Kvyat, il pilota che l’Alpine tiene nascosto nel simulatore

Daniil Kvyat è rientrato all’Enstone in silenzio, quest’anno, come pilota di simulatore. Non un annuncio, non una foto ufficiale: solo un nome che l’Alpine ha tenuto sottotraccia fino a pochi giorni fa.

Ha corso 110 Gran Premi tra il 2014 e il 2020, ha conosciuto il podio in Formula 1, tutta con indosso i colori Red Bull, con un’unica parentesi: il 2018, l’anno ai margini, quando faceva sviluppo al simulatore per la Ferrari. Nel 2021 era già stato all’Alpine, come riserva. Adesso ci è tornato, ma stavolta non l’ha detto nessuno.

Il silenzio dell’Alpine

Perché nasconderlo, allora? Kvyat condivide i compiti al simulatore con le riserve Alpine: Paul Aron e Kush Maini. Sviluppo, certo, ma anche supporto nei weekend quando Aron è impegnato di persona nelle gare flyaway. È un ingranaggio operativo nel weekend di gara. Eppure l’Alpine ha scelto per lui, il silenzio.

Una squadra che nasconde un asset funzionale di solito lo fa per due ragioni: o non vuole scoprire le carte, su come lavora dietro le quinte, o preferisce non alimentare paragoni scomodi tra chi è al simulatore e chi guida la vettura vera. Con un ex pilota da podio al lavoro nell’ombra, la seconda ipotesi sembra essere quella più probabile.

Il canale con Gasly

Durante i weekend di gara, Kvyat resta in contatto diretto con Pierre Gasly. I due erano compagni al team junior Red Bull e hanno tuttora un buon rapporto. Un canale che serve a portare feedback immediato dal simulatore alla pista. Si ritiene che Kvyat abbia avuto un peso specifico nelle modifiche apportate da Alpine durante i weekend in Giappone e in Canada. Un genere di lavoro che si vede solo, poi, nei risultati.

Quest’anno le nuove regole tecniche e il passaggio ai motori Mercedes hanno riportato l’Alpine al vertice del centro gruppo, dopo stagioni di anonimato. Kvyat, in questo, è stato un pezzo funzionale della macchina che ha smesso di incepparsi.

Verso il futuro

Dal podio in Formula 1 al lavoro invisibile al simulatore, dalla Ferrari 2018 all’Alpine di oggi. La parabola di Kvyat è quella di chi ha imparato a restare dentro la Formula 1 senza effettivamente un volante. Nel frattempo continua a correre, in Super GT con Takashi Kogure, sedicesimo in classifica con un sesto posto come miglior risultato.

Resta da vedere se l’Alpine deciderà di raccontare chiaramente in quale modo Kvyat collabora con il muretto, o se continuerà a trattarlo come un segreto da proteggere e tenere sottotraccia. Il ruolo, ormai, è palese. Come si comporterà l’Alpine, lo vedremo nei prossimi Gran Premi.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.