L’Audi sa correre. Il problema è tutto il resto.

L’Audi R26 è mediamente la settima macchina del campionato. Ha collezionato due punti. Il conto non torna, ma il problema non è la matematica.

A Miami si è visto chiaramente: la vettura guida il gruppo di metà griglia nelle qualifiche, poi lascia la Florida con un dodicesimo posto e zero punti. Nel mezzo, quasi tutto ciò che poteva andare storto è andato storto, in modi ogni volta diversi.

Una lista di problemi. Nessuno uguale all’altro.

Hulkenberg non prende il via alla sprint perché la sua macchina prende fuoco durante il giro di ricognizione. Perdita di fluido sull’impianto di scarico. Errore operativo, spiega Allan McNish, non un difetto tecnico profondo. Anche l’esclusione di Bortoleto dalla sprint ha la sua spiegazione: la pressione dell’aria in ingresso supera il limite regolamentare di 4,8 barA per via delle temperature. McNish non si lamenta: “La penalità è così, e queste sono le regole.”

In qualifica Bortoleto riesce a completare un solo giro lento. Problema ai freni, un principio di incendio, tutto riconducibile a un guasto alla trasmissione rilevato tardi, mentre il box era già impegnato con la vettura di Hulkenberg.

In gara, Hulkenberg dura sette giri. Cambio bloccato in prima marcia sotto la safety car, surriscaldamento della trasmissione. Bortoleto invece corre una gara ordinata, risale fino al dodicesimo posto. McNish sostiene che con una partenza normale sarebbe arrivato a punti.

Bortoleto lo dice chiaramente parlando ai giornalisti: nella stagione non si è ripetuto un solo guasto identico. Ogni problema è nuovo, diverso. Paradossalmente, è quasi peggio di avere un difetto cronico: almeno quello sai dove cercarlo.

Il turbo grande e i dati che mancano

C’è una questione strutturale che il 2026 non risolverà: la power unit Audi monterrebbe il turbocompressore più grande tra i costruttori in griglia, con tutto quello che ne consegue in partenza. Più potenza, meno reattività. L’ERS non ha la migliore efficienza di distribuzione e questo si paga in fase di sorpasso.

McNish ricorda che anche altri costruttori stanno attraversando difficoltà simili. Poi tocca il punto più rilevante: Audi corre con solo due vetture, senza team clienti. Chi schiera otto auto con la stessa power unit impara ad una velocità che non è nemmeno paragonabile. Bortoleto lo sintetizza così: bisogna essere pazienti, e quando il sistema sarà maturo, il passo ci sarà.

Il ritmo non è il problema

Q2 quasi garantito, due passaggi in Q3, una power unit competitiva al debutto. Aggiornamenti in arrivo a Montreal su fondo e appendici. C’è di che lavorare.

Ma in Formula 1 il ritmo da solo non costruisce una stagione. Porta rispetto nel paddock e zero punti nella colonna dei costruttori.

Audi ha fatto una macchina che sa andare veloce. Adesso serve che impari a stare in pista dall’inizio alla fine. Possibilmente, anche a partire bene.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.