Futsal TV, l’ennesima volta

La piattaforma che esisteva già, raccontata come una rivoluzione

L’hanno annunciata allo Stadio Olimpico, sul palco della sesta edizione di Play.

Una location non è un dettaglio. Il teatro delle grandi imprese del calcio che conta, scelto per dire che il futsal, adesso, conta. Il Presidente Stefano Castiglia ha parlato di “passaggio epocale”. E poi ha usato la parola “orgoglio”.

L’oggetto di tanto solenne proclama si chiama Futsal TV. Una piattaforma OTT, gratuita e multidispositivo, che trasmetterà in streaming le partite della Serie A e della Serie A2 Élite in simulcast con YouTube, e “alcune sfide” della Serie A2. In partnership con Babylon Stream, società del gruppo Babylon Cloud, specializzata in infrastrutture cloud e distribuzione video.

La tesi

La tesi, esposta con la ormai consueta solennità, è che questa iniziativa rappresenti un ulteriore passo avanti nella strategia di visibilità del futsal italiano. Che sia un investimento mirato, un segnale di attenzione verso le società, uno strumento per allargare la comunità. Che, insomma, più persone vedranno il futsal, più persone lo conosceranno, e più grande diventerà il movimento.

Il problema

Peccato che Futsal TV, nella sostanza, sia già esistita. E più di una volta.

Nel 2021 la Divisione lanciava “la nuova piattaforma futsaltv.it” per trasmettere la Serie A. Nell’ottobre 2024, un altro annuncio: “nelle prossime ore sarà online la nuova Futsal TV”. Ora, nel settembre 2026, la stessa piattaforma viene presentata come una novità assoluta.

Tre lanci in cinque anni per lo stesso prodotto. Questo non è un passaggio epocale. È un rituale.

I numeri (quelli veri)

Il dato che offrono per certificare il successo della strategia è questo: il canale YouTube della Divisione “si avvicina ai 35mila iscritti”.

La cifra viene presentata con evidente compiacimento. Mettiamola in prospettiva.

Una finale di Coppa Italia di futsal, trasmessa su YouTube, raccoglie picchi di circa 6.000 spettatori contemporanei e totali che oscillano tra le 14.000 e le 30.000 visualizzazioni. Sono numeri assolutamente rispettabili per uno sport di nicchia. Ma sono anche numeri che, oggettivamente, non giustificano una piattaforma dedicata.

Non quando YouTube, gratuito e universale, fa già quello che Futsal TV promette di fare, e lo fa con un’interfaccia che il pubblico conosce, un’app installata su ogni dispositivo, e una capacità di distribuzione che nessuna OTT proprietaria può eguagliare.

L’investimento di cui non si parla

L’iniziativa viene definita come “un investimento mirato”. Ma non dice quanto costa. Non dice quali risorse siano state sottratte ad altre priorità.

Il futsal italiano ha problemi strutturali ben noti: impianti spesso inadeguati, difficoltà di crescita del movimento giovanile, società di Serie A2 che arrancano economicamente. Nel marzo 2025 la Divisione ha stanziato 150.000 euro per il “Premio Giovani”: una cifra che, per quanto apprezzabile, è modesta. Quanto costa lo sviluppo e la manutenzione di una piattaforma OTT? Quanto costa la partnership con Babylon Stream? Nessuno ce lo dice.

E la domanda sorge spontanea: se anche una frazione di quelle risorse fosse stata destinata a progetti di base, l’impatto sul movimento sarebbe stato forse più tangibile di una piattaforma che duplica ciò che YouTube fa già.

Il tifoso nel labirinto

C’è poi un’altra omissione, più sottile ma altrettanto significativa. Ci parlano di “strategia sempre più ampia” che include Sky Sport, YouTube e ora Futsal TV.

Il risultato, per il tifoso, è un’offerta frammentata: alcune partite su Sky (pay), la maggior parte su YouTube (gratuito), “alcune” di A2 su Futsal TV (gratuito). Tre piattaforme, tre esperienze, tre luoghi in cui cercare contenuti. Non è “servire il pubblico”. È chiedergli di destreggiarsi. È disperdere l’audience invece di consolidarla.

Il partner sconosciuto

Il partner, Babylon Stream, viene descritto come un’azienda che “offre soluzioni di distribuzione video live e on demand, pensate per leghe sportive e federazioni”. Vengono menzionate quattro federazioni che sono “già on line in fase di pubblicazione”. Il che significa, tradotto, che al momento della firma dell’accordo la piattaforma non ha ancora un cliente sportivo effettivamente operativo.

Babylon Cloud, la capogruppo, ha sviluppato Smart Vision TV, una piattaforma di cinema gratuito. Non esattamente un curriculum nello streaming sportivo in diretta.

Lo streaming live di eventi sportivi è tecnicamente complesso: richiede bassa latenza, gestione dei picchi di traffico, affidabilità in tempo reale. Una società che ha costruito una piattaforma per film on-demand, contenuti che si possono bufferizzare e che non hanno vincoli temporali, non è automaticamente qualificata per lo sport in diretta. Forse lo è, forse no. Nessuno ci chiarisce questo punto. E non chiarisce nemmeno se ci siano state procedure di selezione, se siano state valutate alternative, o se la scelta sia stata dettata da ragioni non dichiarate.

Un segnale, che non paga le bollette

Il Presidente parla di “segnale di attenzione verso le nostre società”. Un segnale, però, non paga le bollette.

Una società di Serie A2 non ha bisogno di un segnale. Ha bisogno di visibilità concreta. Sponsor, pubblico negli impianti, ricavi. Non di una piattaforma che trasmette “alcune” delle sue partite in un angolo remoto del web. Nessuno ci dice quante partite di A2 verranno trasmesse. Non viene indicata la frequenza. Non sappiamo se le società riceveranno un compenso o se, al contrario, dovranno contribuire alla produzione del segnale.

La sostanza è assente

L’iniziativa, insomma, regge poco all’esame dei fatti. Non perché sia malvagia o inutile, aumentare la visibilità è un obiettivo legittimo, ma perché le sue fondamenta sono fragili.

  • Una piattaforma che esisteva già, rilanciata come novità
  • Un partner di cui non si conoscono i dettagli operativi
  • Un’offerta frammentata che disorienta il pubblico
  • Costi non dichiarati
  • Obiettivi non misurabili

La presentazione poi si chiude con una frase che suona quasi come un mantra: “più persone vedono il futsal, più persone possono conoscerlo. E più persone lo conoscono, più grande può diventare la nostra comunità”.

È una proposizione che ha il sapore dell’ovvio. Il problema è che l’ovvio, da solo, non basta. Servono numeri. Servono piani. Servono risorse allocate con trasparenza. Servono risultati verificabili.

La retorica dell’innovazione non può sostituire la sostanza. E la sostanza, in questa operazione, è assente. Non è un’accusa. È una constatazione. A questo punto, potete trarre voi le vostre conclusioni.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.