Quei club di calcio a 5, quelli con un progetto, con una visione, quelli che sarebbero durati in eterno, perché loro, loro sì che sapevano come si gestisce una società. Avrebbero rivoluzionato la disciplina. La gestione manageriale, l’acume, il marketing. Tutti i pezzi al loro posto.
Eccoli adesso. A fare la colletta per iscriversi al campionato.
Venni, Spesi, Vinsi, Fallii.
Sarebbe facile scrivere oggi «ve l’avevo detto» e allegare la vignetta di Zerocalcare. Sarebbe facilissimo. Ma questa storia non è diversa dalle altre, da quelle del passato, da quelle che arriveranno. Perché il sistema del futsal, al maschile come al femminile, non ha una struttura economica capace di sostenerlo. Quando il patron di turno tira i remi in barca, finisce tutto. Per quanto ricca possa essere la questua presso i piccoli imprenditori locali, i soldi per vincere non ci sono. Non ci saranno.

A quel punto si comincia a smontare il giocattolo, arrivano le parole d’ordine. Sempre le stesse, nell’ordine consueto.
«Spazio ai giovani del territorio.»
E poi: «Nessun aiuto dall’amministrazione locale», che fa quasi sempre il paio con «mancano le strutture».
Arriva poi il momento in cui si spengono le luci.
Sempre.
Il successo del calcio ha radici economiche, non romantiche. Il calcio non è cresciuto nei piccoli centri periferici: è cresciuto nelle grandi metropoli, nel pieno della rivoluzione industriale, dove convergevano due cose insieme — una massa enorme di potenziali tifosi e grandi capitali da muovere. Gli imprenditori investivano nella squadra, gli operai avevano soldi per i biglietti. Era uno spettacolo a buon mercato, quindi popolare. La logica era semplice.
Ci si è mai chiesti perché le grandi società di calcio delle grandi città industriali non falliscono? Il Borussia Dortmund non esiste per ragioni romantiche: esiste perché sta al centro di uno dei motori industriali della Germania. Stesso discorso per il Bayer Leverkusen, per il PSV, emanazioni dirette dei colossi che li finanziano.
L’illusione del club di successo in un piccolo centro è solo questo: un’illusione.
Si possono fermare i visionari dall’avere visioni? No, certo che no. Ma si possono raccontare le loro balle. E ve lo assicuro: ne raccontano tante.

