando più del necessario. All’ultima curva la batteria era sotto il livello che serviva. I 0,35 secondi di ritardo alla prima curva erano già accumulati e registrati.
Parlando ai giornalisti dopo le qualifiche, Albon ha detto: “Cerchi di essere gentile e lasciare spazio, ma così facendo sovraccarichi la batteria e rovini il tuo giro.”
Non è stato l’unico. Kimi Antonelli ha perso la pole nella sprint, Lando Norris ha parlato di un giro “rovinato dall’inizio”. In nessuno dei due casi c’era una spiegazione immediata: la risposta era nei dati, trovata a posteriori.

Il margine d’errore non c’è più
La Formula 1 ha sempre chiesto molto ai piloti nell’outlap. Nel 2026, con una power unit che reagisce a ogni variazione di acceleratore, il margine d’errore è quasi sparito. Una macchina che passa nel posto sbagliato può costare il passaggio al turno successivo.
“Dobbiamo semplificare in modo radicale”, ha detto Vowles. Montreal è in questo weekend, con il lungo rettilineo prima della chicane che ripropone le stesse variabili di Miami. Monaco sarà peggio: meno spazio, più traffico, nessuna possibilità di recuperare se la sequenza va storta.
La stagione 2026 ha portato gare più combattute e macchine più efficienti. Sull’outlap, però, ha costruito qualcosa che non distingue tra un errore e una cortesia. Albon ha ceduto la traiettoria a Sainz: gesto corretto, qualifica compromessa. A Montreal, e poi a Monaco, i piloti sapranno già che comportarsi bene può costare caro.

